Mauro Leonardi

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Mauro Leonardi durante la puntata di Milano-Roma

Mauro Leonardi (1957 – vivente), presbitero, scrittore e opinionista italiano.

Citazioni di Mauro Leonardi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Perché essere cattolico non è stare sopra le cose del mondo, fuori dalle cose del mondo, ma è stare dentro le cose del mondo col cuore e la testa liberi per amare, rispettare e accogliere. Senza questo presupposto non è "disinformazione": è non essere cristiani. Se non convieni con l'Oms – da medico, psichiatra, psicologo – te la giochi con l'Oms, non con il giro degli amici cattolici. Il mondo, per sapere cos'è l'omosessualità, si rivolge all'Oms. Se non sei d'accordo, parli con l'Oms col linguaggio dell'Oms e non ti chiudi nel ghetto cattolico a dire che gli altri sono questo e quest'altro ma non lo possono dire perché ci sono le lobby. Il cattolico, proprio perché è tale, crede che Gesù è verità, e quindi non può aver paura della medesima. Perciò, con professionalità, interroga, vaglia, studia, elabora, motiva. Il cattolico – proprio perché cattolico – alle affermazioni dell'Oms, ci deve stare, perché se no, non sta nel mondo. E invece è "cattolico-universale". Parla col mondo, quelli del mondo sono suoi simili, e non c'è cosa del mondo che non sia anche la sua.[1]
  • Non sto dicendo che Gesù fosse omosessuale o transessuale ma che dall'adolescenza fino alla fine della vita ha subito la medesima discriminazione degli omosessuali.[2]
  • A chi mi chiede perché Welby sia rimasto sul sagrato con la porta della chiesa chiusa e gli altri invece hanno avuto funerale e onori, io dico di avere misericordia per questa Chiesa fatta di uomini. Però sono indignato. Proprio indignato. Io da più di un anno sottolineo come non sia congruo scomunicare chi abortisce e non farlo con i mafiosi e con i massoni. Lo scrivo da quando il Papa, nella diocesi di Galantino, gridò che "i mafiosi sono scomunicati". Ma i mafiosi, in verità, non sono mai stati scomunicati davvero: tutto è rimasto come prima. E lo stesso vale per i massoni.[3]
  • A me personalmente l'espressione "mondo omosessuale" non piace. Non esiste un mondo omosessuale, esiste il mondo in cui viviamo che conosce la ricchezza di tante differenze. Un solo mondo. Quello di tutti.[4]
  • Il Papa dice che ci sono altre unioni che non vanno confuse con il matrimonio ma che comunque non vanno negate perché se lì c'è amore Dio è anche lì. Alcuni dicono che in "quelle unioni" nulla c'è d'amore, altri dicono che in "quelle unioni" c'è solo amore. Dio dice: se c'è amore ci sono anch'io. Il Papa dice "non facciamo confusione". E io voglio prendere il lato positivo, il bicchiere mezzo pieno perché, dai, è il Papa. Mica possiamo chiedere a un vegano di mangiare – per una volta, solo una – un panino al prosciutto crudo. Il Papa dice non facciamo confusione ma sa anche, il Papa, che il suo Dio sa che la confusione c'è perché ci sono più realtà. E Lui, Dio, sa tenere questa confusione tra le Sue mani. Solo che Lui, Dio, questa confusione la chiama con il nostro nome. E la sente Sua, profondamente Sua.[5]
  • Tutte le anime sono da servire, da amare. "Nessuna condizione umana può costituire motivo di esclusione dal cuore del Padre", ha detto il Papa: tutti vuol dire "nessuno escluso". A qualcuno dei partecipanti al Family Day può aver dato fastidio perché si è sentito chiamato in causa? "L'unico privilegio agli occhi di Dio è quello di non avere privilegi": nessun privilegio, nessun bollino, nessuno è sbagliato per Dio, nessuno è un caso speciale per Dio. Non va bene, è suonato come un rimprovero? Se ascolto l'Angelus per vedere se parla del Family Day di sabato come se fosse il Tg della domenica, vuol dire che non ho mai ascoltato questo Papa e non lo conosco. Ieri il Papa ha parlato della famiglia. La famiglia dei figli di Dio che è quella fatta di tutti. Come ricordava Eugenio Scalfari citando il vescovo di Roma è necessario "esprimersi con gentilezza e comprensione anche nei confronti di quanti, in merito al matrimonio pensano e agiscono diversamente". Perché Dio cerca e ama i suoi figli perché sono figli suoi e non perché sono a posto, nella condizione giusta. Li ama tutti perché ha un cuore che ha un posto per tutti.[6]
  • Esiste invece una terza posizione del tutto tacitata e dimenticata che, nella mia esperienza quotidiana di prete e scrittore, è largamente presente: mi riferisco ai cattolici che non guardano affatto alle unioni civili come a una minaccia per il paese o come un attacco alla famiglia ma che vivono il processo di crescita delle libertà e delle tutele nel paese, con attenzione e rispetto. Sono loro i veri silenziati. Sono quelli che non hanno tribune, che non vengono invitati a parlare da nessuna parte perché non sono la senatrice Cirinnà e, men che meno, sono Mario Adinolfi o Costanza Miriano.[7]
  • Io conosco tanti tanti cattolici che non hanno paura di essere annoverati con il resto d'Europa perché prendiamo le distanze dal vuoto legislativo che ormai riguarda solo Polonia, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Romania. Conosco tanti cattolici che sanno agire secondo la loro coscienza ben formata e che si sentono profondamente a disagio quando vengono confusi con chi nelle trasmissioni sa solo alzare la voce per gridare "dov'è la madre?"[7]
  • Ora, dire che la legge sulle unioni civili dà un duro colpo al matrimonio mi sembra sia come affermare che i miei vicini di casa che trascurano la raccolta differenziata siano i responsabili dell'estinzione del gorilla di montagna o del lemure del Madacascar. L'inciviltà che li porta a non rispettare la raccolta differenziata ci mette del suo, senza dubbio, ma prima converrebbe pensare alla deforestazione, al cambiamento climatico e al bracconaggio, che ne dite?[8]
  • La prima volta che Papa Francesco ha parlato con lui, Marco Pannella era in sciopero, aveva fame e sete come i compagni. Subito, ha avuto accanto il Papa come nuovo amico. Uno che – al contrario dei medici – non gli ha chiesto di cessare lo sciopero ma ha parlato del suo coraggio e di temi cari a entrambi, le carceri. E lui ha smesso lo sciopero.[9]
  • La "speranza concreta" di cui parlava Papa Francesco deve avere mura e tetti: possono essere di mattoni o di tela ma se sono un muro e un tetto smettono di essere parole e diventano una casa o cominciano a somigliarle davvero.[10]
  • Il Papa ripete che la Chiesa deve scusare i gay perché chiedere scusa non è una cosa contingente che finisce lì, legata al solo presente. Visto che non "faccio peccati" ma "sono peccatore" se non sto attento, se non cambio, lo sbaglio che ho compiuto tornerò a compierlo. E ai gay bisogna chiedere perdono tanto e tante volte per quello che i cristiani hanno loro fatto lungo i secoli. Avviene come per le radici di una pianta che avendo molta profondità ha bisogno di molto acqua.[11]
  • L'accusa che alcuni cattolici rivolgono al Papa è quella di fare un gran caos, di impedire di vedere l'unità della Chiesa. Papa Francesco sta semplicemente facendo vedere i problemi che tutti sapevano esserci ma che non si volevano guardare: lo scisma silenzioso che riguarda tante famiglie, il problema della comunione ai divorziati risposati, la pedofilia dei preti. Ma la vera novità è l'evidenza dello schieramento dei conservatori "cattolici", abbarbicato un tempo attorno a san Pietro e ormai disorientato. È un modo brutto di dire, per carità, lo so bene; è da "visione politica della Chiesa", storcono la bocca alcuni quando si parla così. Vogliamo trovare altre parole? Facciamolo: il Papa ha totalmente buttato all'aria i cattolici che sono "più cattolici di Gesù".[12]
  • Cosa ha fatto Papa Francesco di così destabilizzante da leggere ogni sua parola, ogni suo gesto, come parola e gesto di minaccia e di confusione? Ha ricordato che siamo cattolici perché "universali", che siamo di tutti perché siamo di Cristo, il galileo. Ci ha ricordato che Gesù ci precede in Galilea – così dice il vangelo – e che la Galilea, lo spiegano gli esegeti, è la terra "fuori", la terra di chi non è "puro puro". Dopo tre anni di Papa Francesco il "mondo cattolico" non esiste più. E non sto pensando a gruppi o a nomi e cognomi: sto pensando a una weltanschauung, a una concezione della vita, a un modo di vedere le cose. Per un cattolico il "mondo cattolico" non esiste perché il mondo cattolico è il mondo.[12]
  • Quando una donna attende accade un qualcosa che è il contrario di quello che accade normalmente: se nel mio corpo entra qualcosa che è estraneo al mio corpo, il mio corpo tende ad espellerlo. Invece, nel corpo della donna, quando entra il seme maschile, non solo non tende ad espellerlo, ma lei cambia, accogliendo e nutrendo questa altra cosa. Questa è l'attesa.[13]
  • Se Bergoglio si limitasse a cambiare un punto del catechismo o una legge ecclesiale, il suo successore potrebbe fare il contrario: e tutto tornerebbe come prima. Invece se il Papa cambia la mentalità del cristiano nulla, nella Chiesa, torna più come prima.[14]
  • Io posso pensare di andare davanti a Dio puntando sulla mia perfezione? Così nessuno si salva, ma Dio ci dice: "punta sulla mia misericordia, che ti sarà data nella misura in cui tu avrai avuto misericordia". Giustizia e misericordia non sono affatto in dicotomia, c'è una giustizia nella misericordia: il fatto che la misericordia viene data nella misura in cui ho misericordia.[15]
  • [A proposito dell'omicidio compiuto da Padre Graziano] Se il celibato non è scelto liberamente può essere davvero "squilibrante" ma è la mancanza di libertà il problema, non il celibato. Nessuna scelta che sia veramente e profondamente radicata nella propria identità può essere deviante di una personalità.[16]
