Oreste del Buono

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I Quaderni Milanesi, rivista fondata da Oreste Del Buono, Tomaso Gillio, Domenico Porzio e Giuseppe Ajmone

Oreste del Buono (1923 – 2003), scrittore, giornalista, traduttore, critico e consulente editoriale italiano.

Citazioni di Oreste del Buono[modifica]

  • Chi ha la testa riflette, chi non ce l'ha chiacchiera.[1]
  • [Su I segreti di Twin Peaks] David Lynch non forza realisticamente. Eppure eroi e antieroi, persecutori e vittime sono talmente esaltati dal suo manierismo da invitare la gente all'immedesimazione.[2]
  • [Drive In] È la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita per ora in televisione.[3]
  • Erano noti a Edgar Allan Poe i Memories di Eugène François Vidocq, l'inventore della polizia moderna? Certo, il suo investigatore dilettante di fantasia, C. Auguste Dupin, si affretta a polemizzare con il suo connazionale in carne e ossa per distinguersi immediatamente, per far capire subito che il suo metodo sarà molto diverso.[4]
  • L'agente speciale Cooper si muove tra il passato di Laura e il presente delle sue amiche e amici e di tanti altri, tutti a Twin Peaks, con le sue contraddizioni, il suo aspetto da bravo ragazzo stolido e la sua acuta sensibilità quasi morbosa di conoscitore dell'animo umano. È veramente una sorpresa nella narrativa gialla tendente al nero degli ultimi tempi. Via via che gli sfilano davanti i possibili colpevoli, l'agente speciale Cooper è capace di riconoscerne l'innocenza, non quella generale, ma quella specifica, quella concernente il delitto su cui s'indaga e la trasgressività che costituisce la specialità di David Lynch si afferma maggiormente nel baluginare qua e là di una positività a sorpresa, quasi a tradimento. «I segreti di Twin Peaks» è narrato molto bene, senza il minimo tentativo di forzatura realistica. Come, del resto, le altre opere di David Lynch manierista a volte sublime. È una favola dell'orrore inevitabile contenuto in un agglomerato umano.[2]
  • Nel 1841 Poe aveva cominciato a leggere un romanzo di Dickens, che conteneva tra l'altro la narrazione di un crimine misterioso: alle prime pagine, aveva subito capito l'enigma; riflettendo sul metodo da lui seguito, aveva scoperto contemporaneamente le regole dell'inchiesta poliziesca e quelle della narrazione poliziesca.[4]
  • Non scriverò più romanzi, meglio fare del giornalismo, qualcosa che morda direttamente la realtà, piuttosto che rimestare nella poltiglia in cui tanti rimestano. [...] Che senso ha scrivere ancora romanzi? Meglio l'inchiesta sociologica, con personaggi veri, con storie autentiche. Argomento per un buon libro? Il concorso per il posto di primario chirurgico al Fatebenefratelli.[5]
  • Nostra Signora dei Turchi, il primo film dell'autore, attore e regista Carmelo Bene, pone impetuosamente alcuni problemi. Per cominciare, questo: in Italia abbiamo un genio, ce lo meritiamo?[6]
  • Si sa che è praticamente impossibile che due amanti si amino allo stesso modo. Nella più indissolubile delle coppie è rarissimo che l'indissolubilità risulti da un reciproco e paritetico sforzo. C'è sempre uno che s'impegna e un altro che corrisponde o acconsente, si lascia coinvolgere o almeno trascinare.[1]

Note[modifica]

  1. a b Da Amori neri‎, Theoria, Roma, 1985.
  2. a b Da Twin Peaks. Il giallo e il nero dei peccati americani, La Stampa, 8 gennaio 1991.
  3. Dal Corriere della Sera, 1988; citato in La sinistra amava Drive in. Eco e le ragazze fast food, Il Giornale.it, 23 febbraio 2011.
  4. a b Dalla prefazione a E. A. Poe, Gli assassini della Rue Morgue, CDE, 1973.
  5. Citato in Vladimiro Cajoli, Imparare il futuro, La Fiera Letteraria, 23 febbraio 1967.
  6. Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Vita di Carmelo Bene, p. 272.

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