Orient Express

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Locandina pubblicitaria dell'Orient Express, 1888.

Citazioni sull'Orient Express.

  • Soltanto al formaggio – un delicato squisito formaggio – Bouc trovò modo di occuparsi di altro che non fosse la colazione. Era in quello stato di soddisfazione fisica che sembra predisporre lo spirito alla flosofia.
    «Ah!» sospirò. «Se almeno avessi la penna di Balzac! Descriverei questa scena...» E con un gesto circolare accennò intorno.
    «È un'idea» convenne Poirot.
    «Vero? Non credo che sia già stato fatto; e tuttavia c'è lo spunto di un romanzo qui.» «Persone di diverse classi sociali, diverse nazionalità e diversa condizione, che per tre giorni, estranee fra loro, devono stare raggruppate insieme. Mangiare e dormire sotto lo stesso tetto, per così dire, senza potersi allontanare troppo l'una dall'altra. E dopo tre giorni si separeranno, ognuno andrà per la sua strada e non si rivedranno più, probabilmente.» (Agatha Christie)

Oreste Del Buono[modifica]

  • Erano le 7.30 di sera, e la sera era piovosa. Un forte vento di progresso ingolfava la pioggia sottile e pungente sotto la tettoia di vetro della Gare de l'Est a Parigi. Ma al marciapiedi numero 8 si faceva festa. La banda della città di Parigi in giacca rossa e pantaloni blu suonava disperatamente pezzi focosi per arrivare ai caffè bollenti distribuiti nelle pause. Due ministri, diciassette presidenti di società, otto ispettori generali, un medico e sette giornalisti tutti in tenuta da viaggio, con mantelline e spolverine scozzesi battevano i piedi, quasi assiderati, anche se non avevano bisogno di aspettare le pause per ricorrere al conforto dei caffè bollenti. E peggio ancora di loro stavano i proprietari dei cappelli a cilindro e delle redingote che gremivano il marciapiedi numero 8, quello destinato all'Orient Express. Il primo Orient Express, del mito più che della storia. Era la sera del 4 ottobre 1883.
Interno del vagone-bar dell'Orient-Express esposto nel 2014 all'Istituto del mondo arabo a Parigi.
  • Un colpo di fischietto. Un altro colpo di fischietto. Un terzo colpo di fischietto. Uno scossone. Un altro scossone. Un terzo scossone. E così via. L'Orient Express si avviò verso la grande avventura. Appena lasciata dietro la Gare de l'Est un maggiordomo in polpe bianche annunciò nei corridoi: «Signori viaggiatori, il pranzo è servito». Gli scompartimenti in tutto simili a lussuosi appartamenti in miniatura si svuotarono. Si riempì l'elegantissimo vagone ristorante. Tendine azzurro pallido ai finestrini. Soffitti decorati all'italiana. Pareti e sedie guarnite in cuoio di Cordova. Una minuscola cucina m. 1,30 per m. 0,90 spartiva il vagone in due semisale da pranzo di 12 posti l'una. Una semisala riservata ai mangiatori fumatori. E una riservata ai mangiatori non fumatori.
  • Vari anni prima che nascesse il XX secolo, l'Orient Express cominciava a rappresentare un simbolo di prestigio per chi poteva permettervisi sopra un viaggio di piacere, sinonimo di avventura, lusso e voluttà. La letteratura consumistica non poteva certo restare indifferente al fenomeno. E tantomeno poteva restare indifferente quel filone della letteratura consumistica che è la letteratura gialla. Da Agatha Christie a Graham Greene non sono mancati gli autori famosi che hanno ambientato sull'Orient Express i loro complicati intrighi. Agatha Christie è la maggiore autrice del genere. Ma non è celebre solo per questo. È celebre anche per essere, forse la maggiore bara che la letteratura di qualsiasi colore, tendenza, etichetta, livello e dislivello possa annoverare. Per non deluderli, Agatha Christie, bara con i lettori sino all'ultima riga. E, dato che non li delude mai, l'unica conseguenza che ci resta da trarne è che Agatha Christie bara a fin di bene, nell'interesse superiore del pubblico. Qui, in Murder on the Orient Express, comincia a essere volutamente lacunosa addirittura nel titolo. Essendo il romanzo del 1933, è chiaro, infatti, che non si può trattare del mitico Orient Express, ma del Simplon Orient Express, un grande treno internazionale, d'accordo, ma datato 1919, e non 1883 come il suo predecessore, e aperto più agli avventurieri che ai re d'un tempo.

Paul Morand[modifica]

  • Il mio primo viaggio a Costantinopoli, dove andavo a portare la valigia diplomatica, risale al 1913. La Turchia aveva perso l'Europa. I Balcani se ne contendevano il resto. Nei corridoi dell'Express si incontrava una razza in via di estinzione insieme a Abdul-Hamid, vecchi signori osmanli o ottomani (offesi a morte se li chiamavate Turchi), pascià con il fez, vestiti di lunghe redingote chiamate stambouline; chiudevano a chiave le loro spose velate nello scompartimento, a cui il controllore non aveva accesso; nugoli di agenti segreti li circondavano; avevano portato con sé i loro cafedji bachis, per farsi preparare il caffé, a tal punto temevano, persino in viaggio, qualche «cattivo caffé» mandato dal nuovo governo.
  • L'Orient-Express era il figlio prediletto di quella Compagnia Internazionale dei Wagons-lits, per cui Noblemaire era stato a cercare ispirazione negli Stati Uniti, e che era riuscito a forza di perseveranza, a imporre in Europa, dopo la difficile eliminazione dei rivali, la Pullman e la Mann. Lavabi individuali, bagni, vagoni-ristoranti, piattaforme a soffietto, non mancava ormai nulla alle comodità di quella classe privilegiata che, ancora ieri, si spostava solo in cocchio, coupé o carrozza, lasciando alla maggioranza le diligenze pubbliche e i trabiccoli.
  • La guerra del 1914 e la disfatta degli imperi centrali assestarono all'Orient-Express un primo colpo fatale. Il Simplon-Express venne, nel 1820, a soffiargli il ruolo da protagonista. Con questo nuovo rapido internazionale, i vincitori deviavano, a profitto dei loro nuovi alleati, Italia e Yugoslavia, l'antico percorso. Clemenceau e Mussolini avevano un'unica idea, impedire l'Anschluss, o il ritorno degli Asburgo.

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