  • [A proposito delle affermazioni di don Giovanni Cavalcoli sul terremoto e le unioni civili] E così l'affermazione "a mio figlio è venuto un tumore perché Adamo ha mangiato del frutto proibito" o "ad Amatrice è morta una mia amica perché Eva ha disobbedito" vale tanto quanto "oggi sul Corriere mi insultano perché Gutenberg ha inventato la stampa", oppure "sui social se la prendono con me perché Steve Jobs ha inventato l'iphone e Mark Zuckerberg Facebook". Ancor più radicalmente, poiché anche Cristo il sommo innocente è stato colpito dalla morte, il rapporto di causa-effetto tra una singola morte e un singolo peccato è destituito di senso. Forse il collega sacerdote non se ne accorge ma egli, ristabilendo quel nesso specifico, concreto, tra terremoto e peccato (o supposto tale), tra immoralità e punizione divina, ragiona esattamente come quei farisei e quella gente di passaggio che guardando il Cristo torturato in croce lo insultavano scuotendo il capo e dicendogli che se fosse stato davvero innocente avrebbe dovuto non morire (Cfr Mt 27, 40; 42 e paralleli).[17]
  • [Durante la puntata di Milano-Roma, in risposta alla domanda dei Gialappa's Band sul perché non depenalizzare il sesso nella Chiesa] In realtà il Papa lo depenalizza. Nella sua prima esortazione apostolica, che si chiama Evangelii Gaudium, dice che sbaglia quel prete che nelle sue prediche parla sempre e solo di un argomento (che è quello del sesso). Invece noi dovremmo, come agenzia formativa, educativa, "Chiesa Cattolica", dare molta più importanza, per esempio, all'educazione civile. A parte le tasse anche la differenziata o il rispetto per gli animali."[18]
  • [Durante la trasmissione Bianco&Nero sulla pedofilia nella Chiesa] C'è questa confusione tra pedofilia e omosessualità, come se fossero delle cose che vengono affiancate, quando invece non hanno niente a che vedere l'una con l'altra.[19]
  • [Sull'introduzione della parola pedofilia all'interno del Catechismo della Chiesa Cattolica] Certamente nel 1992, quando il Catechismo venne pubblicato, la pedofilia, e in particolare quella nella Chiesa, era un tristissimo argomento per lo più rimosso: un tabù, qualcosa di cui non si poteva parlare. Ma da allora, prima con Benedetto e poi con Francesco, non è più così. Chiamare le cose col loro nome è un dovere. Doloroso a volte. Ma necessario. Prima che una parola divenga legge che protegge, norma che difende, deve esistere, essere usata nella vita.[20]
  • [A proposito delle polemiche su Papa Francesco a Roma Tre] Chi si avvicina al Papa si accorge che non gli è necessario citare Dio perché per lui è come l'acqua: insapore, inodore, incolore, eppure presente in tutti gli organismi e fonte primaria di vita. Dio si è fatto pane, cioè alimento quotidiano, perché non ci chiedessimo di continuo se è o no a tavola: c'è sempre anche se non c'è nel menù.[21]
  • [A proposito di pedofilia nella Chiesa] [...] anche se è vero che non è l'unico posto dove c'è la pedofilia, è vero che la Chiesa ha un particolare dovere di cambiare. Oltretutto perché ha il compito, poi, di innescare il medesimo cambiamento nel resto della società.[22]
  • [A proposito della veglia per dj Fabo e il funerale negato a Piergiorgio Welby] La veglia di preghiera per dj Fabo non sarà una riflessione pro o contro l'eutanasia, il fine vita e il suicidio assistito ma semplicemente lo stringersi ad un fratello, alla sua compagna, alla sua famiglia, e ai suoi amici. Uno stringerci tra noi rispetto ad una sofferenza umana che domanda solo questo: amore e non verdetti. E grazie a Papa Francesco venerdì la chiesa riuscirà a fare quello che dieci anni fa non riuscì ad essere. Vicinanza. [23]
  • Papa Francesco, checché ne dicano i suoi detrattori cattolici, riafferma fortemente l'identità cattolica, quella per cui un cattolico è riconosciuto nel mondo, ma non pensa all'identità cattolica asserragliandola in un sistema di pensiero chiuso: vede l'identità cattolica pensandola in relazione agli altri, cioè capace di offrire quello che ha e ricevendo dagli altri quello che gli altri le possono dare. [24]
  • Non ci si vaccina perché si dà più peso ad aneddoti e a leggende metropolitane che non ai dati scientifici, alla statistica e alla medicina ufficiale. La società italiana di pediatria ha fatto circolare un prontuario che smonta le principali convinzioni “certe” di cui si nutre chi decide di non vaccinare: sono convinzioni che dimostra false, totalmente destituite di fondamento e quindi pericolosissime. Si inizia con “i vaccini causano l’autismo” per passare a “i vaccini sono inutili, non sono efficaci, contengono ingredienti pericolosi” e si arriva fino a dieci affermazioni false con le rispettive contro affermazioni. Riusciremo a ricominciare a vaccinarci prima che le epidemie comincino a mietere vittime a mazzi? Non è detto. La verità può vincere quando deve combattere contro la semplice ignoranza, non quando se la deve vedere con una mitologia, con un movimento che pare incedere con l’andamento ineluttabile del destino ed è una marea nera che ci fa convinti di essere vittime di una truffa globale, quella che porta il nome del complotto mondiale delle case farmaceutiche. Un mito avrà sempre ragione della verità se, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute negano il complotto e dimostrano che non c’è nessuna relazione tra l’autismo e le vaccinazioni, il mito può replicare che anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Ministero della Salute fanno parte complotto. [25]
  • [A proposito dell'omicidio di Emanuele Morganti] Questo Papa ci insegna che del Dio cristiano non si parla, il Dio cristiano si vive. E si può viverlo anche senza nominarlo. I giovani che ascoltavano il Papa chiedere loro di combattere il bullismo, hanno capito che Dio lo puoi trovare tra i banchi di scuola come nelle discoteche se lotti contro l’indifferenza, perché è questa a nutrire oscenamente il bullismo. [26]
  • [A proposito della ragazza musulmana di Bologna a cui sono stati rasati i capelli] La famiglia che voleva imporre il velo a questa ragazza è colpevole come avesse commesso su di lei uno stupro. Per certi versi, forse, è stato anche peggio. Perché mentre i lividi delle botte si vedono, i lividi di una libertà calpestata e violata rischiano di rimanere invisibili e quindi peggiori perché non condivisibili, non raccontabili. Io so che se Dio non è padre ma padrone, l’uomo non è più figlio ma schiavo. E spesso gli aguzzini di questi schiavi sono proprio i parenti. Che diventano uomini ciechi, violenti, indegni di essere chiamati genitori. [27]
  • Dobbiamo chiamare Dio con il suo nome, e il suo nome è Amore. Amare l’altro è l’unico fondamentalismo ammesso perché mai, neppure in nome di leggi, dottrine, istituzioni, dogmi, amare significa danneggiare l’altro. Vuol dire anzi donargli la propria vita. Vuol dire amarlo anche se è nemico. Se no meglio essere atei. Di quelli onesti che dicono che loro a Messa non ci vanno. Che le preghiere non le dicono. Che non capiscono adorazioni eucaristiche e rosari. Meglio questi atei piuttosto che credenti che pregano ma che non hanno la loro vita buona che prega accanto alle loro preghiere. Meglio non avere Dio nelle parole se poi Dio non è nella vita di chi prega. Un “dio” fatto solo di una consonante e due vocali, un “dio” che difende le nostre arroganze e maschera le nostre ipocrisie allontanando e annullando chiunque sia “nemico” è meglio perderlo che averlo accanto. Solo con questa onestà di vita si può testimoniare la propria fede tra fedi diverse. Perché Dio ha nomi diversi ma la sostanza dell’amore è identica. Sempre. [28]
  • [A proposito della canonizzazione dei pastorelli di Fatima] Al contrario di come pensano editori, registi ed autori, i veggenti non sono star. Non c’è un pallone d’oro di chi ha visto di più, prima e per più tempo. I veggenti, come ci insegnano i due santi bambini di Fatima, non sono dei privilegiati, con personalità carismatiche, con un “di più” morale o spirituale. Sono persone pervase da un’intensa coscienza di inadeguatezza, immersi in qualcosa il cui significato rimaneva ai loro occhi largamente ignoto ed oscuro ma che non per questo però, al contrario di quanto capita a noi, hanno pensato di tirarsene fuori o indietro. Perché i bambini vivono la vita che Dio dà loro. Non se ne allontanano come facciamo noi adulti che la sottoponiamo al vaglio della nostra intelligenza – della nostra mancanza di intelligenza – e la scartiamo se non ci soddisfa. Forse la Chiesa, indicandoci quei due bambini, ha qualcosa da dirci. [29]
  • Come riconoscere chi conduce una doppia vita? Spesso, paradossalmente, sono coloro che illustrano con maggior splendore le verità che non vivono. Nessuno meglio di un adultero sa come spiegare il bene del matrimonio indissolubile; non c’è come non pagare le tasse per lapidare in pubblico, con lucidità e metodo, gli evasori fiscali. Questo paradosso avviene perché chi non li vive, trasforma i valori traditi in idoli disincarnati. Nel vivere una verità, invece, c’è sempre un cammino da condividere, una fatica da portare insieme: solo dopo, balbettando, si può provare a raccontarla. Invece chi dice il valore di una verità senza esitazioni, senza cedimenti, senza sfumature, quasi sempre è perché non la vive. Non se l’è caricata sulle spalle. [30]
  • Gli animali sono esseri che soffrono come tutti. I cani hanno un padrone, lo scelgono, si fidano di lui e a lui danno la vita e gli sono fedeli come tante volte noi essere umani non ci sogniamo neppure di fare. È vero che purtroppo noi cattolici – in contrasto con la Bibbia e il vangelo – non trattiamo gli animali con l’amore con cui Dio li ha creati. È davvero una lacuna imperdonabile. [31]

