Claudio Sabelli Fioretti

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Claudio Sabelli Fioretti al Festival delle Radio Universitarie Italiane 2017.

Claudio Sabelli Fioretti (1944 – vivente), conduttore radiofonico, giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Claudio Sabelli Fioretti[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Lea Massari, una delle attrici italiane più brave, più belle e meno sfruttate.[1]
  • Curzi il comunista, senza nessuna macchia nel passato, falce e martello fin da quando portava i calzoni corti. Nessun cedimento. Se è vero quello che dicono i voltagabbana, cioè che soltanto i cretini non cambiano idea, Curzi è il Cretino ad honorem. Felice di esserlo, perché la sua idea della coerenza è diversa da quella corrente. Comunista ma non intollerante.[2]
  • Anche i più strenui difensori della libertà di cambiare idea non possono non notare che di questo diritto si fa un certo abuso, a volte. Soprattutto quando cambiano le maggioranze politiche o le egemonie culturali e scoppiano le transumanze.[3]
  • Renato Mannheimer è uno dei santoni di questa nuova religione che ogni giorno ci dice chi siamo, che cosa facciamo, dove andiamo. Sembra un mago del futuro e invece ha un passato piuttosto particolare. Da giovane era un contestatore, un rivoluzionario, un maoista che militava nel gruppo meno modernista che esistesse tra i sessantottini.[4]
  • Mario Capanna fa parte della storia d’Italia. Per molti è un'icona, un Guevara minore e locale che ha incendiato e guidato la contestazione. Per altri è il simbolo del disordine tipico dei giovani e della loro impazienza.[5]
  • [Su Emanuele Macaluso] Non un ortodosso, spesso un eretico, quasi sempre un rompiscatole pronto a dire la sua su tutto anche a costo di andare contro la linea del partito.[6]
  • Sergio Cusani era l'uomo che distribuiva miliardi ai politici per conto di Raul Gardini. Per Antonio Di Pietro era il grimaldello per processare tutta la classe politica italiana. Alla fine Cusani fu il solo a finire in galera.[7]
  • Gianni De Michelis ha fatto parte di quell'arroganza politica e di quella supponenza partitica che è stata spazzata via dal ciclone Mani pulite. Al contrario di molti altri non si è nascosto in una tana. Ma non ha nemmeno sgomitato per restare a galla.[8]
  • Quasi sempre il Grande Sindacalista, all'apice della carriera, sceglie di buttarsi in politica. Ed è subito flop. Dagli altari dei grandi problemi sociali passa al tran tran della politica di tutti i giorni. Dai titoloni su trattative che fanno storia scende alle cinque righe di brevi. Alla regola non è sfuggito Ottaviano Del Turco.[9]
  • [Su Sergio D'Antoni] Da leader della Cisl è stato uno dei più potenti sindacalisti del dopoguerra. Poi ha tentato l'impresa di ricostruire il grande centro democristiano. Ha vagato per un centro disabitato, è approdato in una poco accogliente destra berlusconiana e ha parcheggiato nel partito di Mastella.[10]
  • [Su Alfredo Biondi] È un uomo allegro, anche un po' goliarda, di improvvise arrabbiature e rapidi oblii. È stato ministro della prima Repubblica e della seconda, vicepresidente della Camera, segretario del Pli. Quando dirigevo Cuore mi querelò ma nessuno dei due ricorda perché. È inseguito da una fama, immeritata, di bevitore e, meritata, di battutista.[11]
  • Il più potente non è né Lucio PrestaLele Mora. È Bibi Ballandi, organizzatore di grandi eventi televisivi, l'uomo che riportò Adriano Celentano in tv, che ha rilanciato alla grande Gianni Morandi, che ha inventato la nuova star del sabato sera, Rosario Fiorello.[12]
  • In Italia c'era l'Avvocato, c'è il Cavaliere, c'è l'Ingegnere. E c'è anche il Principe. Carlo Caracciolo, principe di Castagneto, duca di Melito. L'uomo che ha fatto grandi L'Espresso e la Repubblica. Qualcuno lo chiama Dottore. Qualcuno Presidente. Il personale di servizio, a casa, lo chiama Don Carlo.[13]

Da Le donne al potere? Sono uomini

La ventisettesima ora, Corriere.it, 21 aprile 2012.

