Ninfee (serie di Monet)

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Citazioni sulle Ninfee (serie di Monet).

  • Come accade in ogni capolavoro, balzò oltre ogni cultura, ogni civiltà, ogni storia. Cosa può avvenire, dopo le Ninfee? Questo monumento è un culmine e una fine. Ci costringe a ricominciare da capo, a tornare indietro, a riesaminare i nostri colori, i nostri suoni e le nostre lingue. Nulla di quello che, dopo, è avvenuto in Francia, può sostenerne il confronto. (Pietro Citati)
  • Nel grande studio, davanti al ciclo di ninfee bianche al quale Monet cominciò a lavorare, giunto ormai al suo settantacinquesimo anno. Qui si può mirabilmente osservare il ritmo creatore di cristallizzazione e soluzione, con potenti avvicinamenti al nulla azzurro, alla azzurra viscosità di Rimbaud. Su una delle grandi tavole è realizzato, al margine del puro tessuto della luce, come un nodo di raggi materiali, un fascio di ninfee azzurre. Un altro quadro rappresenta soltanto un cielo con nubi: queste si rispecchiano nell'acqua in una maniera che dà le vertigini. L'occhio intuisce la temerarietà, e anche la grandiosa conquista ottica della sublime soluzione, e i suoi affanni tra correnti di luce fluente. L'ultimo quadro è stato lacerato a colpi di coltello. (Ernst Jünger)
  • Nessuna pittura è meno astratta di questa. Monet tenta di conquistare la realtà assoluta: senza limiti, senza bordi, senza limitazioni: al di là della quale nulla esiste: tanto materiale quanto immateriale: tanto superficiale quanto segreta; la realtà come lingua e come musica ininterrotta. Quale meraviglioso rivolgimento! Colui che Cézanne aveva definito «un occhio» è diventato un filosofo presocratico. Non è più soltanto un rivale di Marcel Proust e di Debussy, ma di Empedocle e di Eraclito. (Pietro Citati)

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