Abelis[modifica]

Incipit[modifica]

Per chi si avvicina su un carro, il nudo profilo di Arileva brilla, immenso e superiore, nel mezzo della steppa. La pianura che lo circonda è vasta come l'oceano ed il castello è impregnato di quella grandezza vuota. Anche d'estate, quando nei prati ronza e fermenta il calore e nei più ardenti pomeriggi si può sentire fuori ribollire la luce, le pareti rimangono fredde. Il castello con i suoi mille rumori dà l'impressione di avere i brividi e nell'aria delle grandi stanze con il soffitto a volta, aleggia perenne il sentore della grotta. La via che sbocca nella corte del castello, proviene da tutte le province del regno. È la medesima che unisce tra loro tutti i popoli ma nell'ultimo tratto, il lunghissimo ultimo tratto che attraversa la pianura, è fatta solo per il castello. Lì termina. Solo due tipi di viandanti percorrono quella strada. Ci sono le carovane che portano carichi d'oro e di profumi, cavalli, cocchi, schiavi e vite umane. Ecco poi dei cavalieri, a volte solitari, a volte in drappello, che escono ed entrano dal castello con gran fracasso di zoccoli sul legno dei ponti levatoi. Un giorno un gruppo di loro viene che scorta un bambino. È Abelis che arriva ad Arileva. Fa caldo e ha sete d'acqua.

