Pierre Teilhard de Chardin

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Pierre Teilhard de Chardin

Pierre Teilhard de Chardin (1881 – 1955), gesuita, filosofo e paleontologo francese.

Citazioni di Pierre Teilhard de Chardin[modifica]

  • Chi amerà appassionatamente Gesù nelle forze che fanno ingrandire la Terra, questa, maternamente lo solleverà con le sue braccia gigantesche e gli farà contemplare il volto di Dio. (da Inno dell'Universo – 1923)
  • [Dio] creò la Vergine Maria, e cioè fece sorgere sulla terra una purezza così intensa da potere, in seno a tanta trasparenza, concentrarsi fino ad apparirvi bambino. Ecco, espressa nella sua forza e nella sua realtà, la capacità che la purezza ha di far nascere il Divino in mezzo a noi. (da L'ambiente divino, traduzione di Annetta Dozon Daverio, Fabio Mantovani, Queriniana, 1994)
  • Cristianesimo e Evoluzione: non due visioni inconciliabili, ma due prospettive fatte per modellarsi, per completarsi a vicenda. In fondo, questa alleanza non era già iscritta da molto tempo nelle istintive invenzioni del linguaggio parlato? "Creazione", "Incarnazione", "Redenzione": queste stesse parole non richiamano, con la loro forma grammaticale, l'idea di un processo, piuttosto che quello di un gesto locale o istantaneo? (da un articolo pubblicato su Esprit, agosto 1946; raccolto in La scienza di fronte a Cristo[1])
  • Noi non siamo esseri umani che vivono un'esperienza spirituale. Noi siamo esseri spirituali che vivono un'esperienza umana. (citato in Rosemary Altea, Una lunga scala fino al cielo, traduzione di Elena Malossini Fumero, CDE, Milano, 1998)
  • Tutto l'universo non è che la frangia del mantello di Cristo. (citato in Mario Canciani, Vita da prete, Mondadori 1991, p. 129)
  • Come paleontologo, non mi faccio alcuna illusione in merito al fatto inesorabile e alle forme della concordanza biologica. Ma, allo stesso modo, mi rifiuto assolutamente di trasporre brutalmente le leggi meccanicistiche della selezione all'interno del dominio umano. Poiché, se la natura ci insegna chiaramente che esiste un'universale lotta per la vita, essa non meno categoricamente ci insegna che, nel passaggio da uno stadio di esistenza ad un altro, le proprietà dell'ente sussistono solamente nell'essere trasformato o trasposto. Lo sfruttamento e l'annientamento reciproco possono essere la regola fra i gruppi zoologici sub-umani, poiché questi ultimi tendono continuamente a soppiantarsi l'un l'altro e a differenziarsi l'un l'altro. Di contro, nel caso della rete umana, se essa progredisce unicamente mediante un conformarsi, l'emulazione fraterna necessariamente si sostituisce dall'interno alla concordanza ostile. Seguendo le basi della maggior parte delle radici biologiche, il problema delle razze, del loro aspetto, della loro coscienza, ci induce al punto di riconoscere che l'unico clima nel quale l'uomo possa continuare a crescere, sia quello del sacrificio di se e della rinuncia in uno spirito di fratellanza. In verità, stante la velocità alla quale crescono la sua conoscenza e le sue ambizioni, il mondo esploderà se l'uomo non imparerà ad amare.
As a paleontologist, I have no illusion about the inexorable fact and forms of biological concurrence. But, in this same capacity, I absolutely refuse to transport bluntly the mechanical laws of selection to the human domain. For, if nature teaches us clearly that there is a universal fight for life, it teaches us no less categorically that, in passing from a stage of existence to another, living properties subsist only in being transformed or transposed. Exploitation and mutual soffocation can be the rule between infra-human zoological groups, because the latter are continually going to supplant each other and diverge from each other. In the case of the human network, by contrast, if the latter progresses only by converging, fraternal emulation must be substituted internally for hostile concurrence. Pursued on the bases of the most biological roots, the problem of the races, of their appearance, of their awakening, leads us thus to the point of recognizing that the only climate in which man can continue to grow is that of self-sacrifice and renunciation in a spirit of brotherhood. In truth, at the speed at which his awareness and his ambitions grow, the world will explode if he does not learn to love.[2]

La scienza di fronte a Cristo. Credere nel mondo e credere in Dio[modifica]

  • Cristo non è un accessorio in più aggiunto al Mondo, un ornamento, un re come lo consideriamo, un proprietario. Egli è l'alfa e l'omega, il principio e la fine, la pietra delle fondamenta e la chiave di volta, la Pienezza e colui che sazia.
  • Le analisi della Scienza e della Storia sono molto spesso esatte; ma non tolgono assolutamente niente all'onnipotenza divina, né alla spiritualità dell'anima, né al carattere soprannaturale del Cristianesimo, né alla superiorità dell'Uomo sugli animali.
  • Nessuno come l'Uomo chino sulla Materia comprende quanto Cristo, grazie alla sua Incarnazione, sia interno al Mondo, radicato nel Mondo fin nel cuore del più piccolo atomo.
  • Noi cristiani non dobbiamo avere paura o scandalizzarci a torto dei risultati della ricerca scientifica.

Citazioni su Pierre Teilhard de Chardin[modifica]

  • Nel nome di Teilhard si costituiscono delle associazioni e vi sono tutti i segni che si vada sviluppando un culto religioso con Teilhard come santone o come profeta, per non usare parole più forti. Questo è in parte dovuto al ricordo che egli ha lasciato come uomo, poiché era estremamente attraente, con una personalità incredibilmente affabile e brillante, unita ad una affascinante umiltà su qualsiasi argomento, salvo uno. Eppure il culto di Teilhard viene sempre più abbracciato da gente che non ha conosciuto l'uomo, per cui sembra che il suo misticismo eserciti un grande fascino su quegli spiriti che nelle circostanze attuali sono pieni di speranza. (George Gaylord Simpson)
  • Una delle asserzioni fondamentali di Teilhard è che tutti i fenomeni devono essere considerati nel quadro di uno sviluppo dinamico, cioè, con terminologia evolutiva, collocati nel rapporto spazio-tempo. [...]. Su questa base, irreprensibile in se stessa, egli riconsidera brevemente l'evoluzione del cosmo ed alla fine quella degli organismi e dell'uomo. Non gli interessano i dettagli ma i lineamenti più ampi della storia man mano che avanza. Questi sono fissati in uno stile spesso deliziosamente poetico, ma talvolta sintatticamente fin troppo complesso e spesso oscuramente metaforico. (George Gaylord Simpson)

Note[modifica]

  1. Consultabile su Disf.org.
  2. Pierre Teilhard de Chardin, Unités, 28 e 30. Citato in Henri De Lubac, Theology in history, Ignatius Press, 1996, p. 417. ISBN 978-0-89870-472-3.

Bibliografia[modifica]

  • Pierre Teilhard de Chardin, La scienza di fronte a Cristo. Credere nel mondo e credere in Dio, traduzione di Annamaria Tassone Bernardi, Gabrielli Editori, 2002.

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