Raffaello Barbiera

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Raffaello Barbiera (1851 – 1934), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Raffaello Barbiera[modifica]

  • [...] Leone Fortis; più che giornalista, era artista. Il giornalista riusciva piacevolmente efficace, appunto perché artista, artista dalla frase colorita; artista d'un periodo trapassato che può vantare tesori d'ispirazioni, di slanci, di entusiasmi. Leone Fortis fu un patriota romantico, un drammaturgo e un critico romantico, un giornalista romantico. (da Verso l'ideale, Libreria Editrice Nazionale, Milano, 1905, Prima serie, p. 34)

Grandi e piccole memorie[modifica]

  • [Francesco Hayez] Tutti lo aiutano, tutti lo corteggiano, tutti gli vogliono bene. Egli non passò su quei triboli fra' quali tanti veri artisti sono costretti a camminare sanguinanti e a morire; egli passò sopra una strada di rose. E tale fortuna la doveva in buona parte alla sua giovialità nativa, all'amorevolezza con la quale accoglieva i consigli e le censure, di cui fa pro, senza guastarsi il sangue con rancori, senza provocar nemici con la baldanza. se ebbe a patir dolori, e persino qualche coltellata, in gioventù, fu solo in seguito a' suoi sbarchi troppo entusiastici all'isola di Citerea[1]. Benedetta isola! (pp. 128-129)
  • Leonardo da Vinci, per dipingere Medusa, si pose in casa tutta una nidiata di serpi vive; e Francesco Hayez per dipingere il Laocoonte, acquistò dei boa. Finito il quadro, che doveva farne dei serpenti?... Una sera, tra il chiaro e lo scuro, calò uno dei boa giù dai merli del palazzo di Venezia, e il rettile andò a scompigliare una processione che passava in quel punto: fu un fuggi fuggi generale, un urlo solo di spavento, un terrore. (p. 133)
  • Vincenzo Vela non amava i preti, come non li amava troppo, a dir vero, Giuseppe Verdi, al quale in più punti il Vela rassomigliava nelle umilissime origini rusticane, nella durezza dei primi squallidi anni, confortata solo dal desiderio ansioso di nobile lavoro, nella brusca risolutezza dei modi, nella schiettezza rude de' giudizii, persino nell'aspetto, dove leggevasi certa sdegnosità e lealtà recisa. Non amava i preti Vincenzo Vela; ma sentiva la sublime poesia di Colui che redense chi è calpestato e chi piange. (p. 145)

Il salotto della contessa Maffei[modifica]

Incipit[modifica]

Il salotto di Clara Maffei, nata contessa Carrara-Spinelli, durò mezzo secolo a Milano, e per questo tempo rimase il salotto più celebre di tutta Italia. Per cinquantadue anni, fu il centro di riunione di patrioti, letterati e artisti italiani, e degli stranieri illustri che visitando la nostra penisola, passavano per Milano.
L'influenza, esercitata dal salotto Maffei nel decennio dal 1849 al 1859 nei destini di Lombardia e possiamo dire d'Italia, non va trascurata. La sua patriottica irradiazione si diffuse oltre i limiti di Milano e della Lombardia, si diffuse in altre regioni italiane; e vi portò la parola d'ordine che ben presto divenne fatto. Anche fuori d'Italia, specialmente a Parigi, che pur vanta nella sua storia politica, letteraria e galante, salotti famosissimi, il nome di Clara Maffei era conosciuto e ripetuto con reverente simpatia: le salon Maffei veniva citato alle Tuileries come ritrovo d'uomini d'alta tempra sul cui senno e sul cui ajuto il grande statista del nostro risorgimento, Camillo Cavour, contava con fiducia. Non si tratta, adunque, d'un salotto provinciale, bensì d'un salotto degno d'una metropoli.

Citazioni[modifica]

