Lea T

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Lea T (2009)

Lea T, pseudonimo di Leandra Medeiros Cerezo (1981 – vivente), supermodella e personaggio televisivo brasiliana.

Citazioni di Lea T[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [...] ho cominciato a pensare che il mondo perfetto non è quello dove tutti hanno diritto a farsi operare per diventare uomo o donna. Il mondo perfetto sarebbe quello in cui, davvero, chi ha un disturbo d'identità come l'ho avuto io possa vivere serenamente, senza essere condizionato da questo manicheismo maschi o femmine, femmine o maschi perché, alla fine, se ci pensi, tutta questa ossessione per i genitali è limitata e superficiale. Gli esseri umani sono molto di più di un pene o una vagina.[1]
  • [«Donna transessuale e brasiliana. Quali difficoltà hai incontrato in Italia?»] La società cisgender [quando la sessualità coincide con l'identità di genere di una persona, ndr] è sempre stata portata a escludere e discriminare i transessuali e ha sempre cercato di annullare la visibilità delle donne transessuali come donne. Anche se noi esistiamo da millenni. Prima della colonizzazione bianca eravamo viste come creature sacre. Nelle tribù indiane del nord America eravamo venerate e chiamate Two Spirits, Rae Rae in Polinesia. Anche nella mitologia greca si è tanto parlato di ambiguità di genere. Con il cattolicesimo sono arrivate, invece, le discriminazioni e una mentalità patriarcale. La società italiana ha ancora dei retaggi maschilisti e discriminanti nei confronti delle identità fluide. Per questo mi capita di sentirmi giudicata e trattata, per strada o nei locali, come fossi un viado.[2]
  • Considero i capelli un atto politico e di appartenenza. Portare il capello riccio significa, per esempio, manifestare le tue radici africane. Ogni acconciatura, ogni colore, ogni piega sono portatori di un messaggio. I capelli hanno una memoria storica.[2]
  • Io non mi sento a casa a Milano, non mi sento a casa in Brasile, non esiste un posto in cui mi senta protetta. Nessuna donna lo è, in realtà.[3]
  • [...] comunque quando una donna parla dà fastidio, figurarsi se trans e di colore! E se poi parla prima di mettere in mostra il proprio corpo, dà fastidio ancora di più.[4]
  • La bellezza? E una questione che ha che fare con il piacersi e l'accettarsi. Io ci ho messo parecchio e ora non mi importa se la gente mi vede meno o più bella. C'è chi mi trova orrenda, ma va bene così. È normale. Ma ho lavorato parecchio su tanta crudeltà, sui giudizi di questo sistema. E sto bene: sono quella che sono.[4]

«Ora sono una donna tre volte più forte»

Intervista di Marina Speich, grazia.it, 21 dicembre 2017.

