Pierre Rabhi

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Pierre Rabhi nel 2009

Pierre Rabhi (1938 – vivente), saggista e ambientalista francese di origini algerine.

Manifesto per la terra e per l'uomo[modifica]

Incipit[modifica]

Al di là delle categorie, dei nazionalismi, delle ideologie, delle divisioni politiche e di tutto ciò che frammenta la nostra realtà comune, è all'insurrezione e all'unione delle coscienze che faccio oggi appello, perché l'umanità possa mettere in comune ciò che ha di meglio, evitando così il peggio.
Questa coalizione mi sembra più che mai indispensabile, tenuto conto della portata delle minacce che pesano sul nostro destino, essenzialmente dovute alle gravi violazioni che abbiamo compiuto.
Per «coscienza» intendo quel luogo intimo in cui ogni essere umano può in tutta libertà valutare la propria responsabilità nei confronti della vita e determinare gli impegni attivi che un'etica autentica di vita gli ispira per se stesso, per i suoi simili, per la natura e per le generazioni future. (p. 11[1])

Citazioni[modifica]

  • Il pianeta non ci appartiene, siamo noi ad appartenergli. Noi siamo di passaggio, lui rimane. (p. 17)
  • Secondo la Fao, il 30 per cento delle terre coltivabili del pianeta è oggi devoluto all'alimentazione animale, e in gran parte del bestiame europeo e americano, privando così delle terre disponibili molte popolazioni che hanno fame. D'altro canto, quali che siano le scelte alimentari di ognuno (vegetariani o no), le condizioni imposte agli animali, considerati alla stregua di macchine produttrici di proteine, sono intollerabili. Sono indegne di una società che si definisce evoluta. (pp. 23-24)
  • Ora, per ottenere una singola proteina animale sotto forma di carne, latte, burro, uova o formaggio è necessaria la trasformazione di dieci-dodici proteine vegetali. Per ottenere un chilo di carne bisogna dare a un manzo dieci chili di cereali. Questo rapporto dispendioso si accompagna a una fredda razionalità: come produrre la maggior quantità possibile di proteine animali nel minor tempo e nel minor spazio? La risposta si trova nel sistema «fuori terra». L'animale non è più percepito come una creatura vivente e sensibile, ma come una massa o una fabbrica di proteine, spinta al rendimento produttivo tramite un'alimentazione concentrata. (p. 34)
  • Le fabbriche concentrazionarie produttrici di proteine animali si moltiplicano, sollecitando nello stesso tempo l'importazione di proteine vegetali del Terzo Mondo, meno costose. Le eccedenze di proteine animali raggiungono proporzioni tali che bisogna gettarle via o stoccarle. Poi bisogna correggere artificialmente il calo delle rendite degli allevatori – conseguente alla pletora – facendo appello alle risorse di tutti i cittadini. Bisogna infatti evitare qualunque danno al produttore, che deve continuare a produrre, trasfuso dalla collettività tramite la flebo delle sovvenzioni. L'intensificazione, quindi, continua inesorabile. (p. 35)
  • I Paesi del Terzo Mondo si percepiscono ormai come poveri, quando i loro territori celano immense ricchezze di cui si organizza il trasferimento verso Paesi già prosperi, per accrescerne ulteriormente la prosperità. (p. 63)
  • Qui, nel cuore delle Cevenne, dove scrivo, ogni giorno il mio stupore e la mia gratitudine nei confronti della natura si rinnovano. Quando la giornata che si apre promette un tempo caldo e il sole affila i suoi dardi, tutto è preda dell'immobilità. Gli alberi, le montagne blu, le rocce, il paesaggio, il cielo, l'orto che si estende sotto la mia terrazza, tutto è pietrificato da un sonno profondo.
    Io sono intensamente felice di poter ascoltare i richiami dei rapaci e degli uccelli notturni, a volte così strani e simili alla voce umana. Sono onorato di averli come vicini, contento di dividere il nostro biotopo selvatico con loro e con le altre creature silenziose che popolano con discrezione i boschi di querce attorno alla casa. (p. 77)
  • [...] è inquietante constatare come il continente africano venga considerato dall'opinione pubblica povero, quando è invece immensamente ricco di ogni risorsa, in particolare di una popolazione giovane, cosa sempre più rara sul pianeta. L'Africa ha una superficie grande quasi dieci volte l'India, con una popolazione che presto raggiungerà il miliardo di individui, il che le dà una densità decisamente accettabile in confronto ad altri continenti. (p. 96)
  • [...] la specie umana è la sola ad autosterminarsi. Persino le grandi scimmie, così vicine alla nostra specie, cui abbiamo affibbiato il nostro immaginario di sanguinaria ferocia, sono esseri vegetariani e pacifici, che non si distruggono fra loro e non hanno istinti bellicosi tranne quelli legati alla sopravvivenza. (pp. 105-106)
  • Il meglio e il peggio del nostro universo sono certamente determinati dal nostro modo di vivere nel mondo che abbiamo costruito, e questo mondo può essere salvato da ciò che custodiamo di più bello: la compassione, la condivisione, la moderazione, l'equità, la generosità, il rispetto della vita in tutte le sue forme. Questa bellezza è la sola in grado di salvare il mondo, poiché si nutre di quel fluido misterioso di cui niente può eguagliare la potenza costruttiva, e che noi chiamiamo Amore. (p. 136)

Explicit[modifica]

Affinché gli alberi e le piante si schiudano, affinché gli animali che se ne nutrono prosperino, affinché gli uomini vivano, la terra deve essere onorata. (p. 171)

Citazioni su Pierre Rabhi[modifica]

  • I tempi non sono stati generosi con quel ragazzino del deserto algerino, ammazzatosi di fatica facendo mille lavori per sopravvivere, sbarcato in Francia per essere impiegato in fabbrica e ritrovatosi in seguito a strappare ai campi di pietre dell'Ardèche il pane per la sua famiglia. Ma lui ha retto il colpo. E ha fatto del suo percorso personale il fondamento di una riflessione profonda e singolare. (Nicolas Hulot)

Note[modifica]

  1. Brano presente, con leggere differenze, anche a p. 71.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]