Paul Morand

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Paul Morand

Paul Morand (1888 – 1976), diplomatico e scrittore francese.

Citazioni di Paul Morand[modifica]

  • È morto sull'esempio di quell'antichità che amava tanto. Bisognerà rifarsi ai classici, a Chateaubriand, a Benjamin Constant, a Barrès, per dargli la giusta collocazione nella nostra letteratura. Non era fatto per vivere in un'epoca vile. Era fatto per un'epoca di tornei e non di rapine. Montherlant muore all'inizio dell'autunno, come un eroe solare. Vita da filosofo, morte da samurai. Il revolver, per disprezzare la sua epoca, i suoi contemporanei, cessare di esservi.[1]
  • Era bella come la moglie di un altro. (da Lewis et Irene)  informazioni bibliografiche? informazioni bibliografiche?
  • Il Mediterraneo è soprattutto la civiltà dell'antideserto.[2]
  • Scrivevo un giorno a Montherlant che non ci sono nessuna gloria, nessun piacere, se non sono ottenuti in fretta. Dimenticando forse che un capitolo di Alle sorgenti del desiderio è intitolato: «La loro sinistra pazienza», mi rimproverò giustamente di esaltarmi per questa velocità in sé, a cui lui opponeva la qualità. Frequentando l'Oriente gli è venuta la saggezza che dimostra quando afferma: «Verrà un giorno in cui, per la banalità della velocità e la facilità di esagerare in ciò che la concerne, la lentezza apparirà come il modo più naturale di esprimere una certa delicatezza?».[3]

Incipit di Campioni del mondo[modifica]

La pista coperta era vuota, ma sentii arrivare un rumore di passi dalla curva inclinata di cui vedevo soltato l'uscita: sbucarono due corridori vestiti di bianco. Mentre uno si raddrizzava per rallentare, l'altro si tuffò in avanti: le loro mani che si toccavano si staccarono.[4]

Viaggiare[modifica]

Citazioni[modifica]

  • La Francia, sostenuta dai capitali belgi e dall'esperienza finanziaria di Leopoldo II, lanciava il 5 giugno 1883, attraverso il continente, il primo treno di lusso internazionale, l'Orient-Express. Paris-Stamboul. (p. 35)
  • L'Orient-Express era il figlio prediletto di quella Compagnia Internazionale dei Wagons-lits, per cui Noblemaire era stato a cercare ispirazione negli Stati Uniti, e che era riuscito a forza di perseveranza, a imporre in Europa, dopo la difficile eliminazione dei rivali, la Pullman e la Mann. Lavabi individuali, bagni, vagoni-ristoranti, piattaforme a soffietto, non mancava ormai nulla alle comodità di quella classe privilegiata che, ancora ieri, si spostava solo in cocchio, coupé o carrozza, lasciando alla maggioranza le diligenze pubbliche e i trabiccoli. (pp.36-37)
  • Il mio primo viaggio a Costantinopoli, dove andavo a portare la valigia diplomatica, risale al 1913. La Turchia aveva perso l'Europa. I Balcani se ne contendevano il resto. Nei corridoi dell'Express si incontrava una razza in via di estinzione insieme a Abdul-Hamid, vecchi signori osmanli o ottomani (offesi a morte se li chiamavate Turchi), pascià con il fez, vestiti di lunghe redingote chiamate stambouline; chiudevano a chiave le loro spose velate nello scompartimento, a cui il controllore non aveva accesso; nugoli di agenti segreti li circondavano; avevano portato con sé i loro cafedji bachis, per farsi preparare il caffé, a tal punto temevano, persino in viaggio, qualche «cattivo caffé» mandato dal nuovo governo. (p. 37)
  • La guerra del 1914 e la disfatta degli imperi centrali assestarono all'Orient-Express un primo colpo fatale. Il Simplon-Express venne, nel 1820, a soffiargli il ruolo da protagonista. Con questo nuovo rapido internazionale, i vincitori deviavano, a profitto dei loro nuovi alleati, Italia e Yugoslavia, l'antico percorso. Clemenceau e Mussolini avevano un'unica idea, impedire l'Anschluss, o il ritorno degli Asburgo. (pp. 40-41)
  • Cosma Indicopleuste, cosmografo d'Egitto, che attraversò l'Asia nel VI secolo, rientrato nel proprio paese, si fece monaco. Sarebbe bene che tutti i viaggiatori seguissero il suo esempio, se non entrando negli ordini, almeno facendo, al ritorno, l'esame di coscienza. (p. 45)
  • Il gran Tour, lo chiamavano gli Inglesi del XVII secolo, che mandavano i figli a perfezionare la loro educazione sul continente; usavano un'antica parola francese, che significa escursione, passeggiata. Su di essa noi abbiamo formato la parola tourisme (turismo); il quale si suddivide in alpinismo, cicloturismo, campeggio, canottaggio, ecc. (p. 72)
  • La Malesia è il paese dei bei soprannomi. Vi piacerebbe essere chiamato il Viaggiatore-dai-grandi-occhi? (p. 106)

Note[modifica]

  1. Citato in Antonio Castronuovo, Henry de Montherlant, Suicidi d'autore, Stampa alternativa, Roma, 2003, p. 64.
  2. Citato in La Fiera Letteraria p. 20, n. 5, 14 marzo 1971.
  3. Da Elogio del riposo, Archinto, Milano, 1994, pp. 93-94.
  4. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]