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Paolo De Chiesa

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Paolo De Chiesa nel 2023

Paolo De Chiesa (1956 – vivente), giornalista ed ex sciatore alpino italiano.

Citazioni di Paolo De Chiesa

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Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Franz Klammer] [...] il più grande discesista della storia. Il mito di "Kaiser Franz" non è stato scalfito dal tempo né da chi ha tentato di detronizzarlo. [...] riusciva a domare gli sci, spesso simili a cavalli imbizzarriti, sollecitandoli al massimo lungo le terribili ondulazioni di cui erano costellate le piste di quei tempi.[1]
  • [Su Pirmin Zurbriggen] [...] un ragazzo sempre disponibile e gentile, un campione modello che mai ha ceduto alle lusinghe della notorietà. Sorretto dalla fede, Pirmin è stato l'avversario che tutti vorrebbero incontrare: leale, altruista e molto simpatico.[2]
  • Ho gareggiato con Marc [...] e potrei parlarne per ore. Sembrava introverso e sulle sue: pura concentrazione perché lontano dalle piste era cordiale e simpatico! Mi ha impressionato come avversario e per la straordinaria forza d'animo. Sapete che, dopo la spaventosa caduta nel superG. di Sestriere (1989), corse lo slalom di Kraniska con un sacchetto per il drenaggio del sangue prima di svenire sulla pista ed essere trasportato d'urgenza in ospedale? Non era esibizionismo e neanche incoscienza: Marc ha veramente dedicato allo sci tutto se stesso![3]
  • [Su Lara Colturi] Mi dispiace molto che una ragazza italiana corra per un’altra nazione, anche perché forse son antiquato, però io penso che correre per la nostra bandiera abbia ancora un senso. […] Poi se i giovani hanno altri valori e non gliene frega niente di tutto questo, allora fanno benissimo a correre per l’Albania, per la Turchia. Per me non è così, a costo di scontrarmi con la famiglia e di non essere a loro simpatico. Io faccio un tifo sfrenato per Lara, la stimo moltissimo e stimo moltissimo i suoi genitori, però su questa cosa non sono mai stato d’accordo. […] per me è anni luce lontano dal mio modo di ragionare e di vivere lo sport e lo sci.[4]
  • [Sulla morte della sciatrice Matilde Lorenzi] Gli allenatori e la commissione medica hanno sostenuto che Matilde si sia provocata queste gravissime lesioni cadendo di faccia sul ghiaccio. Ma non c'è un'autopsia che possa avvalorare o confutare questa ipotesi. Io credo che ci si faccia così male quando si finisce contro un ostacolo, subendo un impatto violentissimo, come quello subito da Matilde, che è stata sbalzata di almeno due o tre metri fuori pista.[5]
  • [Sulla morte della sciatrice Matilde Lorenzi] Questa tragedia è stata liquidata in quattro e quattr'otto, con una fretta che definire sospetta è riduttivo. Oltretutto sotto una cortina che definirei omertosa di silenzi e mezze verità inquietanti.[5]
  • Non è il ciclismo, non è uno sport in cui corri per una squadra: qui corri per una bandiera, per la tua nazione, e l'appartenenza conta ancora tantissimo nello sci. [...] Ricordo la tristezza di Marc Girardelli [...]: è stato uno dei più grandi campioni del nostro sport, ma pensate quanto sarebbe stato più grande il suo percorso se avesse vinto per l'Austria. Invece lui rappresentava il Lussemburgo e si sentiva separato in casa, anzi spesso odiato dai suoi connazionali per quella scelta. Me l'ha confessato proprio Marc![6]

Intervista di Edoardo Diamantini, oasport.it, 6 gennaio 2023.

  • [Su Mikaela Shiffrin] La più forte sciatrice della storia? Sicuramente, perché manca una gara per raggiungere la Vonn, sembrava una cosa impossibile invece succederà presto. Stenmark ne ha vinte 86, però mi sento di poter dire che la Shiffrin è la più grande sciatrice/sciatore della storia, non c’è stato nessuno come lei, ha vinto tutto quello che ha vinto a 27 anni, quindi se ha voglia di correre ancora, tra qualche anno arriverà magari a 100 vittorie, ha vinto tutto quello che c’era da vincere: Mondiale, Olimpiadi, 4 Coppe del Mondo; non c’è niente da fare, è la più forte della storia, è poi lei vince veramente su quattro fronti. Anche la Vonn inizialmente andava forte in slalom, e quindi era polivalente, poi lo slalom l’ha perso, il gigante lo ha perso, e alla fine andava soltanto in discesa e superG. Shiffrin invece va fortissimo su quattro fronti come detto, può vincere in tutte le specialità, per cui è incredibile. Certo, anche Girardelli lo ha fatto, anche Bode Miller lo ha fatto, però pesano le vittorie: se questi hanno vinto 40 gare (parlo di Miller, Girardelli, Raich, ecc...) questa ne ha vinte più del doppio. Assolutamente è la più forte sciatrice/sciatore della storia.
  • Della Vite è di gran talento, potrebbe sicuramente diventare bravo da come lo vedo sciare, è molto bravo e promettente, speriamo si concretizzi, però è una speranza, non una certezza.
  • [Su Alex Vinatzer] Ha una sciata un po’ tutta sua, molto particolare, chiaro che quando si fionda giù con le sue frequenza fa paura, può vincere, però bisogna arrivare in fondo nelle due manche, e per adesso gli è capitato di rado, infatti ha fatto al momento solo due podi in Coppa del Mondo. Per il resto, tante uscite, tanti errori, buone manche alternate ad altre dove invece ha rovinato un po’ tutto: a Vinatzer manca la continuità.
  • Per quanto riguarda il maschile sinceramente non vedo nessuna medaglia all’orizzonte [ai mondiali di Courchevel/Méribel 2023]. Però dato che abbiamo uno sciatore da medaglia, Vinatzer, che ha fatto pochissimi podi in carriera fino a questo momento, se succede il miracolo che azzecca la gara della vita ai Mondiali, potrebbe anche farcela. D’altronde è successo a De Aliprandini due anni fa, che è andato a medaglia e lui non era da medaglia: è bravo, nei primi 10 del mondo, però da medaglia erano altri, e invece ci è andato lui, quindi ai Mondiali può succedere di tutto.