  • [Clara Maffei] La sua potenza consisteva nell'arte, così ardua, di ricever bene, di riunire nobili elementi; di esser centro d'un ordine d'idee civili, liberali, senza farne mostra. Nessuna ostentazione nessuna posa, nessuno sforzo in lei: sembrava nata per ricevere, per guidare una conversazione eletta, per ispegnere subito abilmente gli attriti, che nel calore delle discussioni possono insorgere. Era gentildonna nell'aspetto, nel discorso, nella delicata vivacità, nella scioltezza, nel gesto, nell'anima, e nella finezza colla quale sapeva porre ogni nuova persona presentata in grado di trovare ben presto nel salotto un compagno di attitudini, di gusti, di studii, un concittadino, un amico. (cap. 1, pp. 2-3)
  • Fra le amiche più ammirate da Balzac, va annoverata certo la contessa Clara Maffei. Non è credibile che la contessa Maffei, appena vide Balzac salire per la prima volta le sue scale, gli sia volata incontro e, quasi inginocchiatasi, abbia esclamato: "J'adore le génie!" Ciò fu detto e si ripete; ma la Maffei possedeva troppo il senso della misura per abbandonarsi a queste esagerazioni. (cap. 4, p. 49)
  • La memoria e l'erudizione svariatissima e sicura di Cesare Giulini erano prodigiose. Studii speciali aveva compiuti nella scienza diplomatica e nella storia delle più celebri famiglie d'Europa ch'egli conosceva nei particolari più minuti. Quanti aneddoti raccontava in casa Maffei, masticando distrattamente qualche lettera che si toglieva di tasca! Le sue distrazioni rimasero famose alla pari della sua erudizione. Una sera discorrendo, masticò una lettera dai grossi suggelli di ceralacca, e avrebbe tutto inghiottito se gli ascoltatori non l'avessero pregato di risparmiarsi quel pasto. (cap. 10, p. 155)
  • In quel ricevimento del primo anno dell'indipendenza[2], emergeva il conte Cesare Giulini della Porta, del quale si narrava un nuovo recente servigio reso alla causa nazionale. Alla vigilia della guerra[3] egli andò a Corsico[4], e là, ajutato dalla sua potente memoria, notò tutt'i reggimenti austriaci che passavano; quindi poté mandare in Piemonte precise notizie delle truppe nemiche. Cavour, convinto più sempre del singolar valore di lui, si affrettò ad offrirgli una prefettura, un'ambasciata, un portafogli; ma egli, modesto, rifiutò tutto. Il 19 novembre 1862, a soli quarantasette anni, il Giulini moriva, con acerbissimo dolore degli amici del salotto Maffei, che nei giorni più ardui aveano trovato in lui un ispiratore e una guida sapiente. (cap. 14, p. 241)
  • Incontriamo in casa Maffei il poeta civile più acclamato, il poeta alla moda, il prediletto delle signore: Aleardo Aleardi. A prima vista, egli poteva essere scambiato per un tenore di grazia, ma appena apriva bocca, si comprendeva che per fortuna era ben altro. Egli splendeva in quel tempo, nello zenit della sua gloria e de' suoi teneri affetti. E quanti, troppi, teneri affetti!... Come il Gazzoletti[5] scriveva alla Maffei, egli s'innamorava ogni giorno; ma non era mai pago de' propri idoli. Anima non volgare, anelando all'ideale, sperava, al pari del Raffaello del suo idillio gentile, di trovarlo in questa valle di delusioni:
    Onde questa mi piovve insaziata
    Ansia d'un bello che non trovo in terra?
    (cap. 16, p. 255)

Incipit di alcune opere[modifica]

Artigiani poeti[modifica]

Frontespizio Artigiani poeti, 1887

Un poeta inglese, morto il 1771, Tommaso Gray, in quella sua elegia scritta in un cimitero di campagna, (Elegy written in a Country Churchyard) che gli diede fama mondiale, alludendo ai poveri colà seppelliti, dice:
«Forse in questo angolo negletto è riposto qualche cuore una volta pregno di fuoco celeste; mani che avrian potuto reggere lo scettro dell'impero o svegliare all'armonia la vivente lira.»

Carlo Porta e la sua Milano[modifica]

Carlo Porta, il grande ironista meneghino, nasceva quando nella sua Milano, pur nella semi-barbarie di tante cose, agitavansi forti spiriti innovatori. Il Beccaria scriveva ardito contro la tortura e il patibolo; il Verri suggeriva le case di correzione in luogo delle prigioni pervertitrici; il Parini scherniva l'aristocrazia fatua e viziosa; a dispetto di sfringuellanti accademie arcadiche, sorgevano due associazioni possenti: la Patriottica e la Palatina; la prima per infondere aliti nuovi alle industrie, la seconda per rifare la storia italiana cui un dottore dell'Ambrosiana, Antonio Muratori, consacrò energie più che umane. Le sale del palazzo principesco di Antonio Tolomeo Trivulzio echeggiavano ancora di scipite pastorellerie d'Arcadia; ma, per volontà riparatrice dello stesso principe, quelle sale si aprirono ai vecchi che per le vie fangose trascinavano la canizie limosinando o venivano gettati a languire in un carcere. Alessandro Volta medita e prova: fioriscono gli studii matematici alle cui cime salgono persino menti muliebri, come l'Agnesi la buona e Clelia Borromeo la bella. La terra si solca di nuove strade e di nuovi canali: il cielo svela nuovi misteri alle acute pupille degli astronomi di Brera.

Note[modifica]

  1. Cerìgo o Citèra, isola della Grecia dalle cui acque nacque Afrodite (Venere), dea dell'amore.
  2. 1861.
  3. Seconda guerra d'indipendenza del 1859.
  4. Comune dell'attuale città metropolitana di Milano.
  5. Antonio Gazzoletti (1813–1866), giurista e poeta italiano.

Biografia[modifica]

Altri progetti[modifica]