Citazioni[modifica]

  • Lutet sogna e non sogna. Chiusa dentro un'inflessibile prigione invisibile che le ruba perfino il dolore. Questa sera, bimbo mio, chi ti accarezza?
  • Se volete, fate pure catene con i vostri impasti di menzogne: io ho congiurato con l'amore.
  • La gente è angosciata dall'ignoto e per questo vuole essere inquadrata da regole fisse che la proteggano.
  • Quando gli inverni sono particolarmente rigidi, può accadere che i draghi, spinti dalla fame, arrivino dal nord fin dalle loro parti. In quei casi bisogna ordinare alle popolazioni di migrare provvisoriamente al sud perché i draghi trovino paesini abitati solo da cavalieri: devono pensare che Arileva abbia una popolazione non mangiabile, composta da cavalieri che non solo li combattono ma soprattutto che hanno la pelle di ferro.
  • Così si stirano i pensieri della tua vita passata in modo che non facciano grinze. Così si stirano i pensieri del tuo futuro in modo che non facciano grinze. Così si inghiottono lacrime: lontano dal letto, perché le lacrime attirano i cattivi sogni. Quando hai panico e sei con i mostri, non perdere il controllo, la paura potrebbe bruciarti il cervello al momento giusto. In questo modo conosceranno subito il cavaliere che sei destinato a diventare.
  • "I cavalieri salvano la gente e non c'è nessuno che li carezzi, ma tanto loro le carezze non le sentono". (Ferriere)
  • Quando è lì, dentro di lui ogni cosa tace, anche i pensieri. Sale sul terrazzo, guarda le stelle e ascolta il vento. Fra le guglie del castello c'è sempre vento e Abelis vuole che gli sfiori la pelle. In questo modo il bambino chiede all'aria una provvista di carezze.
  • "Che cosa è una mamma?" "Una che accarezza. Mia mamma lo fa anche adesso. Lei vede le stelle che stiamo guardando noi e sento il vento che accarezza. Lui passa da lei a noi portandoci le sue carezze"
  • Ecco di nuovo però l'incertezza, il disagio. Ecco di nuovo quel vuoto, quello spazio dentro di sé, quella concavità capace di esprimere una nostalgia che non viene colmata dal pensiero dell'aria come non viene colmata dall'idea del pane. Ecco di nuovo quel malessere, quel fastidio, quel sentirsi fuori posto. Anzi senza un posto. Proprio come quel luogo vacuo, quel posto concavo che avverte dentro di sé così preciso, rotondo, circolare, regolare.
  • "Sono cose difficili da spiegare", dice Abelis a bassa voce, meditabondo "forse potrei riuscirci solo con un amico". "Se vuoi tu e io potremmo diventare amici". "Tu e io?" Abelis sembra sbalordito da quella proposta. "Ma tu hai qualche segreto da raccontarmi?" domanda. "Segreto? Che segreti?". "Per essere amici bisogna raccontarsi i segreti. Io ti racconto i miei segreti e tu mi racconti i tuoi.
  • Ma quella notte Blennenort ha qualcosa di unico, inaudito: attraverso la visiera scendono delle lacrime. Una cosa impossibile, mai accaduta prima, perché i cavalieri non piangono. A loro è consentito solo parlare o tacere. O sospirare, o gemere, o cigolare, o lamentarsi, o godere della vittoria. Ma non piangere. Non lacrimare. Nell'elmo non sono previsti condotti per le lacrimazioni.
  • Le dicevo "ti amo tantissimo" e lei domandava "quanto è tantissimo?". E io rispondevo "moltissimo". "Ma quanto è moltissimo?". "Moltissimo è tantissimo". "Ma quanto?" e faceva così con le mani come per misurare, come per dire tanto così o di più, così e così? E siccome era sempre troppo poco, io dice "di più" finché ho cominciato a dire "ti amo senza misura". Ma quanto è senza misura?". "In maniera indicibile, impensabile". E così mi ha fatto capire che "ti amo" è la parola più grande che esista, e con essa si può fare solo quello che ganno tutti gli amanti e che facevamo anche noi fino a morirne. Ripeterla, Messere. Ripeterla fino a morirne."
  • Quella strana parola che è amore. Che detta così può essere rivoltata a piacere e può voler dire tutto, ma che detta "ti amo" vuol dire solo una cosa: "È importante per me che tu esista".
  • Innamorarsi è decidere di esistere.

Come Gesù[modifica]

  • Una vita senza amore, dunque: ecco l'orribile spettro che attraversa l'anima di molti quando sentono parlare di celibato.
  • Di sofferenze ce ne sono molte in chi ama. C'è la sana fatica, a volte anche dolorosa, di costruire una vita di reale felicità per l'altro.
  • A guardar bene, fedeltà e amore sono due sinonimi della stessa sostanza vista da dritto e da rovescio, da davanti e da dietro. La stessa sostanza con lo stesso materiale. E questo materiale si chiama tempo. Se io oggi continuo a dire un sì a qualcosa solo perché è giusto, perché non si può dire di no, solo perché mi ci ero impegnato un po' di anni fa, non è di fedeltà che sto parlando, perché non sto attualizzando il mio sì. Non lo sto portando nel presente, ma invece è come se volessi portare il passato nel presente.
  • Non sono la persona di quarant'anni fa. Le radici sono le stesse, ma l'albero è cresciuto. Il collegamento alle radici è una fedeltà sempre creativa perché io sono chiamato ogni istante alla nuova sintesi tra la mia essenza profonda (la mia radice) e la nuova sfida che la vita mi porta adesso. La nuova sintesi è la fedeltà.
  • Innamorarsi non è né bene né male, succede. Invece non succede di amare. E non succede neppure di essere fedeli o infedeli. Questo si sceglie.

Il Diario di Paci[modifica]

Incipit[modifica]

Il diario di Paci è uno spazio di sperimentazione narrativa, una tavolozza letteraria composta da 151 brani. Paci è il personaggio di un romanzo. È sposata con René, un uomo che la trascura. Ha un amante, una bimba che si chiama Marta e un’amica che si chiama Stella. Da vent’anni vive a Roma e si mantiene facendo pulizie.

Citazioni[modifica]

Non si può amare solo con la voglia di amare. Con il voler amare. Con il voler restare. Con il crederci. Con io lo amo. Perché poi non basta. Non regge. L’amore non basta per amare. Bisogna che ci sia la storia, per amare. La vita, per amare. Non bastano le parole, per amare. Neanche quelle giuste, bastano. Neanche le parole d’amore bastano per amare. Dobbiamo fare una passeggiata. Dobbiamo cenare insieme. Leggere un giornale. Andare a fare la spesa. Fare una cosa insieme. Che sia nostra. Che siamo noi. Io e te. Non basta fare sesso per fare l’amore. Anzi. Ci vogliono i baci. Ci vuole anche solo stare con la fronte appoggiata alla fronte. Per amare ci vuole una storia. Da vivere. Vissuta. Ci vuole tempo. Non puoi non esserci mai. Per amare ci vuole una storia. Da fare e raccontarsi. Non puoi non aver voglia di parlare. Non puoi parlare sempre. Una storia da fare insieme. Non puoi trovare tutto pronto. Arrivare quando tutto è fatto. Io amo solo chi fa la giornata con me. Chi fa la vita con me. Chi fa la spesa con me. Chi fa una passeggiata con me. Chi fa tempo con me. Chi fa storia con me. Non amo se no. Amo solo chi sa stare tutto con me. Chi parla con me. Chi torna da me. Chi chiama per non dire niente. Chi mi bacia la testa, tra i capelli, passandomi vicino. Chi mi porta i capelli indietro. Io non le voglio le romanticherie. Voglio le cose che sono nella mia giornata. Voglio che sono con te. Fatte con te. Raccontate a te. E poi ti racconto le cose solo mie. Che faccio io. Entro e esco dalla tua vita. E tu dalla mia. Come l’ago che cuce . Come l’ago che per unire, entra e esce. René fa qualcosa con me. René parlami di qualcosa che è nostro. Facciamolo insieme. René quante notti sprecate a fare niente. Anche se fai. Che profumo ha la mia fronte, René?

