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Massimo Scaligero

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Massimo Scaligero

Massimo Scaligero, pseudonimo di Antonio Massimo Scabelloni (1906 – 1980), esoterista e scrittore italiano.

La difesa della Razza

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  • Ed è interessante notare che la guerra in questo senso reca in sè una potenza di selezione veramente benefica in quanto, mentre pone in moto le qualità e le virtù fisio-psichiche che necessitano per l'affermazione di un ideale eroico, costruttivo, virile, finiscono col contrapporre un ordine di vita ad un altro, uno stile ad un altro, un tipo di umanità ad un altro. Si verifica dunque una rigorosa cernita di uomini, nella quale, tra l'altro, l'uomo ebraico può venire facilmente riconosciuto ed eliminato. Si può dire che questa guerra ha un valore profondamente realizzativo per l'azione razzista, sia in Italia che in Germania. (numero del 5 maggio 1941)
  • Ciò significa che la gioventù che si immola nel combattimento non si deve coniderare perduta per la famiglia etnica: tale sacrificio non significa perdita del frutto migliore della razza, ma preparazione di un nuovo rigoglio e di una più potente fioritura del suo ceppo. (numero del 5 maggio 1941)

La logica contro l'uomo

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Nei tempi attuali, a qualsiasi essere pensante è immediato il concetto «Io penso». Non v'è bisogno di ascesi di pensiero, o di mutamento qualitativo. All'individuo è sufficiente il pensiero con cui quotidianamente si orienta nel mondo, il livello ordinario, la logica lineare, per credere di essere un Io che pensa e che perciò in qualche modo regola la sua vita, assume iniziative e responsabilità.

