Oreste del Buono

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I Quaderni Milanesi, rivista fondata da Oreste Del Buono, Tomaso Gillio, Domenico Porzio e Giuseppe Ajmone

Oreste del Buono (1923 – 2003), scrittore, giornalista, traduttore, critico e consulente editoriale italiano.

Citazioni di Oreste del Buono[modifica]

  • Alberto Asor Rosa dimostra la cecità consueta a gran parte della cultura di sinistra per i fenomeni più rilevanti, non sto a dire se positivi o negativi, della cosiddetta cultura di massa.[1]
  • Chi ha la testa riflette, chi non ce l'ha chiacchiera.[2]
  • [Su I segreti di Twin Peaks] David Lynch non forza realisticamente. Eppure eroi e antieroi, persecutori e vittime sono talmente esaltati dal suo manierismo da invitare la gente all'immedesimazione.[3]
  • [Drive In] È la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita per ora in televisione.[4]
  • Erano noti a Edgar Allan Poe i Memories di Eugène François Vidocq, l'inventore della polizia moderna? Certo, il suo investigatore dilettante di fantasia, C. Auguste Dupin, si affretta a polemizzare con il suo connazionale in carne e ossa per distinguersi immediatamente, per far capire subito che il suo metodo sarà molto diverso.[5]
  • [Su Edilio Rusconi] Il duro lavoro di tutti questi anni, la creazione di un gruppo multieditoriale, non hanno di sicuro attenuato la forza di volontà e la capacità di esercitare il potere.[1]
  • Il neorealismo è morto definitivamente, l'ha ucciso la televisione, né mai lo resusciteranno quei giovanotti presuntuosi e senza talento che osano definirsi neorealisti.[6]
  • L'agente speciale Cooper si muove tra il passato di Laura e il presente delle sue amiche e amici e di tanti altri, tutti a Twin Peaks, con le sue contraddizioni, il suo aspetto da bravo ragazzo stolido e la sua acuta sensibilità quasi morbosa di conoscitore dell'animo umano. È veramente una sorpresa nella narrativa gialla tendente al nero degli ultimi tempi. Via via che gli sfilano davanti i possibili colpevoli, l'agente speciale Cooper è capace di riconoscerne l'innocenza, non quella generale, ma quella specifica, quella concernente il delitto su cui s'indaga e la trasgressività che costituisce la specialità di David Lynch si afferma maggiormente nel baluginare qua e là di una positività a sorpresa, quasi a tradimento. «I segreti di Twin Peaks» è narrato molto bene, senza il minimo tentativo di forzatura realistica. Come, del resto, le altre opere di David Lynch manierista a volte sublime. È una favola dell'orrore inevitabile contenuto in un agglomerato umano.[3]
  • Nel 1841 Poe aveva cominciato a leggere un romanzo di Dickens, che conteneva tra l'altro la narrazione di un crimine misterioso: alle prime pagine, aveva subito capito l'enigma; riflettendo sul metodo da lui seguito, aveva scoperto contemporaneamente le regole dell'inchiesta poliziesca e quelle della narrazione poliziesca.[5]
  • Non scriverò più romanzi, meglio fare del giornalismo, qualcosa che morda direttamente la realtà, piuttosto che rimestare nella poltiglia in cui tanti rimestano. [...] Che senso ha scrivere ancora romanzi? Meglio l'inchiesta sociologica, con personaggi veri, con storie autentiche. Argomento per un buon libro? Il concorso per il posto di primario chirurgico al Fatebenefratelli.[7]
  • Nostra Signora dei Turchi, il primo film dell'autore, attore e regista Carmelo Bene, pone impetuosamente alcuni problemi. Per cominciare, questo: in Italia abbiamo un genio, ce lo meritiamo?[8]
  • Si sa che è praticamente impossibile che due amanti si amino allo stesso modo. Nella più indissolubile delle coppie è rarissimo che l'indissolubilità risulti da un reciproco e paritetico sforzo. C'è sempre uno che s'impegna e un altro che corrisponde o acconsente, si lascia coinvolgere o almeno trascinare.[2]

La vita sola[modifica]

Incipit[modifica]

UN NOME SOSPETTO. I guai cominciavano già dal mio nome. Me lo rivelò un giorno mia madre. Forse è il primo ricordo di cui dispongo: ambiguo, per non dire equivoco, come tutti i ricordi che si spingono troppo lontano e pretendono di strappare all'oblio gli sconosciuti che siamo stati. Quanti anni potevo avere? Non tanti, di sicuro. Da contare su una mano. Non mi venne neppure in mente di protestare perché mi avevano dato un simile nome deplorevole. Non mi venne neppure in mente che il nome proprio potesse essere dato dopo la nascita. Non mi venne neppure in mente che non si nascesse marchiati dal nome proprio con tutte le conseguenze del caso. Non mi venne neppure in mente perché non ero neppure consapevole di possedere una mente. Un tale che si chiamava come me aveva, comunque, combinato qualcosa di orribile.

Citazioni[modifica]

  • Una volta ho avuto una causa perché avevo definito sordo un sordo. Avrei dovuto dire audioleso. Prima di scrivere occorre sempre pensare se ci sia in corso un eufemismo per evitare di dire la verità.
  • E stamani, con la pioggia che insiste e non promette una tregua, Via Spiga [a Milano] ha un vago aspetto cimiteriale. È come se le vetrine di questo o quello stilista ospitassero statue erette a ricordo di qualcuno o qualcosa, non progetti per il futuro.
  • Quando posso restare sdraiato come un cane alla cuccia a sonnecchiare senza sonno né sogno è quasi la felicità. Capisco, anzi sento, che la felicità è così vicina. Dopotutto, a tenermi in vita sono esclusivamente i troppi impegni di lavoro, il mio essere debitore di infimi pezzi e pezzetti quasi a tutti gli editori. In fondo, basterebbe che non mi chiedessero più roba, non insistessero a rinfacciarmi i ritardi nella consegna, e mi potrei lasciare andare completamente.

Note[modifica]

  1. a b Da Dopo i grandi settimanali Rusconi torna al primo amore: i libri, Tutto libri, 19 settembre 1981.
  2. a b Da Amori neri‎, Theoria, Roma, 1985.
  3. a b Da Twin Peaks. Il giallo e il nero dei peccati americani, La Stampa, 8 gennaio 1991.
  4. Dal Corriere della Sera, 1988; citato in La sinistra amava Drive in. Eco e le ragazze fast food, Il Giornale.it, 23 febbraio 2011.
  5. a b Dalla prefazione a E. A. Poe, Gli assassini della Rue Morgue, CDE, 1973.
  6. Da un'intervista a Sabato; citato in Piero Soria, Il neorealismo è morto, La Stampa, 5 settembre 1993.
  7. Citato in Vladimiro Cajoli, Imparare il futuro, La Fiera Letteraria, 23 febbraio 1967.
  8. Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, p. 272.

Bibliografia[modifica]

  • Oreste Del Buono, La vita sola, Biblioteca comunale di Milano, 2014 (1989).

Altri progetti[modifica]