Il Signore dei Sogni[modifica]

  • Giuseppe non è chiamato semplicemente a imparare a leggere il suo sogno, ma a collocare ciò che sogna nell'àmbito di ciò che gli accade.
  • Dio ha un progetto su di me e mi chiede non solo di sceglierlo, ma di costruirlo insieme a Lui.
  • La «stranezza» che accade nelle nostre vite non è un rebus da risolvere ma un mistero da accogliere.
  • C'è bisogno di tempo per capire che il senso del sogno di una vita non si coglie attraverso la mera saggezza, ma rinsaldando la relazione con Dio: infatti non è forse Dio che ha in suo potere le interpretazioni?
  • Dio vuole che l'uomo entri liberamente nei Suoi progetti e, per quanto in modo limitato, li elabori insieme a Lui.
  • Quale legame più grande di quello che ci lega a Dio? Di quello che ci fa dire: voglio quello che Tu vuoi?
  • Vale per tutto e sempre: per capire bisogna amare. Conosciamo solo ciò che amiamo o desideriamo. E si desidera qualcosa per amarla. Se no, non è un desiderio, ma una fissazione. Come amare la contemplazione? Amando il proprio essere sognatori.
  • Sognare non è essere sconnessi dalla realtà, ma starci dentro con tutti e due i piedi. E sono gli altri, quelli che stanno su un piede solo, che sono strani, che zampettano come fenicotteri e invece sono uomini.
  • Il viso arrossisce perché siamo vivi. Perché siamo vivi dentro. Gli occhi si abbassano, le mani si congiungono, le gambe ci mettono in piedi, perché qualcosa dentro di noi si emoziona, prega, si innamora e cede il posto. Ecco perché.
  • Se vuoi vedere il tuo viso, il tuo sguardo, i tuoi vestiti, hai bisogno di stare davanti a uno specchio. Per vedere che aspetto ha la tua vita dentro di te, ti devi mettere davanti al tuo sogno. Contemplare è chiudere gli occhi per guardare, e per guardare con amore. È difficile guardare sé stessi se si pensa di essere brutti.
  • Nelle camere delle donne che non si piacciono non ci sono specchi. Per contemplare devo volermi bene di quel bene che mi dice «mi piaci».
  • La contemplazione nasce dall'amore. Solo dall'amore. Come tutto, del resto.
  • La vecchia Rose conclude il film dicendo: «Lui mi ha salvato in tutti i modi in cui una persona può essere salvata», e questa frase, a ben pensarci, può essere detta con tutta verità solo di Cristo. Sono parole che, addirittura, rendono possibile una lettura religiosa, assoluta, di quell'amore. I due amanti sono di volta in volta, come maestro e discepolo. Jack salva la vita a Rose all'inizio del film, alla fine, e durante tutto il film, liberandola dai legami sociali. E Rose fa lo stesso con Jack. Lo va a prendere nei bassifondi in cui era stato relegato dalla società e lo salva. Proprio come avviene per Dio: un dio pagano però, quello che si immaginano gli uomini. Un dio che vive in un paradiso perfetto in cui non entrano i conflitti della vita vera, cioè la tensione amore-morte: l'unico rapporto con la creatura è, al massimo, quello di concedersi, benignamente e senza sporcarsi le mani, di farle da motore immobile.
  • L'amore irreale, cioè da sogno inteso come non-realtà, non funziona. Non perché è irreale, ma perché non è amore. L'amore vero è sempre reale perché solo ciò che è reale è vero. Per vero intendo che ha un posto, un peso, nella mia vita. È vero solo quello che mi porta più dentro la mia vita, che rende la mia vita più mia. Tutto ciò che conferma chi sono è reale e quindi vero. Il senso della mia vita non è qualcosa che riempie la mia vita, ma è la mia vita. Ha il suono del mio nome.
  • L'amore vero è anche quello di una dodicenne che si innamora di un ragazzo e che ha solo il suo numero di telefono su WhatsApp e l'unico appuntamento che ha con lui è quando apre la fotina del profilo e la ingrandisce e se lo guarda con amore. È amore vero perché a dodici anni l'amore lo vivi così. È vero perché lei è così: una bambina che sta crescendo. Ma per una donna adulta quell'amore non sarebbe vero: ha bisogno di un amore in carne e ossa, di incontrarlo, di ballare con lui, di uscire con lui, di baciarlo. Vivere un amore irreale è un ossimoro, è non amare. La parte d'irrealtà di un amore irreale tiene quell'amore all'esterno, fuori dalla vita di chi pretenderebbe di amare. Non tocca la vita vera. Magari la stravolge, ma non ci entra dentro. È, anche, e terribilmente, un amore che distrugge quello che lui o lei è. Questo significa irreale.
  • Se caratteristica della persona contemplativa è stare con entrambi i piedi nella realtà, la Rose di Titanic è una donna che fa l'esatto contrario. Che vuole non «guardare» ma solo e semplicemente essere guardata.
  • L'attesa di una donna è un prepararsi a qualcosa di cui presagisce l'esistenza, ma che ancora non conosce. È un prepararsi per qualcuno che arriverà e che – pensa tra sé – mi riguarderà tutta anche se neppure so che volto ha e come lo riconoscerò. Me ne accorgerò dal semplice fatto che la mia vita cambierà: irresistibilmente, ma anche liberamente, mi toccherà. E anche io «sceglierò» di essere toccata. Cioè, ne sarò amata e l'amerò. 
  • Le donne dell'Antico Testamento che da sterili divenivano madri di figli importanti, quelle di cui ho parlato più sopra sono – come ho già detto – preludio della Vergine Madre: la verginità è, per così dire, la sterilità portata al suo culmine. Maria quindi è la donna dell'attesa. Anzi dell'Attesa. Anzi, essa stessa è l'Attesa.
  • [Sull'Annunciazione dell'Angelo a Maria] Maria non si stupì affatto della presenza di un angelo. Fu invece l'angelo a stupirsi di lei. Maria vedeva il Creatore in tutte le creature, e vederlo negli occhi di un angelo le sembrava altrettanto sublime che vederlo in quelli di un uomo. Non la stupiva scorgere ovunque il Creatore. Era intenta a normali lavori domestici. Aveva forse un panno in mano o una spazzola di legno che a un certo punto le erano caduti non perché fosse rimasta trasecolata dall'apparizione di Gabriele, ma per lo stesso identico motivo per cui a ciascuno di noi cascano di mano le penne e gli smartphone. Gabriele ha il volto di un giovane molto bello, dai lineamenti molto delicati. Capelli leggermente ondulati, castani. Occhi verdi. Niente ali però, questo no. Solo una veste candida. È lui a stupirsi. Molto, molto più di Maria. Gabriele è un arcangelo eviterno abituato a guardare fisso l'eterno Dio, e sa bene tutta l'opaca caligine che avrebbe trovato arrivando sulla terra. Aveva ancora fresca una certa esperienza con Zaccaria (cfr Lc 1). Proprio per questo si stupì. Di Maria. Si stupì molto. Non si aspettava di vedere il Creatore guardando una creatura. Di vedere una creatura "tutta così piena di Creatore. Così stracolma, così piena di grazia, così kecharitoménê. Devo aver sbagliato strada, pensò Gabriele. Credevo d'esser sceso sulla terra, e guarda un po' sono arrivato in cielo. Si guardava attorno nella stanza mentre Maria curava cose casalinghe impercettibili a un angelo, e quel principe del cielo pensava: «Guarda un po', qui è tutto pieno di cielo. È tutto pieno degli spirituali sorrisi che si sorridono nei cieli, delle trepidanti parole che alitano su da noi nei cieli». Era molto stupito, Gabriele, di fronte a Maria. Era stupefatto. Non aveva mai visto nulla di simile. Con nessuna creatura aveva mai visto Dio comportarsi in simile modo. Gabriele disse «il Signore è con te» (Lc 1, 28) e non lo aveva mai detto a nessuno. Una cosa così non l'aveva mai detta. Era una prima volta, una primizia. Di tutta la creazione, di tutte le creazioni. Mai vista una cosa simile, pensava Gabriele, mentre Maria lo guardava e non si stupiva più di tanto. E lui proprio di questo era stupefatto. Dell'atmosfera famigliare, normale, che lo sguardo di Lei, le sue mani, la sua presenza, creavano. Lei era quasi seduta a terra (forse a filare o a pulire) e lui, che veniva dal più alto dei cieli, era molto affascinato da quelle dita, da quelle mani. E si chiedeva se stesse filando o forse solo pulendo, e si stupiva di essere affascinato da una cosa così semplice e umile.
