Al 2020 le opere di un autore italiano morto prima del 1950 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Emma Perodi

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Emma Perodi

Emma Perodi (1850 – 1918), giornalista e scrittrice italiana.

Citazioni di Emma Perodi[modifica]

  • [Adelaide Ristori] La scena, l'arte sua non le erano campo bastante alle investigazioni della mente. Ella studiava tutto quello che capitavale sott'occhio nelle sue peregrinazioni in Italia e in tal guisa riuscì ad acquistare una cultura superiore a quella delle attrici in genere, cultura che le facilitò lo studio delle difficili parti cui si accinse in seguito, assicurandole sempre maggiori trionfi. (da Adelaide Ristori, Casa editrice Salvatore Biondo, Palermo, 1902, p. 14)

Roma italiana. 1870-1895[modifica]

Incipit[modifica]

«O Roma, o morte!» era il grido che da molti anni, prima del 20 settembre 1870, teneva agitata l'Italia. Aveva echeggiato la prima volta, allorché i mille di Marsala divenuti potente legione, erano riusciti a fugare innanzi a sé gli smarriti soldati borbonici, e a indurre Francesco II ad abbandonar Napoli per rinchiudersi a Gaeta. Allora, senza l'esercito piemontese, che sbarrò a Garibaldi la via di Roma, quel grido, manifestazione del desiderio di tutto un popolo, avrebbe per breve momento echeggiato trionfante anche nella Urbe, finché l'esercito dell'alleato di Magenta e di Solferino, divenuto nemico, non lo avesse fatto tacere con le fucilate.

Citazioni[modifica]

  • Il 17 gennaio segna una data memorabile nella storia della Roma moderna, perché la Giunta municipale in quel giorno decretò l'espropriazione dei terreni compresi fra la Porta S. Lorenzo e Porta Pia, che inaugurò l'èra della creazione di larghe vie soleggiate e ventilate. L'iniziativa però si deve al cardinale[1] De Merode, il quale aveva comprato già alcun tempo prima diverse vigne fra la Porta Pia e la Stazione, fra San Bernardo e le Quattro Fontane, ed era di sua proprietà anche la caserma del Macao. Infatti, appena il generale Lamarmora annunziò che da quella caserma si sarebbero tirate le cannonate per salutare l'arrivo del Principe [Umberto][2] e della Principessa di Piemonte[3], egli protestò, dicendo che aveva permesso che alla caserma venissero i soldati, perché non vi erano locali, ma non permetteva che da quella si sparassero salve di gioia per un fatto che lo addolorava. Però le cannonate furono sparate lo stesso il giorno 23 gennaio [1871]. (Il 1871, p. 52)
  • L'anno [1882] s'inaugurò col censimento della popolazione e gl'impiegati municipali ebbero un bel da fare perché in moltissime case abitate da analfabeti dovettero riempire le schede. Queste servirono anche ai clericali come mezzo di protesta e non contentandosi di scrivere che erano nati a Roma, aggiungevano accanto al nome della città la qualifica di «pontificia». (Il 1882, p. 294)
  • L'elezione di Coccapieller [nelle votazioni politiche del 1882] parve un fatto enorme a Roma, ma i voti dei suoi amici non sarebbero bastati a portarlo alla Camera, se con il loro solito scetticismo, o per fare una burletta, molti romani, che non erano della sua, ma gongolavano sentendo diffamare Tizio e Caio, non gli avessero dato il voto. (Il 1882, p. 308)
  • Sul finire dell'anno [il primo dicembre 1893] morì Sbarbaro, che aveva avuto un momento di grande celebrità, e morì poverissimo e compianto perché aveva sempre sbraitato contro la corruzione. (Il 1893, p. 505)

Explicit[modifica]

Chi, spinto da intendimenti diversi aveva osteggiato le feste del venticinquesimo anniversario di Roma capitale, dovette riconoscere che esse avevano prodotto l'effetto di stringer sempre più il popolo italiano attorno a quell'Augusta Dinastia[4], che amava quanto lui l'Italia e la voleva libera e una.
In quei giorni dimenticando i dolori sofferti, e le delusioni e gli scoraggiamenti che ci avevano in seguito assaliti in quel periodo di 25 anni, gli animi esultavano per l'immensa opera compiuta, e si beavano nella contemplazione di Roma, di Roma libera, nostra, di Roma capitale della nuova Italia.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il principe della Marsiliana: Romanzo romano[modifica]

Dinanzi all'osteria di Muzio Scevola, in Trastevere, sventolavano un sabato sera le bandiere tricolori e quelle gialle a rosse del Comune di Roma, e dalle finestre delle casupole vicine pendevano tralci di lauro, ai quali erano appesi i lampioncini di più colori, pronti per la illuminazione. Sopra la porta dell'osteria vi era il ritratto di Garibaldi, circondato pure di lauro, e intorno a quello erano disposte le candele infilate nelle punte di ferro.

Le novelle della nonna[modifica]

Tutte le campane di Poppi e della valle suonavano a festa in quella notte chiamando i fedeli alla messa di Natale, e pareva che a quell'invito rispondessero le campane di Soci, di Bibbiena, di Maggiona e di tutti i paesi e i castelli eretti sui monti brulli, che s'inalzavano fino all'Eremo di Camaldoli e al Picco della Verna, tanto era lo scampanìo che si udiva da ogni lato.

Note[modifica]

  1. Il de Mérode era arcivescovo, non cardinale.
  2. Futuro Umberto I re d'Italia.
  3. Margherita di Savoia.
  4. Casa Savoia.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]