Citazioni

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  • In realtà il costruttore del discorso valido - come tessitura logico-astratta - […] è mosso da un impulso che non è il suo pensiero, ma un ente impersonale, il vero costruttore del discorso. Sembra che tale impulso sappia come non suscitare pensiero, ma comunicare solamente se stesso mediante la progressione delle parole con marchio logico, che è la parvenza del pensiero: procedimento che, per prodursi, deve necessariamente asservire a sé il pensiero, espellendone la coscienza.
    In tal modo l'uomo, mediante un dialettismo illegittimamente formale, viene educato ad accogliere le sollecitazioni rivolte al suo automatismo pensante, piuttosto che al suo reale pensiero. Il reale pensare diventa sempre più faticoso, mentre la loquela progressiva fondata sui meccanismi discorsivi facilita il pensiero a cui non importi intendere, bensi codificare la propria inerzia.
    Non deve trarre in inganno il fatto che questo pensiero possa percorrere sentieri della filosofia o della scienza: perché, come sarà mostrato, non è pensiero capace di consapevolezza nel proprio movimento, ma solo in ciò che si determina come imitazione del movimento: la relazione delle parole, in stato di sonnambulismo avvincendosi a tale relazione come a una sicurezza di coscienza, che con il tempo si consolida sino a divenire impulso di cultura. (pp. 19-20)
  • A chi osservi, non può sfuggire come nell'attuale cultura il pensiero stia perdendo la possibilità di recare in sé la propria immediatezza, perché, anche se muove comunque da sé, attingendo alla propria intima forza, nel processo riflessivo viene tratto innanzi dalla correlazione delle parole, nella cui plausibilità logica trova vie già tracciate, sollecitanti in lui un automatismo che esclude la sua iniziativa: esige anzi la sua passività. (p. 20)
  • Oggi, la dialettica è la retorica del realista, scienziato o politico, ma parimenti dello psicologo, del mistico, dello spiritualista: il guscio vuoto della razionalità. (p. 27)
  • Allorché, per esempio, un cultore di scienze morali o psicologiche afferma la possibilità di conseguire esperienze elevate della coscienza mediante uno stupefacente, o un «allucinogeno», adeguatamente dosato e usato, in realtà, non esprime il pensiero indipendente da tale esperienza, ma il pensiero sollecitato da essa, per il fatto che non dispone di un'attività interiore capace di considerare l'effetto della sostanza sui centri cerebrali, ponendosi fuori di essi, ma inconsapevolmente lascia agire i processi fisiologici eccitati da tale sostanza, come produttori del suo stesso giudizio. (p. 28)
  • L'attività interiore lucida, indipendente dalla corporeità fisica, esige, per esprimersi, una cooperazione dell'organo cerebrale sul piano funzionale fisiologico, equivalente a uno stato di completa estraneità all'atto pensante, per il fatto che solo nell'assoluta « immobilità» il cervello può realizzare la sua strumentalità rispetto a tale atto. (p. 28)
  • In sostanza l'intellettuale di questo tempo, pragmatista o scientista o materialista, è un nevrotico che cerca sfuggire alla propria inquietudine mediante un atto di fede: nel mito o nel dogma dialettico-tecnologico. Quello di cui manca veramente è il pensiero, ossia la sostanza della dialettica: ciò di cui invece si ritiene speciale portatore o possessore. Essendo invece un «portato», o un posseduto, per via d'insufficienza di pensiero. (p. 29)
  • L'intellettuale di questo tempo non pensa veramente quello che dice, ma dà valore di pensiero a ciò che egli è portato a concatenare discorsivamente. (p. 41)
  • Istintivamente, o inconsciamente, il logico paranoide è portato a trasmettere il proprio male: perché soltanto contagiando la moltitudine, il suo dialettismo rientra nell'ordine della normalità, ossia nell'ordine di una generale necessità, a lui indispensabile come forma di un valore etico: in ciò facilitato dalla stampa, dalla radiotelevisione, dalla pubblicità, che oggi sembrano funzionare come suoi appositi strumenti. (p. 50)
  • La nuova logica, oltre che a fissare in strutture matematiche la propria analitica, mira a codificare il pensiero che si vincola al sensibile ancor più che il pensiero delle prime scienze della natura, assumendo come reale la coincidenza del concetto con il misurabile, e, senza risalire al concetto reale, contempla come pensiero la proiezione astratta di tale coincidenza. Con ciò rinuncia alla vera logica del processo, ossia all'esperienza del concetto, che ha reso conoscibile l'oggetto. (p. 73)
  • […] dalla dialettica hegeliana, che ancora su un movimento intuitivo si fondava, è nata la dialettica con apparente vita intuitiva, ma in realtà priva di idea, e dal deterioramento della dialettica priva di idea è nato l'attuale dialettismo. (p. 77)
  • L'errore di pensiero è la conseguenzialità che senza saperlo si stacca dalla interna empiria, continuando a svolgersi per suo conto, secondo l'acquisita struttura discorsiva: meccanicamente. Nessun discorso può essere meccanico, senza essere opposto al pensiero, allo spirito stesso da cui deriva. (p. 150)
  • La coscienza imaginativa, pur essendo superiore alla normale coscienza pensante, non è ancora tale da sopportare la potenza extra-formale degli enti e delle essenze sovrasensibili: perciò dapprima la apprende in imagini. Tali imagini sono temporaneamente vere. La loro forma è obiettiva e risulta identica per ogni sperimentatore, quando l'ascesi imaginativa si svolge secondo le leggi dello spirito. (p. 237)
  • Un tale uomo, per ritrovare l'accordo con il sovrasensibile, dovrebbe anzitutto conoscere se stesso e rendersi conto del livello in cui si trova, cosi da cominciare appunto a operare su questo: deve evitare di partire da esercizi e riti che arbitrariamente applichi a se stesso, perché colpiscono la sua imaginazione o eccitano la sua vanità, essendo in realtà processi estranei alla richiesta della sua situazione interiore.
    Se, mancando di conoscenza del proprio livello, egli si dà ad esercizi e riti non richiesti dalla sua reale situazione, evoca forze che non possono da lui essere ancora incontrate nella sfera sovrasensibile, ma solo nella sfera istintiva, alla quale in effetto ancora egli appartiene ed entro la quale inconsapevolmente le attira, essendo a lui sufficienti le ripercussioni sensazionali o le oscure emozioni che può trarre dalla loro evocazione, connettendovi soggettive rappresentazioni magiche, od «occulte». Sotto queste mitiche sensazioni in realtà operano forze spirituali alterate, o irregolari, che possono sembrare quelle evocate: giungono a farsi passare per esse. (p. 250)

Reincarnazione e karma

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Provate a rappresentarvi, mediante imagine, una serie simultanea di eventi: in un istante, come normalmente cogliete con uno sguardo un panorama, potete avere dinanzi a voi l'imagine unitaria di gruppi di eventi svolgentisi nello stesso momento sulla Terra.
Non è un'operazione difficile. Tenete conto che per solito il vostro pensiero può in un solo punto del tempo — si trovi o no la vostra persona fisica in movimento — cogliere la simultaneità dei fatti di immense estensioni spaziali: non per questo il pensiero deve avere estensione spaziale. Il rappresentare umano non conosce limiti di spazio: può all'infinito rappresentarsi il superamento di un limite rappresentato. Quando pensate, ad esempio, il firmamento, v'è un momento in cui potete intuire facilmente la sua illimitatezza.