  • Così gli sfuggì di dire: «Da sempre Ti ha guardata». Fu in quel momento quando Cielo e terra si riconobbero e finalmente Gabriele riuscì a dire: «Darai alla luce un figlio e lo chiamerai Emmanuele, Gesù: Dio è con noi» (Cfr Mt 1, 23; Lc 1, 31; Is 7, 14). A quelle parole, sfiorò appena con la mano il grembo di Lei e Lei guardò in alto e una Presenza Luminosa li avvolse. Il suo cuore, di umiltà e purezza cristallina, rifulse in modo così eminente nella sua trasparenza, da lasciare commossi. Senza parole. Senza fiato. Quel Cuore così meraviglioso viene avvolto dalla Luce dello Spirito e si unisce liberamente all'Amore, a quella Luce che fa sembrare ombra quella della terra. Quella luce, così intensa e calda, è tanto presente nella povera stanza qualunque di un qualsiasi giorno qualunque come mai in nessuna reggia è avvenuto. Si toccano, Lei e la Luce, e il suo sorriso è tutt'uno con quella Luce che si concentra e diventa intensissima. Poi un'ombra avvolge tutto (cfr Lc 1, 35). E poi, solo, si sente il battito di un cuore che inizia il proprio palpito.
  • L'Annunciazione è proprio l'inizio di qualcosa di nuovo. Perché l'Incarnazione dà il via alla Redenzione, ed è l'inizio della Chiesa, cioè di una nuova creazione. Maria è l'Arca della Nuova Alleanza. Cioè significa che è come se Dio, nell'arca di Noè, preparasse la sua Misericordia perché già nell'Arca della Nuova Alleanza vedeva Maria. E quindi è come se vedesse l'Incarnazione del Figlio per costruire una nuova umanità.
  • Alicia è un meraviglioso esempio della donna che sa attendere. Dell'amore che sa strappare chi ama dall'irrealtà. Che ama il reale e non l'ideale. Che lo sa distogliere dall'ideale nel senso più deleterio e pericoloso per alimentare invece la parte vera, reale.
  • Maria è la sposa che aiuta Giuseppe a essere se stesso, a essere «Signore dei Sogni». Maria – donna dell'attesa – è per questo, prima di tutto, donna e madre. Così la presenta il Vangelo di Giovanni, quel quarto Vangelo che mai indica l'apostolo adolescente con il nome proprio, ma che lo designa sempre con l'espressione «discepolo prediletto»: allo stesso modo Giovanni non chiama mai la sposa di Giuseppe con il nome di Maria, ma la indica sempre come «donna» o «madre», proprio a sottolineare che quella è la sua definizione, quello è il suo nome. 
  • Perché molte volte il «per sempre» ha la forma dell'arabesco e non conosce solo la linea retta.
  • L'universo è infinito perché ci crediamo, dimostrarlo non è possibile, ma crederlo sì. Così è l'amore. Così il matrimonio. Così la vita. C'è perché ci sono due persone che si amano, ieri, oggi, domani. Nessun calcolo da dimostrare, ma tutto da mostrare.
  • Per me è importante che tu esista»: l'amante vero quale che sia, padre, madre, marito, moglie, fidanzata, figlio, amico, mistico, fratello, dirà queste parole per esprimere la bontà, la felicità, dell'esistenza dell'altra persona: in sé stessa e per me. Dice di sì alla vita dell'altro, conferma la propria esistenza e quella dell'altro. C'è un pensiero di felicità per l'esistenza dell'amato e quindi anche per la propria esistenza. C'è la scoperta del tu e c'è la scoperta dell'io.
  • L'amore è ciò per cui l'amante rende più felice in senso reale la vita dell'amato: in particolare la donna che attende, e che quindi inizia a essere madre, porta nella realtà la persona che ama.
  • Come si fa a essere vigili come Giuseppe? Risposta: andando a dormire. «Dormire», in questo contesto, significa lasciarsi andare alle mani di Dio, al sogno di Dio. Il nostro sogno si realizzerà perché, in ultima analisi, è il sogno di Dio.
  • Per «considerare queste cose» ci vuole la luce spenta, la tenda tirata, la porta chiusa, la testa sul cuscino e gli occhi al soffitto. E lasciare che i pensieri vadano via con la forza di gravità più forte che ci sia: l'abbraccio del nostro letto e della nostra stanza. Lì arrivano Dio e gli angeli.
  • Maria aveva un altro motivo per andare da Elisabetta «in fretta»: il desiderio di confidarsi con qualcuno di quanto aveva nel cuore.
  • La rivelazione della Trinità – che presumibilmente Maria ha avuto nel momento stesso dell'Incarnazione – può essere fatta solo dallo Spirito Santo, da Dio, perché può essere colta solo nella fede soprannaturale, cioè nella Grazia, in quella Grazia di cui Maria è colma («hai trovato Grazia presso Dio»), ma di cui solo Dio è la fonte, e che solo Lui può dispensare come e quando vuole. 
  • Noi siamo il nome che portiamo, viviamo la vita che abbiamo, ci verrà chiesto conto della storia che abbiamo vissuto.
  • La bellezza di Maria, in ultima analisi, non è altro che la visibilità della Sua bontà, della Sua verità, della Sua santità. Perché Maria altro non è che il Tempio dello Spirito Santo, cioè il volto visibile che lo Spirito Santo ha voluto assumere nella storia umana. 
  • Se è vero che essere donna e madre significa saper attendere, vuol dire che l'essere donna si esprime innanzitutto nel dono del tempo. Donare tempo significa attendere senza esigere, senza avere un progetto, senza domandare, senza anticipare.
  • Come negare che prima la Creazione e poi la Redenzione altro non siano se non grandi, enormi, sogni di Dio? E che questo Sognatore, Dio, ha bisogno di una grande Donna, Maria, che sappia attendere il Suo Sogno, Lei Donna in Attesa?
  • La capacità di sognare non è qualcosa che esula dalla realtà, non è un vuoto vaneggiare che nulla ha a che vedere con la vita: sognare è prendere molto seriamente la nostra vita, è essere fino in fondo ciò che vogliamo e dobbiamo essere. È vivere con entrambi i piedi, messi, radicati, in quella vita che assumo come mia nella sua interezza.
  • L'oggetto del sogno è la vita, l'ordinarietà della vita, la profondità della vita.
  • Non è solo importante ciò che mi aspetto dalla vita, ma soprattutto quello che la vita mi chiede. Il sogno non è altro che cimentarsi con tutte le proprie energie nel realizzare al cento per cento la propria identità, la propria vita.
  • Tutte le storie nascono da Dio e tutte le storie a lui ritornano. Tutti i protagonisti di quelle storie costruiscono la propria identità solo a partire dal sogno di Dio e rimanendo dentro quel sogno.
  • Siamo in due a giocarcela. Perché parto dal Suo sogno creatore di amore verso di me e a quello voglio tornare. Lui mi dà la vita, io la prendo e parto accompagnato dalla Donna giusta, quella che asseconda il sogno: sarà Maria o una donna che in qualche modo la incarna. In ogni caso non posso dimenticare che il mio viaggio ha per destinazione casa, cioè la casa del Padre.
  • Io sono il sogno di Dio. Dio ha sognato me e non un progetto su di me. La mia vita non è la realizzazione del progetto di Dio su di me. Ma la mia vita è la storia di amore di Dio con me. E le storie di amore sono imprevedibili, anche quelle con Dio. Aveva creato il paradiso terrestre e ora eccoci qua. Ha fallito il suo sogno Dio?
  • Che vocazione ho? È una domanda che vuole una risposta poco educata, cioè un'altra domanda. Domanda: che vocazione ho? Risposta: chi sei? Da dove vieni? La tua storia di fronte a che cosa ti ha portato? A un certo punto della vita bisogna decidere chi si vuole essere, non cercare la regola che dice dopo quanti anni di fidanzamento ci si sposa. Le regole servono per vivere al meglio quello che ho deciso di vivere, ma non «per vivere». Per vivere, serve la vita che scelgo.
  • Le domande importanti sono come tende: vanno scostate per vedere che cosa c'è fuori e far entrare la luce e l'aria.

