Al 2019 le opere di un autore italiano morto prima del 1949 sono di pubblico dominio in Italia. PD

Emma Perodi

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Emma Perodi

Emma Perodi (1850 – 1918), giornalista e scrittrice italiana.

Roma italiana. 1870-1895[modifica]

Incipit[modifica]

«O Roma, o morte!» era il grido che da molti anni, prima del 20 settembre 1870, teneva agitata l'Italia. Aveva echeggiato la prima volta, allorché i mille di Marsala divenuti potente legione, erano riusciti a fugare innanzi a sé gli smarriti soldati borbonici, e a indurre Francesco II ad abbandonar Napoli per rinchiudersi a Gaeta. Allora, senza l'esercito piemontese, che sbarrò a Garibaldi la via di Roma, quel grido, manifestazione del desiderio di tutto un popolo, avrebbe per breve momento echeggiato trionfante anche nella Urbe, finché l'esercito dell'alleato di Magenta e di Solferino, divenuto nemico, non lo avesse fatto tacere con le fucilate.

Citazioni[modifica]

  • L'anno [1882] s'inaugurò col censimento della popolazione e gl'impiegati municipali ebbero un bel da fare perché in moltissime case abitate da analfabeti dovettero riempire le schede. Queste servirono anche ai clericali come mezzo di protesta e non contentandosi di scrivere che erano nati a Roma, aggiungevano accanto al nome della città la qualifica di «pontificia». (Il 1882, p. 294)
  • L'elezione di Coccapieller [nelle votazioni politiche del 1882] parve un fatto enorme a Roma, ma i voti dei suoi amici non sarebbero bastati a portarlo alla Camera, se con il loro solito scetticismo, o per fare una burletta, molti romani, che non erano della sua, ma gongolavano sentendo diffamare Tizio e Caio, non gli avessero dato il voto. (Il 1882, p. 308)
  • Sul finire dell'anno [il primo dicembre 1893] morì Sbarbaro, che aveva avuto un momento di grande celebrità, e morì poverissimo e compianto perché aveva sempre sbraitato contro la corruzione. (Il 1893, p. 505)

Explicit[modifica]

Chi, spinto da intendimenti diversi aveva osteggiato le feste del venticinquesimo anniversario di Roma capitale, dovette riconoscere che esse avevano prodotto l'effetto di stringer sempre più il popolo italiano attorno a quell'Augusta Dinastia[1], che amava quanto lui l'Italia e la voleva libera e una.
In quei giorni dimenticando i dolori sofferti, e le delusioni e gli scoraggiamenti che ci avevano in seguito assaliti in quel periodo di 25 anni, gli animi esultavano per l'immensa opera compiuta, e si beavano nella contemplazione di Roma, di Roma libera, nostra, di Roma capitale della nuova Italia.

Incipit di alcune opere[modifica]

Il principe della Marsiliana: Romanzo romano[modifica]

Dinanzi all'osteria di Muzio Scevola, in Trastevere, sventolavano un sabato sera le bandiere tricolori e quelle gialle a rosse del Comune di Roma, e dalle finestre delle casupole vicine pendevano tralci di lauro, ai quali erano appesi i lampioncini di più colori, pronti per la illuminazione. Sopra la porta dell'osteria vi era il ritratto di Garibaldi, circondato pure di lauro, e intorno a quello erano disposte le candele infilate nelle punte di ferro.

Le novelle della nonna[modifica]

Tutte le campane di Poppi e della valle suonavano a festa in quella notte chiamando i fedeli alla messa di Natale, e pareva che a quell'invito rispondessero le campane di Soci, di Bibbiena, di Maggiona e di tutti i paesi e i castelli eretti sui monti brulli, che s'inalzavano fino all'Eremo di Camaldoli e al Picco della Verna, tanto era lo scampanìo che si udiva da ogni lato.

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]