Luigi Carrer

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Luigi Carrer

Luigi Carrer (1801 – 1850), giornalista, scrittore, poeta ed editore italiano.

  • Ah sì! la vita passa, la fama s'irrugginisce, e non ne accompagna oltre il sepolcro che quel poco di bene, che avremo fatto quaggiù. (da una lettera a Niccolò Tommaseo, 13 agosto 1829; citato in Giovanni Gambarin, De infirma amicitia, Ateneo veneto, vol. 129, n.° 1-3, 1942, p. 17)

Poesie[modifica]

  • Disse a me la Poesia: | Rado il mondo mi ritrova | Perché il mondo è fuor di via; | Sempre antica, sempre nova, | Splende ognor la face mia. | Mai non muore Poesia. (da La poesia, p. 1)
  • All'amabile follia | Ribellarono le menti, | Degli Dei la compagnia | Venne a noia de' viventi, | Ma il mio regno non peria. | Sempre regna Poesia. (da La poesia, p. 2)
  • Tutto esprime Poesia. || E se ogni anima restia | Fosse al foco che m'investe, | Dell'asprezza lor natia | Spoglierò rupi e foreste, | E vivran la vita mia; | Perché vita è Poesia. (da La poesia, p. 2)
  • Sorella? Oh nome, quanto sei caro! | Oggi soltanto dunque t'imparo? | Ma non fia ch'altro più il labbro dica | Nome d'amante, nome d'amica, | Infin che spirto m'abbia e favella: | Sempre sorella, sempre sorella. (da La sorella, p. 3)
  • Dacché la madre mi fu rapita, | Per sempre tolto dalla mia vita | Credei l'affetto dolce perenne | Che m'ebbe in cura, che mi sostenne; | Ma quell'affetto mi rinnovella | La mia sorella, la mia sorella. (da La sorella, p. 4)
  • L'ardita coppia tal si fuggì. | Antica storia narra così. | Ma nel castello, sovresso il lago, | Un infelice spirto dimora, | Che ogni anno appare, dogliosa immago, | La notte stessa, nella stess'ora; | La notte e l'ora che si morì. | Antica storia narra così. (da La vendetta, p. 6)

Citazioni su Luigi Carrer[modifica]

  • Pietose esequie per lui si celebrarono nella Basilica di San Marco, e il dolore apparve su tutti i volti, qual era in tutti i cuori, solenne e profondo; ed il Municipio di Venezia gli decretò sepoltura propria ed iscrizione monumentale nel comunale cimiterio.
    Così quella feconda vita innanzi tempo si spense e la gloria dell'estinto ormai più non dura che nella memoria delle sue virtù e nella splendida bellezza delle sue opere. Sventura acerbissima! che privò la patria di un cospicuo decoro e tolse alla italiana letteratura di cogliere il pieno frutto dei nobili studj di un tanto scrittore, ed a questo di godere più a lungo, dopo i sofferti infortunj, il meritato riposo e e ben conseguite ricompense. (Girolamo Venanzio)

Bibliografia[modifica]

  • Luigi Carrer, Poesie, Le Monnier, Firenze, 1854.

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