John Powell

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John Powell (1925 – 2009), gesuita e scrittore statunitense.

Storie dal mio cuore[modifica]

Incipit[modifica]

Mi ricordo quando nonno e nonna Powell venivano a stare da noi. Avevo solo quattro anni, ma lo ricordo nitidamente. Penso che la cosa che attendessi maggiormente fossero le storie di mio nonno. Essendo il più giovane dei tre bambini, godevo del posto privilegiato sulle ginocchia ossute del nonno, mentre mio fratello e mia sorella si dovevano accontentare del pavimento accanto a lui.

Citazioni[modifica]

  • [Su Marilyn Monroe] Ci sono molte storie plausibili riguardo la morte di questa diva. Una di queste rivela che abbia telefonato a un divo del cinema e gli abbia detto di aver appena assunto una dose letale di sonnifero. Usando le parole di Rhett Butler in Via col vento, questo le rispose: "Francamente, mia cara, non mi interessa". Marilyn gettò il telefono a terra.
    E così lei morì.
    Quando la sua cameriera scoprì il corpo, il mattino seguente, trovò il telefono a terra accanto al letto. Le ultime parole che aveva udito erano state: "Non mi interessa". Non me ne importa niente.
    Claire Boothe Luce ha scritto un pezzo tagliente per la rivista Life, intitolato "Ciò che veramente ha ucciso Marilyn". Nell'articolo diceva che il telefono in terra era in qualche maniera stranamente simbolico della vita di Marilyn e di tutte le vite umane. (p. 14)
  • Non siamo mai meno che degli individui, ma non siamo mai solamente individui. (p. 14)
  • [...] abbiamo tutti bisogno degli occhi di un altro per vedere la nostra bellezza. Come dice la canzone: Non sei nessuno finché qualcuno non ti ama. Domanda: i miei occhi riflettono a coloro che mi sono intorno la loro bellezza? (p. 29)
  • Ciò che io sono, in qualunque momento del processo del divenire una persona, sarà determinato dalla mia relazione con coloro che mi amano o rifiutano di amarmi, con coloro che io amo o rifiuto di amare. (p. 29)
  • Dicono che l'amore è cieco. Io credo che l'amore sia dotato di una vista superiore. (p. 58)
  • Anni fa scrissi un piccolo libro intitolato Touched by God, dove parlavo di come Dio ha toccato la mia vita. Ricevetti allora una lettera che catturò in modo particolare la mia attenzione. Questa persona raccontava di aver vissuto una vita "cattiva" e di aver concluso che ci fosse un unico modo per fermare tutto questo male, cioè il suicidio. L'autrice della lettera aveva deciso la morte per annegamento. Una mattina all'alba, aveva passeggiato in riva all'oceano, mentre le spiagge erano deserte. Aveva camminato lungo la riva sabbiosa, dando un lento addio a tutti coloro che aveva conosciuto. Improvvisamente, una voce forte, imperiosa ma gentile, le disse di fermarsi, voltarsi e guardare verso il basso. Dopo aver scrutato la spiaggia alla ricerca di un intruso, non avendone trovati, fece come le aveva ordinato la voce. Vide solamente che l'oceano aveva cancellato le sue impronte. "Ti sto chiamando a vivere e ad amare, non a morire", continuò la strana voce. "Proprio come vedi che l'oceano ha cancellato le tue impronte, così il mio amore e la mia pietà hanno cancellato tutti i tuoi peccati. Ti sto chiamando a vivere e ad amare". (pp. 99-100)
  • Ray Charles era un grande pianista e cantante non vedente. [...] L'intervistatore gli chiese: "Ho sentito dire che se Dio le volesse restituire la vista, lei non accetterebbe. È vero?" Il pianista-cantante confermò che si trattava della verità. Disse: "Quando non si vede, si apprezzano di più gli altri e talvolta la tua vita viene toccata da persone meravigliose, che magari non sono confezionate meravigliosamente, ma se sei cieco non lo sai. Ad esempio, quando uno dei miei figli mi sale in grembo, io sento solo che c'è qualcuno lì che mi ama e che io amo. Se vedessi, probabilmente noterei lo sporco sui suoi vestiti o sulle sue scarpe. E forse direi: Vai a pulirti, prima di venirmi in braccio. Ma io non lo vedo come bianco o negro, pulito o sporco. Sento solo su di me 33 chili d'amore".
    Forse non mi sarei ricordato di questa intervista, se un medico oculista non mi avesse detto anni fa: "Ci sono probabilità che lei diventi cieco, un giorno". Infatti, oggi lo sono. Sto già curando con attenzione la poca vista che mi è rimasta. Cerco di imprimere bene nella mia mente il cielo, le foglie, i laghi, e penso al giorno in cui questi panorami potranno non esserci più. Questo pensiero mi rende triste. Poi ricordo le parole di Ray Charles. (p. 114)
  • Alcuni anni fa, un gruppo di ricercatori decise di studiare la felicità con un metodo puramente scientifico. Così selezionarono le 100 persone più felici e contente che riuscissero a trovare. Intervistarono queste 100 persone felici e inserirono le loro interviste nei computer, con lo scopo di trovare che cosa avessero in comune. [...] Proprio quando erano sul punto di rinunciare scoprirono che il 100 per cento di queste persone aveva veramente qualcosa in comune. Erano tutti classici "cercatori di bene". (Gli scienziati dovettero inventarsi questo termine per descrivere questa qualità). Cercavano il bene in se stessi, negli altri e in tutte le situazioni della vita. (p. 124)
  • C'è una promessa in ogni problema, un arcobaleno dopo ogni temporale, il calore in ogni inverno. (p. 125)
  • Siamo specchi l'uno per l'altro. (p. 127)

