Joel Feinberg

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Joel Feinberg (1926 – 2004), filosofo statunitense.

  • Gran parte degli animali superiori hanno qualcosa come desideri, pulsioni volitive e scopi rudimentali, la cui mutua soddisfazione costituisce il loro benessere o bene. Naturalmente noi possiamo avere buone ragioni per considerarli semplicemente come un peso, e negare che possiedano diritti; e per molti di loro, in particolare per le specie inferiori, abbiamo ben poche alternative rispetto all'agire in questo modo. Ma a me pare chiaro che, nonostante tutto, in generale gli animali siano tra quegli esseri i cui diritti possono significativamente asserirsi o negarsi. Ora, se si concorda con questa conclusione, cioè che gli animali sono tra quanti possono avere diritti, e se si aderisce inoltre al principio morale secondo cui noi avremmo il dovere di essere umani nei loro confronti, manca solo un'ultima considerazione per poter concludere che certi animali sono in realtà dotati di diritti. [...] se decidessimo non solo di dover trattare umanamente gli animali, ma anche di dover agire così per il loro stesso interesse, se cioè decidessimo che tale trattamento è qualcosa di dovuto di cui noi siamo debitori verso di loro, qualcosa che può essere reclamato per loro conto, qualcosa il cui rifiuto sarebbe un'ingiustizia e un male e non solamente un motivo di fastidio, allora risulterebbe che noi attribuiamo diritti agli animali. Ho l'impressione che il senso morale di molti di noi abbia superato questo tipo di test fenomenologico, e che quindi la maggior parte di noi sia convinta che gli animali abbiano dei diritti [...].[1]
  • Se una norma morale generale mi conferisce il diritto nei confronti di tutti di non subire (per esempio) interferenze in una certa sfera della mia attività, allora ci sono letteralmente migliaia di milioni di persone che hanno verso di me un dovere in tal senso; e se la medesima norma generale riconosce lo stesso diritto a tutti gli altri, impone a me migliaia di milioni di doveri o, se si preferisce, dei doveri verso migliaia di milioni di persone. Personalmente non trovo nulla di paradossale in tutto ciò. Si tratta, in fin dei conti, di doveri negativi a cui posso ottemperare, una volta per tutte, semplicemente facendomi gli affari miei.[2]

Note[modifica]

  1. Da Gli animali possono avere diritti?, in Aa. Vv., Diritti animali, obblighi umani, Gruppo Abele, Torino, 1987, p. 196. ISBN 88-7670-097-8. La traduzione riportata in Diritti animali, obblighi umani è tratta da Silvana Castiglione (a cura di), I diritti degli animali: prospettive bioetiche e giuridiche, il Mulino, Bologna, 1985.
  2. Da The Nature and Value of Rights; citato in Tom Regan, I diritti animali, traduzione di Rodolfo Rini, Garzanti, Milano, 1990, p. 379. ISBN 88-11-59875-3

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