José Martí

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José Martí

José Julián Martí Pérez (1853 – 1895), politico, poeta e scrittore cubano.

Citazioni di José Martí[modifica]

  • Coltivo una rosa bianca | sia pur nell'avversa stagione, | per l'anima buona, che pone | nella mia la sua mano franca. || Ma per colui che mi abbranca | dal petto il cuore mio vivo, | né cardo né ortica coltivo: | coltivo una rosa bianca.[1]
  • La conoscenza di diverse letterature è il modo migliore di liberarsi dalla tirannia di una sola. (da Oscar Wilde)
  • Ogni vero uomo deve sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro uomo. (erroneamente attribuito a Che Guevara; citato in Michael Löwy, Che's Revolutionary Humanism, Monthly Review, volume 49, numero 5, ottobre 1997)

L'Età d'Oro[modifica]

  • Si dice che un giorno un viaggiatore arrivò a Caracas al crepuscolo e, senza neanche scuotersi via la terra della strada, non chiese né dove si mangiava né dove si dormiva, bensì, siccome stava andando via, domandò dove si trovava la statua di Bolívar. E si dice che il viaggiatore, con la sola compagnia degli alberi alti e odorosi nella piazza, piangeva di fronte alla statua, la quale sembrava muoversi, come un padre quando gli si avvicina il figlio. Il viaggiatore faceva bene perché tutti i Latinoamericani devono amare Bolívar come un padre. Bolívar e tutti quelli che combatterono come lui perché l'America diventasse dell'uomo americano. Tutti: dall'eroe famoso fino all'ultimo soldato, che è un eroe sconosciuto. Gli uomini diventano tutti belli quando lottano per vedere libera la propria patria. (da Tre eroi)
  • In un paese lontano molto tempo fa viveva un contadino che aveva tre figli: Pedro, Pablo e il piccolo Juan. Pedro era grasso e grande, rosso in viso e poco sveglio; Pablo era debole e palliduccio, pieno d'invidia e gelosia; Juan era bello come una donna e più leggero di una piuma, ma così minuscolo che poteva nascondersi in uno stivale di suo padre. Nessuno lo chiamava Juan, ma Mignolo.
    Il contadino era così povero che quando qualcuno portava qualche spicciolo in casa si faceva festa. Il pane costava molto, benché fosse pane nero; e non c'era come guadagnarsi da vivere. (da Mignolo)
  • Duemilacinquecento anni fa in Grecia era già famoso il poema dell'Iliade. Alcuni dicono che la compose Omero, il poeta cieco dalla barba a riccioli che andava di paese in paese cantando i suoi versi al ritmo della lira, come facevano gli aedi di allora. Altri dicono che non ci fu nessun Omero, ma che il poema lo composero diversi cantori. Ma non sembra il lavoro di molti un poema dove non cambia il modo parlare, né quello di pensare, né quello di fare i versi, e dove dall'inizio alla fine si vede tanto chiaramente il carattere di ogni personaggio, che si può dire chi è per quello che dice o fa, senza bisogno di vedere il suo nome. Né è facile che uno stesso popolo abbia molti poeti che compongano i versi con tanto sentimento e musica come quelli dell'Iliade, senza parole che manchino o eccedano; né che tutti i diversi cantori abbiano il giudizio e la grandezza dei canti di Omero, dove sembra un padre quello che parla. (da L'Iliade di Omero)

Note[modifica]

  1. Da Armilla N. 2, traduzione di V. Errante, Sansoni, Firenze; citato in M. L. Santoli e M. Stanghellini, I grandi libri, volume terzo, Zanichelli, Bologna, 1971, p. 363.

Bibliografia[modifica]

  • José Martí, L'Età d'Oro, a cura di Barbara Luciana Di fiore, CreateSpace Independent Publishing Platform. ISBN 978-1499510560

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