Explicit[modifica]

Non credo che qualcuno di noi smetta mai di pensare a se stesso come giovane. Pensiamo di essere giovani, pieni di energia e indipendenti come ci suggerisce la nostra immaginazione. Prima o poi, la fantasia e la realtà non combaciano più.
A me questo accade nell'anno 2000. Mi resi conto che era arrivato per me il momento di ritirarmi in una casa di cura per gesuiti, nel Michigan. È un posto meraviglioso, pieno di persone amorevoli e premurose, in cui godo della compagnia di tutti gli amici dei miei primi anni da gesuita.
Nonostante tutte queste cose a favore, è stato duro per me prendere la decisione di lasciare Loyola, dove ero arrivato all'inizio del liceo, a tredici anni. E, naturalmente, è stato particolarmente difficile lasciare la famiglia e gli amici di Chicago. Ma, l'addio più duro in assoluto è stato alla mia idea di essere ancora giovane e indipendente.
Per anni avevo fatto terapia alle persone parafrasando Viktor Frankl: "Non chiedete alla vita, lasciate che la vita chieda a voi". Così, adesso sto seguendo i miei stessi consigli. In questo periodo, mi sto godendo davvero la nuova casa – ed è vero – e chiedo a Dio che cosa quest'ultimo capitolo della vita abbia da insegnarmi. Comincio a vedermi gradualmente ritornare al primo capitolo della mia vita, ma questa volta sono seduto in grembo a un Dio fiducioso. E ascolto le storie di Dio su quanto siamo amati tutti i giorni della nostra vita.

Incipit di Toccato da Dio[modifica]

Dopo trent'anni di sviamenti e di ricerca senza sbocco, sant'Agostino trovò, nel momento in cui stava per arrendersi, tutto ciò che precedentemente gli era sfuggito.
«Il nostro cuore», disse «è stato fatto per te, o Signore, e non ha pace fino a quando non riposerà in te».
Agostino capì, infine, ciò che il poeta Goethe esprime in questo verso:
«Ogni forte desiderio umano è in realtà un forte desiderio di Dio».
Agostino, così come molti di noi, perse la visione della fede propria dell'infanzia per ritrovare Dio nell'età adulta, dopo essere passato attraverso numerose sofferenze e, grazie a queste, essere diventato più saggio.

Bibliografia[modifica]

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