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Otone

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Busto dell'imperatore Otone

Marco Salvio Otone Cesare Augusto, meglio conosciuto come Otone (32 – 69), imperatore romano.

Citazioni di Otone

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  • [...] è più difficile dominar la felicità quando si crede che non duri.[1]
  • [Dopo aver annunciato la volontà di suicidarsi] Le molte parole intorno al morire sono deboleza: vedete se io ne son dispostissimo, ché io non mi dolgo né d'Iddij né d'uomini, perché ciò fa chi vuol vivere.[2]
  • Non si deve indugiare in una risoluzione, che non si può lodare se non quando è compiuta.[3]

Citazioni su Otone

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  • Allora pronunziò esattamente queste parole: «Aggiungiamo questa notte alla vita». Rinviò dunque il suicidio alla mattina seguente per adoprarsi a che a nessuno venisse fatto del male. Poi, lasciata spalancata la porta della sua stanza, ristoratosi bevendo acqua gelida e lasciando entrare chiunque lo desiderasse, saggiò sui polpastrelli la punta di due pugnali, scelse il più aguzzo e affilato, lo pose sotto il cuscino, e sdraiato sul letto dormì profondamente per tutta la notte. Destatosi all'alba, s'inferse un solo colpo mortale a sinistra del petto. Aveva trentotto anni. Era stato imperatore novantacinque giorni. (Luca Canali)
  • In Senato affermò di essere stato quasi forzato ad assumere il supremo potere, giacché questa era la volontà delle legioni. Del resto egli cercò di rassicurare i senatori, affermando che ogni suo gesto sarebbe stato ispirato al rispetto della loro comune volontà. Ma la notte successiva all'assassinio di Galba, soffrì di terribili incubi, lo si udì lamentarsi nel sonno, e al mattino fu trovato disteso ai piedi del letto. Allora ordinò che si compissero numerosi riti di espiazione per riconciliarsi i Mani dell'imperatore ucciso e oltraggiato. (Luca Canali)

Note

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  1. Citato in Publio Cornelio Tacito, Historiae, II, 47, traduzione di Giuseppe Lipparini, Le storie, 2 voll., Società anonima Notari, Milano, 1930, vol. I, p. 235.
  2. Citato in Publio Cornelio Tacito, Historiae, II, 47, traduzione di Bernardo Davanzati, Storie, in Opere di G. Cornelio Tacito, Pietro Nesti, 1637, p. 283.
  3. Citato in Publio Cornelio Tacito, Historiae, I, 38, traduzione di Giuseppe Lipparini, Le storie, cit., vol. I, p. 83.

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