Luciano Benetton

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Luciano Benetton

Luciano Benetton (1935 – vivente), dirigente sportivo, imprenditore e politico italiano.

Da Luciano Benetton

Intervista di Claudio Sabelli Fioretti, Sette, citato in Interviste.sabellifioretti.it, 1° febbraio 1993.

  • [Sulle campagne pubblicitarie Benetton] Siamo un'azienda sotto gli occhi di tutti e cerchiamo nella comunicazione dei metodi che la rendano molto evidente. Io credo che la stessa cosa si poteva fare in molte altre maniere, ma nessuno ne avrebbe parlato. Per riuscire bisogna essere un po' più nuovi.
  • Il nostro sistema è alternativo al sistema delle agenzie. E le mette in crisi. Farebbero bene a smetterla di criticare e cominciare a ripensarsi.
  • Io non dedico il massimo del mio tempo al Senato. Forse dovrei. Ma bisognerebbe che io fossi coinvolto in qualcosa di concreto. Il Senato è un sacco di tempo perso.
  • Io partecipo alla Commissione Industria e ci vado molto spesso. Fino a luglio era una tragedia. Era una commissione che passava il suo tempo ad approvare proposte di investimenti fatte molto casualmente. Bisognava ascoltare gli sponsor, le regioni, i commercianti, gli artigiani, la pedemontana. Io ero sconvolto. Bisognava fermarli. Non riuscivano a capire che questo è un Paese in difficoltà. Continuavano a buttare i soldi a pioggia secondo le richieste dei politici legati alle varie zone.
  • Il più grosso investimento per l'immagine i nostri politici potrebbero farlo tentando di essere più onesti.
  • Essere creativi non vuol dire essere violenti o trasgressivi a tutti i costi. Anzi è necessario il buon gusto. Il senso dell’umorismo.

Da Benetton "Torno a metterci la faccia contro odio e accuse"

intervista di Francesco Merlo, la Repubblica, 19 maggio 2019, pp. 8-9


  • Come imprenditore rispetto e chiedo rispetto da tutti i governi. Io sono stato, molti anni fa, nel Partito repubblicano e rimango fedele a me stesso. In quelle forme e in quei limiti io, certamente, sono un uomo di sinistra.
  • Mio fratello [Gilberto] non è morto di crepacuore per le aggressioni subite dopo il crollo del ponte. Era forte anche lui. È però vero che stava già male e che questo lo esponeva di più alle ferite dell’orgoglio, alla frustrazione e all’impotenza dinanzi alla terribile disgrazia.
  • Dal governo ci hanno subito accusato ingiustamente, senza conoscere le cose. E siamo stati additati improvvisamente come una famiglia di avidi speculatori: "dalli ai Benetton". E capisco che in tanti, in buona fede, ci abbiano pure creduto.

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