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Patricia Highsmith

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Patricia Highsmith nel 1988

Patricia Highsmith (1921 – 1995), scrittrice statunitense.

Citazioni di Patricia Highsmith

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  • Chi sono io? Solo un riflesso negli occhi di chi mi ama.[1]
  • Giugno. Come suonava dolce quella parola, pigra, limpida e traboccante di sole e di calore![2]
  • I criminali sono interessanti per quanto riguarda l'azione, perché almeno per un certo periodo sono attivi, liberi di spirito, e non si piegano davanti a nessuno.[3]
  • Io trovo noiosissima e artificiosa la pubblica passione per la giustizia; dopo tutto, che giustizia sia fatta, non importa né alla vita né alla natura.[3]
  • Uccidere è un po' come fare l'amore, una specie di volontà di possesso.[4]

Un lungo cammino dall'inferno

in Quotidiano del Ticino, 1988; citato in L'"Odisseo" di Patricia Highsmith. Guida letteraria della Svizzera italiana, ti.ch, 4 gennaio 2023.

  • [Sulla Vallemaggia] C'era più pietra che legno nella regione, o comunque le pietre dovevano essere rimosse o cavate fuori dalla terra prima di poter fare qualsiasi cosa, perciò le case erano di pietra, non di legno. Lastre di granito tagliate a mano messe una sull'altra formavano le pareti, i tetti erano eretti su travi di castagno tenute assieme da incastri, a volte da pioli, quasi mai da chiodi. Altre lastre di granito venivano poggiate sopra; il tetto doveva essere a punta per lasciar scendere l'acqua e la neve.
  • [Sul Canton Ticino] Era ed è un paese di montagne che bloccano il sole, una terra di graniti sporgenti e di alberi che si aggrappano a pendii scoscesi riuscendo comunque a crescere dritti. Qui, gli uomini come la vegetazione, devono andare alla ricerca di un pezzo di terra che li nutra.
  • Il fiume Maggia, largo un metro nel suo letto di pietre oppure profondo e pericoloso tanto da portar via ponti al suo passaggio – a seconda delle piogge che se cominciano non finiscono mai – scorre più o meno verso sud per gettarsi nel Lago Maggiore al delta tra Ascona e Locarno [...].
  • [Su Locarno] Si diceva che la gente là avesse bei cavalli e carrozze, che c'erano negozi di alimentari, di vestiti e di articoli di pelle, un albergo e anche una stazione ferroviaria. [...] Si stendeva bassa e offuscata nella pioggia fine, e come Luigi aveva sempre sentito e ora ricordava vagamente, certe case erano di quattro e anche cinque piani.

Incipit di alcune opere

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Carol

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Nella mensa per i dipendenti del Frankenberg era l'ora di punta.[5]

Il talento di Mr. Ripley

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Tom sbirciò alle sue spalle e scorse l'uomo che lo seguiva uscire dietro di lui dal Green Cage. Accelerò il passo, ma non c'era ombra di dubbio. L'uomo era proprio alle sue calcagna. Tom lo aveva notato cinque minuti prima mentre questi lo osservava con insistenza da un altro tavolo, come se non fosse proprio del tutto sicuro, ma quasi. A Tom, però, era sembrato sicuro abbastanza da indurlo a bere d'un fiato il suo drink, pagare in gran fretta e lasciare il locale.
Giunto all'angolo si protese in avanti e affrettò il passo oltre la Quinta Strada. Era nelle vicinanze di Raoul's. Si chiese se fosse il caso di correre il rischio di entrare e farsi un altro bicchiere. Doveva sfidare la sorte con tutte le conseguenze che ne derivavano oppure era meglio squagliarsela verso Park Avenue cercando di seminare quel tipo entrando e uscendo da qualche portone male illuminato? Si decise ed entrò da Raoul's.

L'alibi di cristallo

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Erano le tre e trentacinque di un martedì pomeriggio al Penitenziario Statale, e i detenuti stavano tornando dal lavoro. Uomini in uniformi non stirate, color carne, col numero sulla schiena, defluivano per i lunghi corridoi del blocco A. Da loro si alzava un fitto borbottio, anche se in apparenza nessuno stava parlando col vicino. Era uno strano coro, non musicale, che il primo giorno aveva spaventato Carter. Era ancora un pivello e aveva addirittura pensato che bollisse in pentola una rivolta: ora invece l'accettava come una caratteristica del Penitenziario Statale, o forse, chissà, di tutte le prigioni. La porta delle celle era aperta, e a mano a mano gli uomini sparivano, inghiottiti dalle celle al pianterreno, e di sopra, in quelle che davano sulle ringhiere (il blocco aveva quattro piani). Ben presto i corridoi si svuotarono. Adesso c'erano venticinque minuti per lavarsi al lavandino della cella; cambiarsi la camicia, chi ci teneva e ne aveva una pulita; scrivere una lettera, o mettersi la cuffia e ascoltare il disc-jockey del programma musicale che andava in onda a quell'ora. Il campanello della cena suonava alle quattro.

Citazioni su Patricia Highsmith

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  • Il nome «Patricia Highsmith» indica per me un territorio sacro, colei il cui posto tra gli scrittori è paragonabile al posto che Spinoza occupa per Deleuze (il «Cristo tra i filosofi»). Chi parla di lei deve fare attenzione, perché cammina sui miei sogni. (Slavoj Žižek)

Note

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  1. Citato in Natalia Aspesi, Attrazioni molto fatali, la Repubblica, 18 agosto 2003.
  2. Da Il talento di Mr. Ripley, traduzione di Maria Grazia Prestini, Bompiani, Milano, 2011, cap. 26, p. 249. ISBN 978-88-452-4866-5.
  3. a b Da Suspense: pensare e scrivere un giallo, traduzione di Cagnoni & Coyaud, La tartaruga, Milano, 1986. ISBN 88-7738-005-5; citato in Rispetto la legge, ma i criminali mi piacciono, La Stampa, 20 settembre 1986, p. 3.
  4. Citato in La scrittura segreta di Patricia Highsmith, Rivistastudio.com, 6 novembre 2019.
  5. Citato in Giacomo Papi, Federica Presutto, Riccardo Renzi, Antonio Stella, Incipit, Skira, 2018. ISBN 9788857238937

Bibliografia

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  • Patricia Highsmith, Il talento di Mr. Ripley, traduzione di Maria Grazia Prestini, Bompiani, Milano, 2001.
  • Patricia Highsmith, L'alibi di cristallo, traduzione di Carlo Brera, Bompiani, Milano, 1993.

Filmografia

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  • Carol (2015) – soggetto

Altri progetti

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Opere

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