Citato in Enrico Spada, oasport.it, 12 gennaio 2024.

  • Il problema sicurezza relativo alla pista di Bormio è inesistente, [...] è una delle più belle al mondo, proprio perché è difficile e faticosa al tempo stesso. È una discesa spettacolare, con dei passaggi unici, tecnicamente Bormio è la numero uno con curve che si possono fare ad altissima velocità.
  • Dobbiamo tutti renderci conto che la discesa libera è uno sport pericoloso, chi lo pratica considera una percentuale di rischio, come i piloti di Formula Uno o i pugili. Fare discesa libera non è come andare a fare la spesa.
  • Io adoro Odermatt perché, oltre ad essere uno sciatore sopraffino, è un vero leader, attento a tutti i compagni. Non è un bambino viziato che pensa solo a se stesso ed è sempre pronto a festeggiare i compagni di squadra anche se lo battono. Accanto a lui si impara e si cresce e questo è il vero tesoro della Svizzera.

Intervista di Aldo Cazzullo, corriere.it, 18 gennaio 2026.

  • ...il primo con cui feci amicizia fu Piero Gros, piemontese come me: divenne il mio compagno di stanza. Un fratello di un anno e mezzo più grande. Alto, forte, i capelli biondi lunghi: una via di mezzo tra una creatura mitologica e Gérard Depardieu.
  • Erwin Stricker era la persona più simpatica che abbia mai conosciuto. Faceva il cameriere sullo Stelvio. Un giorno arrivarono a tavola gli azzurri di sci e lui disse a Mario Cotelli, il ct della Valanga: mettimi alla prova e te li batto tutti. Cotelli all'inizio rise: “Portaci la polenta!”. Poi si lasciò incuriosire. Stricker in allenamento fece meraviglie, e fu preso in squadra. Schmalzl invece era il saggio. Lo chiamavamo il filosofo. Era di Ortisei, la sua lingua era il ladino, ma con noi si sforzava di parlare italiano. Ogni tanto, quando esageravamo con le nostre follie, tipo affrontare i tornanti in sbandata controllata sulla neve con la macchina da rally di Fausto Radici, ci guardava storto: era il segnale che bisognava smettere
  • [Su Herbert Plank] Meraviglioso. Faceva il contadino, tra un allenamento e l'altro andava a fare il fieno, a badare agli animali.
  • [Su Fausto Radici] Non si è mai capito perché [si suicidò]. Era un uomo colto, ironico, veniva da una famiglia di grandi imprenditori della chimica. Aveva un occhio di vetro per una malattia superata da bambino, e ci giocava su: un giorno salimmo su un pullman strapieno, Stricker gli chiese se c'era posto per tutti, lui si tolse l’occhio, lo sollevò in aria e disse: “Via libera!”. Si ritirò presto per dedicarsi al lavoro, aveva un’etica fortissima, l'idea di dover lasciare a casa degli operai lo turbava molto. Me lo spiego così.
  • Alle Olimpiadi di Sarajevo 1984 andò tutto storto: al villaggio olimpico non c'era più posto nella casa degli italiani, mi mandarono con i canadesi che però non avevano slalomisti, per loro i Giochi erano finiti; festeggiarono tutta la notte, e non chiusi occhio. Il giorno dopo scivolai su un grumo di neve. Sentii una mano sulla spalla: era il mio idolo, Jean-Claude Killy, che mi consolava, “ti rifarai alla prossima Olimpiade”. “No Jean-Claude, alla prossima Olimpiade non arrivo” gli risposi.
  • [Sui mondiali di Bormio 1985] Avevo la febbre e le ossa rotte. Mi proposero un ricostituente, un integratore. Ma mi ricordai di quando, a inizio carriera, un massaggiatore mi aveva dato una pastiglietta rossa, “per farmi respirare meglio”: era un'anfetamina che mi rese nervoso come un cavallo, anche se poi feci il secondo tempo di manche dietro al solito Stenmark. A Bormio rifiutai. Chiusi con un dignitoso sesto posto
  • Non sono stato un vero campione, un vincitore. Però mi sento un vincente. Ho fatto quello che volevo fare nella vita.

Note

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