Michael Grant

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search

Michael Grant (1914 – 2004), storico e numismatico britannico.

Gli imperatori romani[modifica]

  • [...] i rapporti di Tiberio con i senatori lasciavano molto a desiderare. È vero che egli usò una cura meticolosa nel rispettarne la tradizionale dignità, che i suoi metodi per influenzare le elezioni alle cariche ufficiali furono ammantati da discrezione, e che deprecava l'eccessiva adulazione di cui talvolta si vedeva fatto oggetto (tant'è vero che le due virtù che fece commemorare sulle monete furono la moderazione e la clemenza). Ma i suoi tentativi di fare del senato un autentico compartecipe del governo arrivarono troppo tardi, quando ormai non si poteva più porre rimedio all'impotenza dell'assemblea. Circolava una voce secondo cui, una volta, lasciando l'aula del senato, Tiberio sarebbe stato udito dire in greco: «Agli uomini sta bene essere schiavi!». (pp. 24-25)
  • Secondo Svetonio, Gaio [Caligola] era molto alto e assai pallido, con un corpo sgraziato, il collo e le gambe molto sottili. Aveva occhiaie e tempie incavate, la fronte larga ma sinistra, i capelli fini erano del tutto scomparsi dalla sommità del capo, sebbene il corpo fosse peloso. Si disse che, a causa della sua calvizie e della sua pelosità, avesse decretato che chiunque avrebbe commesso un'offesa capitale sia guardandolo dall'alto mentre passava per le strade, sia nominando la capra in un discorso. Tentò in ogni modo di rendere ancora più repellenti i suoi connotati naturali addestrandosi a fare smorfie davanti allo specchio. (p. 34)
  • Nonostante questa mancanza di equilibrio mentale, Gaio aveva anche notevoli qualità. È vero che la sua frenetica energia non si accompagnava a un'adeguata applicazione o alla perseveranza; ma la sua capacità di oratore, per esempio, faceva impressione. Inoltre, le sue espressioni epigrammatiche rivelano lucidità e realismo, insieme con una dose di sarcasmo e scetticismo. (p. 35)
  • Progettata dagli architetti Severo e Celere, la Domus Aurea era composta da una serie di graziosi padiglioni indipendenti situati in un paesaggio splendidamente elaborato, in cui era stato ricavato un grande lago artificiale popolato da una varietà di pesci. La parte residenziale, che sorgeva sul colle Esquilino, oggi non può essere adeguatamente descritta in quanto giace al di sotto delle costruzioni fatte in epoche successive. Ma il suo atrio ottagonale, sormontato da una cupola e illuminato da un'apertura rotonda al centro, costituì un primo esempio ambizioso di costruzione in calcestruzzo con rivestimento esterno di mattoni. L'edificio era dotato di meravigliose meccaniche di tutti i generi, tra cui bagni ad acqua corrente salata o solforosa, il più grande organo idraulico del mondo, pannelli mobili che facevano cadere sui commensali una pioggia di fiori e di profumi e, infine, una cupola al di sopra della sala dei banchetti, che ruotava meccanicamente «come i cieli». Quando la Domus Aurea fu terminata l'imperatore esclamò: «Bene, finalmente posso cominciare a vivere come si conviene a un essere umano». (pp. 50-51)
  • Quando era membro del seguito imperiale di Nerone, in occasione del viaggio in Acaia (66), Vespasiano cadde in disgrazia per essersi addormentato mentre l'imperatore cantava. (p. 67)
  • Senza dubbio Svetonio aveva ragione quando individuava molti elementi vincenti nel carattere, nell'aspetto e nelle consuetudini di Tito, il quale, sebbene di bassa statura e con la pancia prominente, aveva un aspetto maestoso. Abile nel cavalcare e nel maneggiare le armi, sapeva anche cantare e suonare la lira, oltre ad essere compositore estemporaneo di versi latini e greci. (p. 79)
  • [...] Domiziano dal padre [Vespasiano] non ricevette mai alcuna carica importante, né ebbe mai il consenso di guidare alcuna spedizione militare che gli consentisse di coprirsi di gloria. Il giovane principe faceva finta di non preoccuparsene e si rifugiava nella poesia e nelle arti. Ma le ambizioni frustrate lo amareggiavano e il cuore gli ribolliva. (p. 83)
  • Come osserva il più grande fra i moderni studiosi della storia di Roma, Teodoro Mommsen, Domiziano fu uno dei migliori amministratori che mai avessero governato l'impero.
    Il suo regime, tuttavia, fu caratterizzato da una correttezza legale di una austerità rigida e quasi terrificante. Nell'83 Domiziano fece condannare alla tradizionale pena capitale tre Vestali accusate di comportamento immorale; e sette anni dopo, la Vestale Cornelia, presiedeva il medesimo ordine, condannata a morte per gli stessi motivi, fu murata viva in una cella sotterranea, mentre i suoi amanti furono bastonati a morte. (p. 86)
  • Nelle pause tra una guerra e l'altra Traiano aveva trovato il tempo di rivelarsi efficace organizzatore dell'amministrazione civile. Aderì sempre alle forme costituzionali della tradizione confermando fedelmente i privilegi del senato. Anche le necessità materiali della popolazione attrassero la sua attenzione, ed i rifornimenti di grano furono assicurati, mentre continuarono le distribuzioni gratuite a un numero di persone maggiore di prima. (p. 101)
  • Numerosi motti sulle monete di Traiano ed il Panegirico scritto da Plinio il Giovane riecheggiano il desiderio del sovrano di essere considerato il servo ed il benefattore del genere umano, il rappresentante del cielo sulla terra. Il suo intento fu quello di governare non come dominus (signore), ma come princeps (primo uomo dello stato), appellativo inventato da Augusto e che si trova unito allo speciale titolo di Optimus (migliore) - reminiscente di Jupiter Optimus Maximus - in una grande serie di monete emesse a partire dal 103. (p. 104)
  • L'opinione pubblica romana era abituata agli imperatori che si tenevano vicino qualche fanciullo – generalmente in parallelo con le normali attività eterosessuali – ed era diffusa la credenza che Nerone si fosse interessato, oltre che delle donne, anche di uomini più vecchi di lui. Ma sembra che Eliogabalo sia stato un invertito nel senso più completo, e che fosse determinato a indulgere alle proprie inclinazioni senza alcun freno. Mentre i particolari generosamente forniti dalla Storia Augusta non devono necessariamente essere presi alla lettera, Dione Cassio, senatore e storico contemporaneo agli avvenimenti, merita una certa fiducia quando identifica in Ierocle, un biondo schiavo della Caria, il «marito» favorito dell'imperatore. (p. 174)

Bibliografia[modifica]

  • Michael Grant, Gli imperatori romani. Storia e segreti, Newton Compton editori, Roma, 2004, ISBN 88-541-0202.4

Altri progetti[modifica]