Nazım Hikmet

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Nazim Hikmet su un francobollo sovietico del 1982

Nazım Hikmet Ran (1902 – 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco.

Poesie[modifica]

  • Io sono un noce nel parco Ghiulkhan. | E le foglie, come pesciolini, vibrano dall'alba alla sera, | frusciano come un fazzoletto di seta; prendi, | strappale, o mia cara, e asciuga le tue lacrime. || Le mie foglie sono le mie mani, centomila mani verdi, | centomila mani io tendo, e ti tocco, Istanbul. | Le mie foglie sono i miei occhi, e io guardo intorno, | con centomila occhi ti guardo, Istanbul. | Le mie foglie battono, come centomila cuori. (da Il noce. (1957), p. 57)
  • La città di Praga è incisa su una coppa di vetro | incisa con un diamante. | Risuonerebbe se la toccassi: | striata d'oro, limpida e bianca. (da Ore di Praga. 2 Il mattino. Praga ottimista. (1957), p. 71)
  • Finch'è ancora tempo, mio amore, | e prima che bruci Parigi | finch'è ancora tempo, mio amore, | finché il mio cuore è sul suo ramo | vorrei una notte di maggio | questa notte di maggio | sul lungosenna Voltaire | baciarti sulla bocca | e andando poi verso Notre-Dame | contempleremmo il suo rosone | e a un tratto serrandoti a me | di gioia, paura e stupore | piangere silenziosamente | e le stelle piangerebbero | mescolate alla pioggia fine. (da Finch'è ancora tempo. (1958), p. 78)
  • Siamo in gara con noi stessi, o mia rosa, | o noi porteremo la vita | sulle stelle morte | o la morte | calerà sul nostro mondo. (da Strontium 90. (1958), p. 83)
  • Al mare, alla sabbia, al sole, alla mela, alle stelle | io mi abituo, o mia rosa, | mi abituo profondamente. | Confuso col mare e la sabbia e il sole e la mela e le stelle | il tempo di partire è venuto. (da Quest'anno all'inizio dell'autunno nel sud. (1958), p. 84)
  • in me il tempo rimane | come una rossa rosa odorosa | che oggi sia venerdì domani sabato | che il più di me sia passato che resti il meno | me ne infischio. (da C'è un albero dentro di me. (1960), p. 110)
  • [...] sono sulla collina | e il mio cuore come una zattera | s'allontana sulla separazione infinita | va oltre i ricordi | fino al mare pesante senza stelle | nelle tenebre fitte. (da Bakù. (1960), p. 112)

Poesie d'amore[modifica]

  • Il più bello dei mari | è quello che non navigammo. | Il più bello dei nostri figli | non è ancora cresciuto. | I più belli dei nostri giorni | non li abbiamo ancora vissuti. | E quello | che vorrei dirti di più bello | non te l'ho ancora detto. (da Lettere dal carcere a Munevvér, 1942)
  • Amo in te | l'avventura della nave che va verso il polo | amo in te | l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte | amo in te le cose lontane | amo in te l'impossibile. (da Lettere dal carcere a Munevvér, 1943)
  • I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | così sono d'autunno i castagneti di Bursa | le foglie dopo la pioggia | e in ogni stagione e ad ogni ora, Istanbul. | I tuoi occhi i tuoi occhi i tuoi occhi | verrà giorno, mia rosa, verrà giorno | che gli uomini si guarderanno l'un l'altro | fraternamente | con i tuoi occhi, amor mio, | si guarderanno con i tuoi occhi. (1948)
  • La vita non è uno scherzo. | Prendila sul serio, | come fa lo scoiattolo, ad esempio, | senza aspettarti nulla | dal di fuori o nell'al di là. | Non avrai altro da fare che vivere. (da Alla vita, 1950)
  • Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti | arrivederci fratello mare | mi porto un po' della tua ghiaia | un po' del tuo sale azzurro | un po' della tua infinità | e un pochino della tua luce | e della tua infelicità. (da Arrivederci fratello mare, Varna, 1951)

Bibliografia[modifica]

  • Nazim Hikmet, Poesie, introduzione di Joyce Lussu, traduzione di Joyce Lussu e Velso Mucci, Newton Compton , Roma, 1975.
  • Nâzim Hikmet, Poesie d'amore, traduzione di Joyce Lussu, Mondadori, 2010.

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