Citazioni

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  • Muoversi con indipendenza nel tempo è un atto fuori dell'ordinario, conseguibile solo da esseri non casualmente operanti nel mondo, anzi operanti secondo una precisa missione. Il loro còmpito non è evitare all'umanità ciò che le è necessario per la sua evoluzione bensì aiutarla a sviluppare, secondo libera determinazione, la conoscenza di sé autentica, come forza, la cui carenza rende inevitabili le prove dolorose. (p. 20)
  • Esiste per l'individuo un percorso già fatto, come un corridoio in cui tutto ciò che viene dal passato è già presente: un itinerario obbligato, che egli comunque deve percorrere. È la serie delle conseguenze di ciò che egli ha già posto come cause in vite precedenti. Qui è riconoscibile la corrente necessitante del karma, che appunto entra nel tempo come procedente dal passato.
    Al tempo stesso, però, nell'individuo agisce una corrente che va verso l'avvenire: è la corrente dell'Io attiva nel pensiero puro, indipendente dagli impulsi del sentire e del volere radicati nella natura, nel sangue, nella razza, esprimenti appunto la direzione del karma, il passato. Dall'incontro e dal combinarsi delle due correnti nasce il destino. Colui che operi interiormente movendo dall'Io indipendente dal karma, modifica il proprio destino. Il contenuto del karma può assumere forme diverse a seconda della presenza del principio di libertà nell'individuo. L'uomo libero può invero trasformare il contenuto del karma: ma colui il cui pensiero non conosca l'interna liberazione, che gli è innata, non può non subire passivamente il karma. (p. 36)
  • L'Io opera mediante il karma, non potendo far uso del pensiero vivo. (p. 38)
  • Si imagini che un uomo per necessità karmica, verso il trentesimo anno, debba ricevere un rude colpo, il cui còmpito sia suscitare in lui un nuovo ordine di pensieri. Si imagini che quest'ordine di pensieri egli mediante disciplina già l'abbia destato in sé, grazie all'elemento interiore indipendente dal karma: allora avverrà che il giorno in cui egli passerà per la strada, percorrendo la quale dovrebbe ricevere sul capo il colpo di trave necessario a farlo stare diversi mesi in letto, avverrà che la trave lo sfiorerà appena. Sarà importante per lui capire che cosa veramente lo abbia salvato. Alla luce della dottrina della Reincarnazione e del karma, il caso in verità non esiste. (p. 54)
  • Gli aiutatori dei Popoli sono stati sempre gli Iniziati, diretti inviati del Mondo Spirituale, aventi il còmpito di ispirare i pensatori, i poeti, gli scienziati, gli scopritori, ossia coloro che dispongono delle facoltà interiori necessarie a realizzare praticamente gli intenti della evoluzione umana. Gli aiutatori del proprio popolo sono quasi sempre personalità ignorate dal mondo della Politica o della Cultura dominanti: raramente essi appaiono sulla scena come protagonisti riconoscibili.
    La vera opera di questi esseri si svolge nel Sovrasensibile, là dove gli Spiriti dei Popoli; per poter trasmettere i loro impulsi, hanno bisogno di percepire ciò che è necessario alla evoluzione umana dal punto di vista dell'uomo. Questo punto di vista però è possibile solo all'uomo. Gli Spiriti dei Popoli apprendono ciò che è necessario all'umano, ove possano leggerlo, come un linguaggio impersonale, nell'anima degli Iniziati capaci di elevarsi alla loro sfera, trasformando in contenuto spirituale il contenuto mentale. Allorché l'organizzazione materiale della vita sopraffà nell'umano l'elemento spirituale, e viene meno la mediazione degli Iniziati, tale lettura diviene impossibile agli Spiriti dei Popoli. (p. 65-66)
  • Un energico sforzo di liberazione dell'Io dall'antica anima senziente-razionale, mediante l'ascesi del pensiero, è richiesto all'iniziato moderno. Ad ostacolare tale possibilità oggi, esistono correnti spiritualistiche che trattano i loro seguaci come bambini da guidare verso il Sovrasensibile mediante una somma di conoscenze gnostiche, ritualismi, simbolismi, una minuziosa filologia esoterico-critica, un tradizionalismo pregno di nozioni mistiche. A questi discepoli viene impedito, mediante una sorta di esaltazione cognitiva, lo sviluppo della qualità essenziale dello Spirito dell'attuale epoca: l'attività delle pure idee, che sola può dare contenuto vivo al formalismo esoterico. In tal senso lo Spiritualismo esercita una funzione non diversa da quella del Materialismo. Ambedue hanno il còmpito di impedire che l'uomo scopra in sé la sorgente della forza e da essa senta scaturire il suo essere libero: non vincolato alla dialettica della Materia ma neppure a quella dello Spirito. Vero metodo esoterico è quello che dà modo di ritrovare la pura forza-pensiero oltre la forma dialettica. (p. 67-68)
  • Per ora le Entità direttrici dei Popoli possono operare mediante Iniziati, capaci di superare la Soglia dell'umano. Se mancano tali Iniziati, o se essi non sono all'altezza del còmpito loro assegnato, le Entità-guida dei Popoli non hanno altra possibilità di operare nell'umano se non la corrente del karma. Quando la vicenda umana è costretta ad essere espressione esclusiva del karma, la Storia che in séguito la ricostruisce non risponde che allusivamente alla realtà di quella: è inevitabile che sia plausibilmente interpretata dal dominante Spirito della menzogna. (p. 70)