  • Avevo 23 anni e avevo iniziato a lavorare come modello. Ho cominciato a viaggiare per il mondo, fino a quando sono arrivata a Miami dove ho conosciuto delle ragazze. Avevo i capelli lunghi e si creavano situazioni imbarazzanti per tutti. Nei locali i camerieri mi chiedevano: "Signorina, che cosa desidera?", oppure qualcuno, indicandomi, diceva alle persone che erano con me: "Carina, me la presenti?". Un giorno le mie amiche mi hanno affrontato di petto: "Tu sei esattamente come noi, una donna. Non possiamo più chiamarti Leo. Devi riflettere su questo". [«Quali sono state le sue reazioni?»] Piangevo disperata: il mondo mi era crollato addosso.
  • Diciamoci la verità: in Italia una ragazza trans e di colore è considerata una escort. L'attivista Vladimir Luxuria ha aiutato ad abbattere molti pregiudizi, ma il transessualismo è sempre stato un tabù, una realtà offuscata. C'è stata l'attrice Eva Robin's negli Anni 90, una delle donne più belle di questo Paese, ma rappresentava un mito inarrivabile. Io non ero perfetta come lei. Che cosa avrei fatto se i miei genitori mi avessero abbandonata?
  • [«Chi l'ha aiuta a uscire dalla disperazione quando ha capito che lei era in realtà Lea, una donna?»] Lo stilista Riccardo Tisci. Eravamo diventati amici inseparabili da quando avevo 21 anni, lui era tornato a Milano dopo aver finito la Central Saint Martins College of Art and Design di Londra. Ai tempi avevamo pochi soldi, d'estate giravamo con il suo motorino per la città deserta divertendoci come pazzi. Da Miami, l'ho chiamato in lacrime e gli ho detto la verità. Due giorni dopo mi ha proposto di scattare la sua campagna e sua madre mi ha detto: "Tu sarai sempre una Tisci". La T che segue il mio nome è un omaggio a Ricky. [«E alla fine i suoi genitori come hanno reagito?»] Con un abbraccio. I miei fratelli mi hanno detto: "Finalmente l'hai capito". Insieme con mia madre ho pianto. Il papà l'ho raggiunto al telefono, perché i miei genitori sono separati da quando ho 12 anni. "Più donne ho in casa, meglio è. Bello avere una figlia in più", mi ha risposto sereno.
  • Nella mia fase di transizione da un sesso all'altro, mi ricordo di un uomo in metropolitana che ha iniziato a insultarmi davanti a tutti: "Fai schifo", "Sei un travestito orrendo". È stato uno shock, perché fino a quel momento avevo vissuto in una bolla d'amore. Improvvisamente ero odiata e per molto tempo questo mi ha annichilito: non avevo neanche la forza di salire su un autobus.
  • Mi definisco una donna, ma sono anche fiera del mio passato transessuale: ne sono così orgogliosa che me lo tatuerei in fronte, per quanto ne sono felice. Non rinuncerei a nessuna lacrima che ho pianto lungo il cammino. E questo ti rende una donna tre volte più forte, perché va contro il mondo.

"Non vedo l'ora di invecchiare!"

Intervista di Cristina Torlaschi, marieclaire.it, 19 aprile 2019.

  • Il diverso fa paura, ma non esistono mostri. Non si è ancora capito che viviamo tutti sullo stesso pianeta e respiriamo, abbiamo fame e sete. Chi emigra in altri Paesi è perché non sopravvive nella terra in cui è nato. Anch'io sono un'emigrante e capisco che il problema sia complesso e delicato. Penso però che la priorità sia aiutare gli esseri umani. Dobbiamo unirci e accettare i cambiamenti, altrimenti si corre il rischio di creare muri [...]
  • Secondo alcune statistiche le transessuali vivono mediamente fino a 35 anni e io ho già superato questo traguardo [...] [e si commuove, piange, ndr]. Sono una sopravvissuta! Molte donne detestano invecchiare, mentre per me è un privilegio. Viviamo in una società dove le minoranze soffrono spesso di violenze fisiche: io sono viva, nessuno mi ha fatto del male e quindi penso che invecchiare sia il regalo più grande che io possa desiderare.
  • [«Lea, che cos'è la bellezza?»] La verità.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Paola Jacobbi a Vanity Fair Italia nº 42, 17 ottobre 2012; citato in Lea T: «Ora che lui non c'è più», vanityfair.it, 15 ottobre 2012.
  2. a b Da Veronica Eredi, Intervista alla modella transessuale Lea T: vi spiego perché i miei capelli sono un atto politico, amica.it, 20 novembre 2019.
  3. Dall'intervista di Raffaele Panizza a Vogue Italia, 7 gennaio 2020; citato in Lea T: l'intervista di Vogue Italia, vogue.it, 10 gennaio 2020.
  4. a b Dall'intervista Lea T: «In ospedale ho avuto paura. Volevo smettere di fare la modella», corriere.it, 17 aprile 2020.

Voci correlate[modifica]

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