Piero Ottone

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Piero Ottone (1924 – 2017), giornalista italiano.

Citazioni di Piero Ottone[modifica]

  • Il giudice di ultima istanza è il pubblico; e il pubblico legge sempre meno. Il numero totale di copie vendute cala. In Italia, rispetto agli altri paesi, leggiamo poco. La stampa è in crisi. Le promozioni, a volte intelligenti, a volte strampalate, tentano invano di mettere un argine.[1]
  • L'Italia è un paese disorganizzato, dissipatore, di mediocri tradizioni, in cui si vive meno bene che in altri paesi d'Europa o d'Oltreoceano.[2]
  • La stampa italiana funziona male ma anche la magistratura non funziona a dovere. Il male è diffuso, l'Italia non è un Paese del tutto civile, come ho avuto modo di scrivere. Ma noi contribuiamo al degrado dispensando notizie con licenza di uccidere.[3]
  • Non sono gli errori a fare scandalo. Quel che preoccupa è la convinzione, sempre più diffusa, che le buone maniere siano un'anticaglia, e che non valga la pena di impararle.[4]

Il decalogo del giornalista

Citato in Stefano Malatesta, La giornaleide, la Repubblica, 25 settembre 1996.

  1. Scrivi sempre la verità, tutta la verità, solo la verità.
  2. Cita le fonti. Se la tua fonte vuole restare anonima, diffida.
  3. Verifica quel che ti dicono. Se non puoi verificare, prendi le distanze.
  4. Non diffamare il prossimo, ed evita le frasi del tipo: "Sembra che il tale abbia ru­bato...", "Si dice che il tal altro abbia ammazzato...".
  5. Non obbligare il lettore a leggere una colonna di roba prima che cominci a capire che cosa è successo.
  6. Non fare lunghe citazioni fra virgolette all'inizio di un "pezzo" senza rivelare su­bito chi sia il loro autore (il metodo non crea suspense, come forse crede il giornalista: dà solo fastidio).
  7. Non mettere mai fra virgolette, nei titoli, frasi diverse da quelle che sono state pro­nunciate.
  8. Evita le iperboli e le metafore di Pierino, come "bufera" ("il partito è nella bufera"), "giallo" ("il giallo di Ustica"), "rissa" (ed è subito rissa fra "x e y"), "ful­mine a ciel sereno", "scoppiato come una bomba".
  9. Prima di scrivere nel titolo che "Londra è nel panico", va' a Londra e controlla se otto milioni di persone sono davvero uscite di testa.
  10. Non dire mai: "L'obiettività non esiste". È l'alibi di chi vuole raccontare palle.

Note[modifica]

  1. Da Quotidiani. La soppressione delle notizie, L'espresso, n. 34, 1996.
  2. Da L'Italia è un paese civile?, Mondadori, 1995.
  3. Dall'intervista di Marco Ferrari, «Regole per tutti, giornali e giudici», l'Unità, 25 giugno 1995, p. 2.
  4. Da Il Venerdì di Repubblica; citato in Selezione dal Reader's Digest, ottobre 1997.

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