Juan Rodolfo Wilcock

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Juan Rodolfo Wilcock (1919 – 1978), poeta, scrittore, critico letterario e traduttore argentino naturalizzato italiano.

Citazioni di Juan Rodolfo Wilcock[modifica]

  • Ai tempi di Nixon la signora Rossana Rossanda sostenne, credo in una prefazione, che cultura è soltanto Marx e Lenin, e che tutto il resto che circola per scuole e università sotto quel nome, non è più cultura: quest'avvertenza era rivolta, mi pare, ai giovani. Nessun piromane del passato si era così vertiginosamente arrischiato a scagliare musica, pittura, scienza, Bibbia, Vedanta e tragedie di Shakespeare negli abissi cosmici della non cultura.[1]
  • Ciò che si fa "in gruppo" finisce col degradare; basta osservare nell'interno di una qualunque cattedrale o basilica importante quei gruppi di visitatori che, macchina fotografica a tracolla e guida in mano, ascoltano o fingono di ascoltare con espressione ebete le spiegazioni della guida (la quale sa di non interessare nessuno eppure si deve guadagnare il pane) davanti a qualche antichissima opera d'arte il cui senso purtroppo viene abbassato e persino cancellato da quel collettivo simulacro di attenzione.[2]
  • Di loro [i poveri] si occupano, certo gli intellettuali comunisti o filocomunisti; ma essendo questi, come pare dimostrato, servi mistici di un impero materiale, non possono considerarli se non sotto il loro aspetto di strumenti, oppure, come osserva Elsa Morante, d'ideali pastori di una brutta Arcadia operaia.[3]
  • Fausto Gianfranceschi è un ottimista, come siamo tutti quelli che scriviamo: altrimenti, perché scrivere? E una prova imperdonabile di disamore [...] sarebbe l'indifferenza verso quello che ci accade intorno e che ormai non possiamo ignorare.[4]
  • [...] il senso della storia divenne presto la vera malattia dell'intellettuale moderno, dove moderno vuol dire privo del senso della realtà. Questa consuetudine di considerare gli eventi, consecutivi nel tempo, nel loro ordine cronologico, quasi che formassero una catena logica di cause e di effetti, porta facilmente l'intellettuale ad assumere senza accorgersene un atteggiamento tra i più ridicoli e futili, quale è quello di predire l'avvenire. [...] Ma questa supposta scienza, non ha leggi né necessità né certezza; essa consiste nella scelta piuttosto arbitraria di particolari vistosi, tra una folla infinita di altri particolari, contemporanei ai primi, più o meno arbitrariamente trascurati.[5]
  • [...] il socialismo liberale non è una religione e senza religione l'uomo, che nasce nudo e muore nudo, si sente privo di protezione.[6]
  • Lo ascoltavano con interesse, con meraviglia, col rispetto che ispira il soprannaturale quando esce dal solito tran-tran del soprannaturale quotidiano. (da La sinagoga degli iconoclasti, Adelphi, Milano, 2014, p. 37)
  • Per le strade, la folla variopinta ed eterogenea fa pensare a certe scene dell'Inferno, come se una maledizione l'avesse condannata a vagare senza sosta, a mangiare panini sotto gli archi medievali, a sedere sul piedistallo dei monumenti. Passano come greggi intontite e disperate, a volte guidate da qualche energico prete.[2]
  • Quanto le parole siano importanti a motivare i sentimenti, lo dimostra se non altro il disprezzo in cui sono tenuti in Europa i rettili; [...] Essendo questi animali nella loro immensa maggioranza non nocivi all'uomo, e da questi altrove persino adorati, resta da domandarsi se non sia la parola a precedere il sentimento; come in tempi più recenti si è visto tra noi il tentativo di bollare quale disprezzabile quella metà della popolazione che si trova a destra del centro ideale di gravità delle opinioni politiche, sulla base puramente di una definizione verbale imposta dall'alto.[7]

Citazioni su Juan Rodolfo Wilcock[modifica]

  • Non si saprebbe come incasellare la sua ironia, così discreta, quasi sotterranea ma pronta a venire a un tratto alla luce, senza schiocchi, con finezza. Un'ironia che si affida non al nonsenso o all'analogia brillante, ma al delicato puntiglio col quale lo scrittore si diverte, o più spesso si amareggia, a smascherare i luoghi comuni della ragione, soprattutto di quella che, in malafede o comunque a torto, ama definirsi scientifica. (Fausto Gianfranceschi)

Note[modifica]

  1. Da Prestigio del buio, Il Tempo, 13 agosto 1976.
  2. a b Da Turismo di massa, Tempo Presente, settembre/ottobre 1959, pp. 780-781.
  3. Da I poveri non esistono, Tempo Presente, dicembre 1958, p. 991.
  4. Da Immagini di "Belcastro", Il Tempo, 24 maggio 1975.
  5. Da Storia e realtà, Il Tempo, 26 gennaio 1976.
  6. Da Il terribile giuramenteo della signorina di Russell, Il Tempo, 10 maggio 1975.
  7. Da Draghi e serpenti, Il Tempo, 22 gennaio 1977.

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