  • In Italia vige ufficialmente il politicamente corretto. Quando qualcuno ti chiede la tua opinione su donne, su extracomunitari, su neri, su omosessuali, su handicappati, su ebrei è meglio rifiutarsi o al massimo rispondere facendo riferimento al pensiero unico buonista. Non costa nulla, nessuno ti rimprovera di nulla e tu non rischi nulla. Ma io non ce la faccio. Ho sempre pensato che le parole sono importanti ma non quanto i fatti. Perciò non penso che il problema si risolva chiamando "neri" i negri o "diversamente abili" gli handicappati. E non raccontando barzellette sugli ebrei (cosa che gli ebrei fanno in continuazione ed egregiamente).
  • Io faccio parte di quella generazione che sosteneva che se le donne avessero potuto andare al potere avrebbero mostrato agli uomini che si poteva governare con maggior senso di giustizia e di umanità. Eravamo fortemente convinti che le donne avrebbero spiazzato gli uomini promuovendo un mondo migliore. E quindi non posso che dichiararmi deluso.
  • Sopra al tetto di cristallo ci arrivano solo quelle che vengono selezionate dagli uomini, in base alla loro somiglianza agli uomini, all'appartenza al loro mondo, alla condivisione dei loro valori. [...] È triste ammetterlo: le donne che comandano sono uomini.

Dimmi Dammi Fammi[modifica]

  • A letto uomo e donna si possono fare una grande quantità di male. L'uomo sempre condizionato dal mito della sua virilità, è vulnerabile. Nella sua ansia di prestazione, si dà un gran da fare e alla fine lei magari lo guarda con fare interrogativo: "Tutto qui?". Quando, esplicitamente o meno, gli fa capire che è delusa, lui viene colpito ferocemente.
  • Anni di femminismo hanno tappato la bocca agli uomini. Nell'ansia di apparire politicamente corretti, non parlano più, non si lamentano più, non chiedono più. Tra di loro, poi, quando sono certi di non essere ascoltati, passano ore a sognare a occhi aperti come vorrebbero che fossero le loro donne e a lamentarsi di come invece sono.
  • La donna furba deve consentire che il suo uomo guardi la televisione con il telecomando in mano se vuole arrivare alla pensione di anzianità senza passare per quella di invalidità.

Note[modifica]

  1. Da Lea Massari, Sette, citato in Sabellifioretti.it, 5 settembre 1992.
  2. Da Sandro Curzi, Sette, citato in Sabellifioretti.it, 20 marzo 2001.
  3. Da Sette, 29 novembre 2001.
  4. Da Renato Mannheimer, Sette, citato in Sabellifioretti.it, 6 dicembre 2001.
  5. Da Mario Capanna, L'Adige, citato in Sabellifioretti.it, 26 luglio 2002.
  6. Da Emanuele Macaluso, Sette; citato in Sabellifioretti.it, 29 maggio 2003.
  7. Da Sergio Cusani, Sette; citato in Sabellifioretti.it, 13 agosto 2003.
  8. Da Gianni De Michelis, Sette; citato in Interviste.sabellifioretti.it, 2 ottobre 2003.
  9. Da Ottaviano Del Turco, Corriere Magazine; citato in Sabellifioretti.it, 24 giugno 2004.
  10. Da Sergio D'Antoni, Corriere Magazine; citato in Interviste.sabellifioretti.it, 15 luglio 2004.
  11. Da Alfredo Biondi, Corriere Magazine; citato in Interviste.sabellifioretti.it, 6 gennaio 2005.
  12. Da Bibi Ballandi, Corriere Magazine; citato in Interviste.sabellifioretti.it, 9 giugno 2005.
  13. Da Carlo Caracciolo, La Stampa; citato in Interviste.sabellifioretti.it, 10 gennaio 2008.

Bibliografia[modifica]

  • Claudio Sabelli Fioretti, Dimmi Dammi Fammi, Edizioni Frontiera.

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