  • Si può dire dunque che nell'uomo v'è una corrente pura della volontà, un impulso dell'Io indipendente dal karma — volto verso il futuro – di continuo impedito o alterato dalla coscienza razionale: si tratta di un potere impersonale impedito dall'elemento personale, o soggettivo, eccezionalmente però capace di affiorare nel pensiero puro, o nell'idea viva, della meditazione. Simultaneamente si può dire che v'è una corrente istintiva della volontà proveniente dal passato, che ha potere soggettivo mediante l'anima senziente-razionale, cioè mediante il corpo astrale, là dove si sottrae all'azione del pensiero puro. È la stessa forza in due forme diverse, polarmente opposte, ambedue necessarie alla liberazione dell'uomo, il cui còmpito è armonizzarle in sé e unirle secondo una direzione originaria. La libertà deve poter usare le forze della necessità, a fine di esprimere se stessa nell'umano, per nuove creazioni. (p. 70)
  • Un artista, un pensatore, è veramente grande sulla terra, quando nei mondi spirituali ha potuto con pienezza contemplare il divino. (p. 99)
  • Un essere che nasce, prepara la propria venuta mediante una matematica di rapporti tra successive generazioni, che dovrà dare luogo alla nascita dei due componenti la coppia genitrice. Non si può dire di un essere che nasce «Poteva non nascere», perché dietro la sua nascita v'è sempre un processo preparatorio di secoli. (p. 113)
  • Come al momento della morte fisica sulla Terra, l'uomo ha una visione-sintesi retrospettiva dell'esistenza trascorsa, così al momento della nascita ha una visione preventiva dell'esistenza che caratterizzerà la sua incarnazione. Ciò, determina spesso l'umore o l'espressione tipica con cui il bambino nasce: di dolore o di gioia, o di calma, o di forza. (pp. 113-114)
  • Mediante la coscienza di sé, l'Io può realizzare l'indipendenza dal karma, ma simultaneamente deve lasciare che l'azione causante del karma si esplichi mediante forze che praticamente si sottraggono alla coscienza di sé, almeno fino a che l'Io non assuma compiutamente le redini della vita. L'Io guida l'uomo karmicamente, attraverso l'inconscia dipendenza di lui dagli istinti, dal passato, dalla natura. Là dove l'uomo vince la natura, l'Io attinge minimamente alla necessità karmica, non ha bisogno di servirsi degli istinti per guidare l'uomo e portarlo a liberarsi del passato: l'uomo assume l'iniziativa, previene il karma. In sostanza il karma, la natura, gli istinti, esprimono il passato dell'uomo, ostacolante e in pari tempo sollecitante il suo procedere verso l'avvenire. Mentre, mediante gli eventi del karma, l'Io parla indirettamente alla coscienza, invece nella pura forza-pensiero sollecitata dalla Meditazione, esso può esprimersi direttamente, in quanto scorre nell'elemento volitivo autonomo della coscienza. Nel pensiero vivente, l'uomo realizza la sintesi del passato e dell'avvenire: comincia a operare con indipendenza dal karma e perciò a riconoscere gli ostacoli di cui questo positivamente si serve, per sollecitare le forze spirituali dell'avvenire. (pp. 122-123)
  • Per via dell’anima, priva di moto autonomo, o di elemento spirituale, il reale sopraffà il pensiero: solo in base a una tale sopraffazione sorge il conoscere razionale, che perciò non afferra veramente il reale: si lascia dominare da esso, senza riconoscere se stesso attivo nel sorgere di esso, e perciò alimenta l'errore umano, il male del mondo. (pp. 144-145)
  • Ogni vero atto di libertà è in sostanza un atto di volontà indipendente dal karma: ma in tal senso è un atto sacrificale, perché ha la forza di estinguere la legittima esigenza dell'ego. Crea in tal modo il karma dell'avvenire, la natura futura, il destino della riascesa umana. Assumere le proprie difficoltà, talora tragiche, come ciò che si è decisamente voluto in sede pre-umana, secondo lo Spirito, ai fini di una più profonda incarnazione di questo, significa estinguere il karma e ricrearlo per la diretta realizzazione dello Spirito. (p. 161)
  • Per solito ciò che il corpo astrale elabora nella presente vita, si reincarna come struttura eterica nella successiva: diviene un contenuto più profondo. Così ciò che viene elaborato nel corpo eterico si reincarna nella struttura fisica. Le azioni compiute, invece, come si diceva, producono il karma vero e proprio della successiva incarnazione. Occorre distinguere il karma che s'imprime nella struttura animico-fisica, da quello che si esprime negli eventi, cioè nella necessità storica, nel destino. Indubbiamente le due forme del karma sono basalmente connesse tra loro. (p. 184)
  • Possono essere comprese certe concatenazioni karmiche aventi il carattere della ineluttabilità. Un tale uccide nella presente vita colui da cui è stato ucciso nella vita precedente: egli prepara così il karma futuro, per cui, se in lui o nell'altro non sorge l'Io libero, a sua volta verrà ucciso: è un processo che sembra cieco nella sua meccanica continuità ed inevitabilità, ma in effetto è il segno della impotenza delle forze dell'Io a incarnarsi. L'Io, invero, in quanto Io superiore, è il portatore del Cristo: è in sé indipendente dal karma, perché ne è l'occulto regolatore. Soltanto l'Io può interrompere la tragica continuità della concatenazione: l'Io che si desta e comincia ad assumere la responsabilità cosciente della propria esperienza terrena. A un determinato momento, la presenza dell'Io diviene capacità di svincolamento dal meccanismo del karma, mediante la comprensione, o il perdono, del proprio nemico. (pp. 185-186)
  • Il quotidiano soffrire è il continuo procedere verso il pareggio dei debiti karmici, che l’acquisizione della libertà via via esige. (p. 203)

