Luca Canali

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Luca Canali (1925 – vivente), latinista, poeta e scrittore italiano.

DeliriDiscepole in sogno[modifica]

  • L'utopia da salvare è una rivoluzione | di giorni inventati, lo scarto beffardo | da un cupo corteo di protesta, | la fuga dei figli da padri | costretti all'ossequio, allo stampo, | nell'ombra di schemi coniati | dal nulla, l'alone di tedio | e disprezzo incapace persino di abbagli. (da Deliri)
  • Piuttosto che una sentenza | di morte s'infligga una sete | d'amore in un deserto di affetti. (da Deliri)
  • Spero di resistere alle mattutine | serenate della morte. (da Deliri)
  • Vi assolvo, fraterne canaglie, | in nome della vita, e inseguo tra le rughe | dei vostri cipigli il sembiante | dei fanciulli che foste – che fummo – in violenta | innocenza di affetti. (da Deliri)
  • Ai tuffi | del sangue sempre più rari, | si alternano fulminei | capricci del vizio presto | mutati in affetto | sublustre, in malinconica | ma mai tetra saggezza. (Eloisa, da Discepole in sogno)
  • L'ultimo nostro orgasmo | unanime esplose | al dire | epistemologia. (da Sara, in Discepole in sogno)
  • Non credere poi tanto | al mio male, so ancora trafiggere | fino all'elsa. (da Eloisa, in Discepole in sogno)
  • Sgonnellavi orgogliosa delle tue | terga. Riuscii | a spillarti farfalla ancora | ad ali tese nella mia bacheca | da collezione contro i poligami knock- | down cui sono votato. (da Serena, in Discepole in sogno)
  • Un'ombra di | smarrimento e di resa velava | i tuoi occhi mentre | mi cavalcavi selvaggia | e maliziosa, | ma solo in apparenza | vittoriosa. (da Domitilla, in Discepole in sogno)
  • Vorrei | lasciare alla tua esatta | generosità, alla tua calma | tensione, non orme | di gratitudine ma il dono d'una trepida | erezione. (da Floriana, in Discepole in sogno)

[Luca Canali, Deliri - Discepole in sogno, Poesia, n. 193 aprile 2005, Crocetti Editore]

Incipit di Augusto. Braccio violento della storia[modifica]

"Ehi Agrippa, dormi? È quasi l'alba, fra poco sbarchiamo".
Seduto su un cerchio di corde, la testa fra i pugni, i gomiti puntati sulle ginocchia, e gli occhi semichiusi, Agrippa non dormiva. Anzi, a quel richiamo di Ottaviano, suo compagno di studi e di vita, sorrise scoprendo, fra labbra bruciate dal vento e dal sole di chi ha vissuto a lungo all'aria aperta, denti corti e saldi che cercavano invano di risplendere al chiaro di luna di quella notte del 15 aprile 44 a.C. Un mese esatto dall'assassinio di Cesare all'ingresso della Curia di Pompeo.

Bibliografia[modifica]

  • Luca Canali, Augusto. Braccio violento della storia
  • Luca Canali, DeliriDiscepole in sogno, Poesia, n. 193, Crocetti Editore, aprile 2005.

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