Mezz'ora di orazione[modifica]

  • Cercare il raccoglimento all'inizio dell'orazione, significa allora imparare a evitare la «solitudine dei pensieri»: quei pensieri che ronzano incessantemente nella nostra testa e ci impediscono di ascoltare Dio. È necessario imparare a raccoglierli uno per uno e ad abbandonarli nelle sue mani, fossero anche pensieri per le nostre offese a Dio. Guardare a Cristo, piuttosto che rimanere soli nel fastidioso brontolio di quegli sciami che ronzano nella nostra testa, significa aver individuato la differenza tra Pietro e Giuda. Entrambi tradiscono Cristo. Anzi forse Pietro, che tradisce il Maestro per paura di una donnetta e non al cospetto di Caifa, lo fa in maniera più umiliante. Eppure Pietro diventa santo e invece Giuda si suicida. La differenza è molto semplice: Pietro quando si accorge del proprio peccato, non guarda sé stesso ma Cristo («E Pietro si ricordò della parola di Gesù che aveva detto "Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte"» Mt 26, 75). Invece Giuda ha occhi solo per sé stesso, per il progetto della propria vita ormai andato perso, irrecuperabile («Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente», Mt 27, 4). Pietro si conosce nello sguardo di Cristo, Giuda si vede con i propri occhi. Il primo vede la propria grandezza: Cristo mi ama non perché io "lo meriti", ma perché sì; e proprio quest'amore mi renderà amabile ai suoi occhi. Il secondo crede ormai di doversi arrangiare da solo. Di essere diventato grande. Adulto. Cioè orfano. (p. 23)

Quare[modifica]

  • E fu allora che prese forma la notte. Fu come se fino a quel momento Alioscia non l'avesse mai vista. Ebbe bisogno di tacere. Non che stesse parlando (era solo nella navetta) ma, insomma, era distratto: sorseggiava dello yogurt, sbirciava giù sotto le luci dell'astronave, giocherellava con i comandi. Era, insomma, distratto. E fu allora che tacque. Smise. Si mise più correttamente seduto sulla poltrona. Come se una tale vista, l'entrata nella navetta di una tale signoria, esigesse rispetto, raccoglimento, ordine. Forse per la prima volta fece silenzio. Come se quella maestà infinita, serena e solenne, così priva di luna e così folta di stelle, avesse versato nella sua anima un misterioso incanto. D'un tratto, seduto sulla poltrona con gli occhi volti alle stelle, la sua voce rompendo il silenzio ma non l'incanto, quasi abbandonandosi ad una ispirazione profonda esclamò: "Com'è bello!". Ma sì -continuava quietamente a ragionare tra sé in una sorta di svelto bisbiglio interno-. Ma certo... E c'è chi dice che Dio non esiste. (pp. 23-24)
  • Il deserto, pensava Lamar, è sempre silenzioso ma questo è ancor più silenzioso. A guardarlo ora, nel chiaro della luna, l'edificio dove abitavano sembrava fatto d'osso. L'uomo e la bambina vivevano lì, eppure la casa sembrava disabitata da secoli, tanto era perfetta e impeccabile. (p. 39)
  • "Sai Lamar, ho visto cosa accade di notte sull'astronave. Durante quel tempo lungo migliaia di anni, l'astronave riduce la propria struttura a pura essenza. Durante quelle lunghissime notti l'astronave ripone i paesaggi nei quali gli uomini abitano durante il giorno. Poi, all'approssimarsi di una nuova alba, li ricostruisce esattamente uguali, esattamente al punto in cui erano stati lasciati. Se qualcuno potesse guardare, vedrebbe un'immensa e fragilissima anemone con agli estremi innumerevoli capocchie di spillo: i letti dove dormono i singoli viandanti. Un cristallo di vita rappresa che vola nel vuoto dello spazio. Sai? Ho visto l'istante dell'alba. Non si sa come, ma ci si accorge che arriva il termine di una notte, di una vera, autentica, profondissima ed interminabile notte, e l'astronave sussulta con un brivido. È passato qualcosa che ti sveglia dal sonno. L'astronave sbadiglia le crisalidi di spazio che per millenni ha conservato e rinascono i mille paesaggi, immagine di quelli interiori dei singoli Viandanti. (p. 65)
  • L'astronave, come un'anemone dai tenuissimi fili – come una ragnatela di tempo – teneva tutti i Viandanti intessuti in bozzoli di vita. E Lamar era la sciocca mosca ingabbiata. Viveva su quelle quattro piastrelle. Si poteva spostare per ogni dove camminando sui fili. Era come se affiancata a lui -nell'astronave – avesse un'immensa dispensa da cui attingere per vivere. Quelle povere piastrelle potevano essere inscritte di volta in volta in due pareti della cucina, o in un corridoio della casa, in un bagno, in una stanza da letto. Ciò che veniva toccato da Lamar, esisteva solo finché era usato quasi i suoi polpastrelli trasfondessero vita. Non appena lasciato, tornava nel vuoto. Lamar non poteva conservare niente, avere nulla. Con Lamar non c'era nessuno. Egli era solo. Solo. Faceva le pulizie di quelle quattro piastrelle, passava la spugnetta sul lavello che appariva e spariva, lo straccio in cucina. Lavava la biancheria, pensava al menù, cucinava. Mangiava da solo e poi lavava i piatti. Aveva molto tempo per guardare le stelle e per imparare il suo nuovo lavoro. (p. 97)
  • Lamar ha una sua teoria su perché le persone si svegliano quando dormono. Non basta dire: un rumore. Non è così. Ci sono rumori e rumori. Ci sono rumori tremendi che non svegliano per nulla, e ci sono sospiri sottilissimi che penetrano fin nel midollo del sonno e destano di soprassalto facendo gridare. Lamar spiega ad Ehlim che questo accade quando certi sogni trovano qualcuno che li attira verso il fuori. La mente si era accucciata su di essi, se li stava digerendo ed essi stavano sprofondando come un relitto nel letto melmoso di un fiume, ma qualcuno passa, getta una rete, e per sbaglio tira su il rottame. La carcassa si alza, l'acqua si sporca. Un disastro. Peggio di prima. Il lavoro di Lamar è proprio quello di stare lì a vigilare che nessuno fiati, che nessuno si avvicini al fiume. Il sonno deve proseguire placido, crescere come l'avanzare di una marea. (p. 103)
  • È qualcosa di terribile. Ci si accorge che l'ispirazione se ne è andata, e bisognerebbe avere il coraggio di viverne senza. È la propria morte. Al poeta è richiesto di saper morire. E' l'unica maniera per scoprire la verità dentro di sé. Quando non ci si riesce, e quindi ci si inganna continuando a scrivere, bisogna avere accanto lo sguardo di un bambino che, dopo due righe, sappia sbadigliare. (p. 105)
  • L'astronave è una vecchia in agonia da molti secoli. Ormai insensibile ai cattivi odori che contaminano il suo letto, forse una notte soffocherà tra i suoi stessi liquami. Tuttavia l'aroma che si leva dagli sforzi di Alioscia, penetra del suo profumo fiorito gli angoli segreti del puzzo. È aria, vento che condivide il suo spirito con tutto ciò che vive, che trasfonde l'ultimo respiro del moribondo nel primo fiato di un bimbo. (p. 129)
  • Sai Lamar, non ci si sposa alla stessa maniera di come si decide di comprare una macchina. Non so se mi capisci. Avevo incontrato una donna che non si sviliva dietro il potere. Mi accorsi fin da subito che, dentro di me, davo più retta a lei che a me. Dovevo decidere se compiere o no una certa azione e, senza che lo progettassi, mi chiedevo: questo potrà far contenta Cecile? Quest'altro disturberà il suo sonno? (p. 143)

