Nora Federici

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Nora Federici (1910 – 2001), statistica e docente italiana.

Lezioni di demografia[modifica]

Incipit[modifica]

Il termine demografia fu introdotto da Achille Guillard (1790–1876) nel 1855. Esso deriva dal greco ed ha il significato di "descrizione della popolazione". Ma il concetto attuale di Demografia è più vasto di quanto indica il significato etimologico. Esso comprende, infatti, non solo la descrizione dei fenomeni attinenti alla popolazione, ma anche un complesso di indagini intese a misurare le relazioni che li legano e a determinare le leggi cui sono sottoposti tali fenomeni o, quanto meno, le regolarità che in essi si riscontrano. Si può aggiungere che tanto l'esame descrittivo quanto l'analisi investigativa nel campo demografico si avvalgono del metodo quantitativo, sì che la Demografia è una disciplina essenzialmente statistica, carattere che le deriva, peraltro, dalla natura intrinsecamente collettiva del suo oggetto di studio: la popolazione. (I.1.1. - Che cos'è la demografia, p. 7)

Citazioni[modifica]

  • La prevalenza di maschi nelle nascite è la prima caratteristica demografica che ha dato luogo alla scoperta di una legge statistica e si può dire, anzi, che essa costituisce la prima regolarità statistica accertata. Infatti, a quanto riferisce il Villani nella sua "Cronica", nel Battisterio di Firenze (dove ogni battesimo era registrato con una fava bianca o nera a seconda del sesso del neonato) era stata osservata una prevalenza di battesimi maschili fin dal sec. XIV. Tale prevalenza venne in seguito ritrovata nelle nascite di vari Paesi e confermata dalle ricerche del Graunt[1] e dei suoi seguaci e, infine, ulteriormente enunciata come regolarità statistica dal Süssmilch[2]. Con l'estendersi delle rilevazioni di stato civile, si è potuto constatare che il fenomeno è assolutamente generale. (VII.1.3, p. 196)
  • Una delle più interessanti osservazioni demografiche fatte durante la prima guerra mondiale fu quella delle variazioni di mortalità infantile[3] verificatesi in Germania e in Gran Bretagna durante il periodo bellico; infatti, contrariamente a quanto era avvenuto negli altri Paesi belligeranti, la frequenza delle morti infantili negli anni 1915-18 si ridusse sensibilmente in Germania e ancora più in Inghilterra: il fenomeno, a prima vista molto strano, fu poi spiegato con il ritorno all'allattamento materno che la scarsa disponibilità di latte vaccino aveva forzatamente determinato in popolazioni dove l'allattamento artificiale era molto largamente diffuso. (VIII.2.6, p. 309)
  • L'assorbimento continuo di notevoli masse demografiche pone come si è già detto - ai Paesi di immigrazione problemi non trascurabili di assimilazione.
    L'opportunità che questa assimilazione sia la più completa possibile deriva dalla giusta preoccupazione che la presenza di nuclei eterogenei nel seno della popolazione possa determinare - a seconda dei casi - perturbazioni di natura sociale, politica, religiosa.
    È ovvio che l'assimilazione si presenterà tanto più difficile quanto più eterogenei saranno gli immigrati rispetto alla popolazione locale. (IX.5.8, pp. 510-511)
  • Secondo Marx, la sovrappopolazione, il cui pericolo era stato tanto drammaticamente prospettato da Malthus, non è che il frutto della ineguale distribuzione del reddito prodotto, cui si aggiunge un insufficiente sviluppo produttivo quale effetto dell'accumulazione del capitale, la quale viene così a costituire anche un ostacolo alla piena utilizzazione delle possibilità tecniche e del lavoro disponibile. In questa impostazione è, dunque, intravista, anche se non adeguatamente sviluppata, la funzione di stimolo che la pressione della popolazione può esercitare sullo sviluppo economico, funzione che, secondo Marx, non si può esplicare sufficientemente in regime capitalistico per la logica stessa del sistema. Non esiste - cioè - per Marx un'unica legge della popolazione, ma piuttosto leggi diverse in sistemi economici diversi, sì che lo squilibrio effettivo denunciato da Malthus è uno squilibrio del sistema capitalistico. (XIII.3.9, p. 776)
  • L'influenza dell'alimentazione sullo sviluppo demografico si esercita senza alcun dubbio direttamente modificando il livello di mortalità[4], ma è possibile che una sua azione parallela, indiretta, provochi variazioni anche sul livello di fecondità[5].
    È infatti ben noto che l'alimentazione agisce sulle caratteristiche fisiche e fisiologiche, non solo nel predisporre a determinate affezioni morbose, ma persino nel modificare lo sviluppo costituzionale (è indubitabile ad esempio, la connessione tra alimentazione e peso, tra alimentazione e statura). Ora, non è improbabile che essa influisca anche nell'imprimere speciali caratteristiche al complesso equilibrio funzionale dell'organismo, attraverso modificazioni delle secrezioni interne. (Capitolo XIII.4.3, pp. 787-788)
  • I modelli teorici, di cui ci si avvale sempre più frequentemente nelle moderne previsioni [demografiche], possono essere buoni modelli descrittivi di realtà passate - specie se induttivi - ma non hanno mai un sufficiente valore interpretativo, tale almeno che giustifichi la loro adozione come modelli previsionali. E ciò non tanto per difetti tecnici insiti nei singoli modelli, ma soprattutto per la estrema complessità e variabilità della evoluzione demografica che - come del resto quella economica - non può essere facilmente costretta nella necessaria angustia di uno schema, deduttivo o induttivo che sia. (Capitolo XIII.4.8, p. 800)

Note[modifica]

  1. John Graunt. Cfr. voce su Wikipedia
  2. Johann Peter Süssmilch. Cfr. voce su Wikipedia
  3. Tasso di mortalità infantile. Cfr. voce su Wikipedia
  4. Tasso di mortalità. Cfr. voce su Wikipedia
  5. Tasso di fecondità totale. Cfr. voce su Wikipedia

Bibliografia[modifica]

  • Nora Federici, Lezioni di demografia, terza edizione, Editrice E. De Santis, Roma, 1968.

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