Julien Benda

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Julien Benda (1867 – 1956), filosofo e scrittore francese.

Citazioni di Julien Benda[modifica]

  • [I poeti alessandrini] [...] li vedevo proclamare il loro disprezzo per l'ispirazione, per la scelta del soggetto, per l'intento morale, disposti a venerare solo la cura della forma, del ritmo, del vocabolo, creando, in breve, la religione dell'attività propriamente letteraria, della «letteratura». Sì [...] voi ritrovate in questi giardini d'Oriente il medesimo fervore che profuma i vostri salotti. Vi ritrovate anche (il culto dell'arte per l'arte porta di necessità a questo) la religione dell'ermetismo, la venerazione per l'autore che solo pochi comprendono. Permettetemi di farvi conoscere Licofrone, che il suo secolo soprannominò l'oscuro. [...] Licofrone si presenta nettamente come un autore oscuro e, grazie a lui, possiamo sapere una volta per sempre come questo genere di scrittori intendesse il compito del lettore. Egli proclama all'inizio della sua Cassandra[1]: «Sentirete, principe, ciò che ho custodito nella mia memoria; usando la vostra sagacia, dovrete seguire la traccia dei miei enigmi e scoprire per quale via un sapiente cammino conduce alla verità che è nell'ombra. Per conto mio, avendo preso le mosse nello stadio, entro nella lizza dei discorsi oscuri, slanciandomi verso la prima mèta come un agile corsiero». È esattamente la frase di Mallarmé a Edmond de Goncourt «Un poema è un mistero di cui il lettore deve cercare la chiave». [...] La sua arte si è perpetuata a Roma. Anche Ovidio, Tibullo, Properzio fanno ricorso all'enigma. Si parla persino di un maestro di retorica, loro contemporaneo, che insegnava ai giovani a «gettare dell'ombra», come dirà Mallarmé, su tutto ciò che scrivevano e, a guisa di ritornello, usava ripetere loro in greco: «Oscurate».[2][3]

Incipit de Il tradimento dei chierici[modifica]

Consideriamo quelle passioni, dette politiche, che dividono gli uomini e tra le quali primeggiano le passioni di razza, di classe e di nazionalità. Nessuno, neppure i più convinti che l'umanità sia sulla via del progresso, vorrà negare che da un secolo a questa parte tali passioni siano cresciute e vadano tuttora crescendo in misura mai conosciuta prima.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Note[modifica]

  1. L'Alessandra.
  2. Quintiliano, Institutio oratoria, VIII, II, 18. Il riferimento al passo di Quintiliano è di Jules Benda. Cfr. Civiltà letteraria di Roma antica, vol. II, nota 9 a p. 438.
  3. da Properce ou les amants de Tibur, Bernard Grasset, Parigi, 19282; tradotto e citato in Italo Lana e Armando Fellin, Civiltà letteraria di Roma antica, vol. II, Dall'età di Cesare e di Cicerone fino a tutta l'età augustea, Casa Editrice G. D'Anna, Messina – Firenze, stampa 1974, pp. 437-438.

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