Trattato del pensiero vivente

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L'Io che l'uomo dice di essere non può essere l'Io, se non nel pensiero vivente: ancora da lui non conosciuto. Egli conosce solo il pensato, o pensiero riflesso, ma non sa come lo conosce. Deve prima pensare, per conoscere il proprio pensiero: non conosce il pensare.

Citazioni

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  • Il pensiero non appartiene all'uomo, ma al logos: tuttavia diviene individuale nell'uomo, perché egli, mediante esso, possa aggiungere al logos. (p. 67)
  • Rinunciando al proprio elemento sottile di vita, il pensiero diviene smorto ritlesso, ombra, dotata di moto in cui non cè più anima, o luce interiore: è il moto dialettico, cosl caro ai moderni filosofi, materialisti, o spiritualisti: il pensiero dell'impotenza. Le altre due correnti, il sentire e il volere, mantengono bensì il loro elemento di vita, ma a condizione di vincolarsi alla subconscia sfera somatica, cioè al corpo senziente e al corpo vitale, o eterico, così che la loro dynamis si àltera e ascende alla coscienza rispettivamente sotto forma di flusso emotivo e di flusso istintivo. (p. 128)
  • La dimensione esclusivamente razionale degrada l'uomo al livello animale: la sua intelligenza infatti è mondialmente mobilitata a soddisfare bisogni fisici e ad attuare un ferreo sistema di organizzazione economico-sociale conforme alla visione fisico-animale del mondo. Se v'è un momento primordiale della evoluzione umana, in cui l'uomno originario come entità spirituale supera il caos, occorre dire che l'attuale imporsi dell'organizzazione fisico-animale della società, è un ritorno del caos sotto forma tecnologico-scientifica. (p. 131)

Bibliografia

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  • Massimo Scaligero, Reincarnazione e karma, Edizioni Mediterranee. ISBN 9788827222065
  • Massimo Scaligero, Trattato del pensiero vivente, Tilopa, 2006. ISBN 88-86222-00-9
  • Massimo Scaligero, La logica contro l'uomo. Il mito della scienza e la Via del Pensiero Roma, Tilopa, 1967

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