Paolo Zacchia

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Paolo Zacchia.

Paolo Zacchia (1584 – 1659), medico italiano.

Citazioni di Paolo Zacchia[modifica]

  • [..] molti stimando esser morti e non volendo per questo né mangiare né bere, han corso manifestissimo pericolo di vita; altri non solo pensano esser morti ma d'esser di più condennati all'inferno; di quelli ve n'ha che pensano d'esser da' potentati grandi perseguitati, e per questo rinchiusi nelle proprie case non si vogliono indi per maniera alcuna muovere; altri pensano d'aver qualche animale vivo nel corpo, altri d'aver alcuna postema o piaga putrida e insanabile in alcuna parte, altri d'aver la testa di fragilissimo vetro, o tutti di vetro o di creta o di sasso esser diventati, o essersi trasformati in qualche animale.[1]

Citazioni su Paolo Zacchia[modifica]

  • L'ossessione seicentesca delle unzioni va di pari passo con le tecniche oniropoietiche, con le sperimentazioni e i tentativi di pilotare le immagini dell'irreale verso forme piacevoli e seducenti, lontano dagli spaventi delle ore notturne. Molto meno darei fede - scrive Paolo Zacchia, uno specialista secentesco di sindromi melanconiche, archiatra pontificio e pioniere della medicina legale – a coloro che con fare alcune unzioni o porre sotto i guanciali alcuna cosa, si persuadono di far vedere que' sogni che vogliono, come racconta un curioso autore [Cardano] del sangue d'un uccello chiamato upupa, del quale se si untano le tempie nell'andare a dormire, pensa che faccia vedere in sogno cose meravigliose. (Piero Camporesi)

Note[modifica]

  1. Da De' mali hipochondriaci; Citato in Piero Camporesi, Il pane selvaggio, Garzanti, Milano, 2004, p. 162. ISBN 88-11-67711-4

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