Note[modifica]

  1. Da «Omosessuali e mondo cattolico: il passo in avanti di Nosiglia», Huffington Post.it, 4 novembre 2014.
  2. Da «Giornata contro la transfobia: Gesù ha patito le stesse discriminazioni di omosessuali e transessuali», Huffington Post.it, 19 novembre 2014.
  3. Da «Da prete mi chiedo: perché si fanno funerali in Chiesa a Gelli e Casamonica e si negano a Welby?», Huffington Post.it, 17 dicembre 2015.
  4. Da «Mentre il Papa invita al rispetto, gli hacker distruggono la voce dei gay cristiani», Huffington Post.it, 12 gennaio 2016.
  5. Da «Il Papa ha detto no alle confusioni, non alle unioni civili», Huffington Post.it, 24 gennaio 2016.
  6. Da «Se i partecipanti al Family Day si offendono perché Papa Francesco non parla di loro all'Angelus», Huffington Post.it, 1° febbraio 2016.
  7. a b Da «Sono tanti i cattolici rispettosi delle Unioni civili di cui nessuno parla», Huffington Post.it, 25 febbraio 2016.
  8. Da «Unioni civili, il problema è un altro, sposarsi oggi è uno sport estremo», Huffington Post.it, 13 maggio 2016.
  9. Da «Marco Pannella e il Papa, quando l'amicizia va oltre la conversione», Huffington Post.it, 19 maggio 2016.
  10. Da «Bene la Chiesa che a Ventimiglia dà casa ai migranti», Huffington Post.it, 30 maggio 2016.
  11. Da «Se, in aereo dall'Armenia, il Papa chiede di nuovo perdono ai gay», Huffington Post.it, 27 giugno 2016.
  12. a b Da «In tre anni, da Rio a Cracovia, Francesco ha totalmente destrutturato il mondo cattolico», Huffington Post.it, 1° agosto 2016.
  13. Dalla presentazione de Il Signore dei Sogni a Verona, 23 agosto 2016. Video disponibile su Youtube.com (00:22).
  14. Da «Battezzato il figlio di Vendola e Testa. Ecco come cambia la Chiesa grazie a Papa Francesco», Huffington Post.it, 10 ottobre 2016.
  15. Dalla presentazione de Il Signore dei Sogni a Verona, 21 ottobre 2016. Video disponibile su Youtube.com (00:18).
  16. Da «Non cerchiamo alibi: ad uccidere è stato padre Graziano, non il suo celibato», Huffington Post.it, 25 ottobre 2016.
  17. Da «Da prete dico a Radio Maria che il terremoto non c'entra con le unioni civili», Huffington Post.it, 4 novembre 2016.
  18. Dalla puntata Milano-Roma In viaggio coi Gialappa's, 9 gennaio 2017. Video disponibile su RaiReplay (19:44 – 20:38).
  19. Dalla trasmissione Bianco&Nero Cronache Italiane "La pedofilia nella Chiesa", 14 febbraio 2017. Video disponibile su Youtube.com (06:34).
  20. Da «Non confondiamo l'omosessualità con la pedofilia», FaroDiRoma.it, 15 febbraio 2017.
  21. Da «Gesù nel discorso a Roma Tre», FaroDiRoma.it, 20 febbraio 2017.
  22. Da «La curia contro la pedofilia», Settimanale Mio, 22 febbraio 2017; riportato su MauroLeonardi.it.
  23. Da «Perché è un bene pregare in chiesa per dj Fabo», FaroDiRoma.it, 8 marzo 2017.
  24. Da «Papa Francesco, la tradizione non è mai stata così forte», IlSussidiario.net, 13 marzo 2017.
  25. Da «Riusciremo a ricominciare a vaccinarci prima che le epidemie comincino a mietere vittime a mazzi? Non è detto», FaroDiRoma.it, 24 marzo 2017.
  26. Da «METRO – Il messaggio di Alatri», 29 marzo 2017.
  27. Da «Velo islamico. Rispettare segni di tutti. Ma imporlo è come uno stupro», FaroDiRoma.it, 1° aprile 2017.
  28. Da «Il fondamentalismo dell’amore vince ogni altro fondamentalismo», FaroDiRoma.it, 29 aprile 2017.
  29. Da «PASTORELLI DI FATIMA/ Non sono santi perché hanno visto Maria, ma per la semplicità del loro cuore», IlSussidiario.net, 12 maggio 2017.
  30. Da «METRO – La verità e la menzogna», 17 maggio 2017.
  31. Da «MIO Anno II n. 20/ DON MAURO LEONARDI PARLA CON I LETTORI – Amare tutte le creature», 18 maggio 2017.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]