Proverbi liguri

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Raccolta di proverbi liguri.

A[modifica]

  • A bellessa a nö fa boggî a pûgnatta.[1]
La bellezza non fa bollire la pentola.

C[modifica]

  • Chi roba a un ladron – ha sent'anni de perdon.[2]
Chi ruba ad un ladrone – ha cento anni di perdono.
  • Chi vêu vive e stâ san da-i parenti stagghe lontan.[3]
Chi vuole vivere e stare sano dai parenti stia lontano.

F[modifica]

  • Frevâ o cûrto e l'è pezo che un tûrco.[4]
Febbraio il corto è peggio di un turco.

I[modifica]

  • In bocca sarà n'intran de mosche, chi no se fa avanti nisciun o conosce.[5]
In bocca chiusa non entrano mosche, chi non si fa avanti nessuno lo conosce.
Tacere, restare defilati può risultare vantaggioso.

L[modifica]

  • L'è megio avei e braghe sgoarœ 'nto cû, che o cû sgoaròu inte brâghe.[6]
È Meglio avere le braghe rotte al sedere, che il sedere rotto nelle braghe.

N[modifica]

  • Natale a-o barco, Pasqua a-o tisson.[7]
Natale al balcone, Pasqua al tizzone.

O[modifica]

  • O parroco de Nasche: i câsci in to cû i piggiava pe frasche.[8]
Il parroco di Nasche: i calci nel sedere li prendeva per frasche.

P[modifica]

  • Pe conosce un bôxardo bezêugna fâlo parlà trae votte.[9]
Per conoscere un bugiardo bisogna farlo parlare tre volte.

S[modifica]

  • Se Zena a l'avesse a cianûa, de Milan ne faievan unn-a seportûa.[10]
Se Genova avesse una pianura, di Milano avrebbero fatto (facevano) una sepoltura.

V[modifica]

  • Voto da mainâ presto o se scorda, passâ a buriann-a ciû o no se ricorda.[11]
Voto di marinaio, se lo dimentica presto; passata la buriana non se lo ricorda più.

Note[modifica]

  1. Citato in Barbara Frale, In nome dei Medici. Il romanzo di Lorenzo il Magnifico, Newton Compton Editori, p. 179.
  2. Citato in Dario G. Martini e Divo Gori, La Liguria e la sua anima, storia di Genova e dei Liguri, ECIG, 1985, p. 367.
  3. Citato in Riccardo Schwamenthal e Michele L. Straniero, Dizionario dei proverbi italiani e dialettali, 6.000 voci e 10.000 varianti dialettali, BUR, Milano, p. 161, § 1815.
  4. Citato in Zazzera, p. 239.
  5. Citato, con traduzione, in Zazzera, p. 201.
  6. Citato in In nome dei Medici. Il romanzo di Lorenzo il Magnifico, p. 180.
  7. Citato in Miguel Correas Martínez e José Enrique Gargallo Gill, Calendario romance de refranes, Edicions Universitat de Barcelona, Barcellona, 2003, p. 133. ISBN 88-8338-394-2
  8. Citato, con traduzione, in Zazzera, p. 157.
  9. Citato in Autori Vari, Dizionario delle sentenze latine e greche, Rizzoli, Milano, p. 272.
  10. Citato in Piero Raimondi, Proverbi genovesi, Martello-Giunti, 1975, p. XII.
  11. Citato in Schwamenthal e Straniero, p. 272, § 3226.

Bibliografia[modifica]

  • Sergio Zazzera, Proverbi e modi di dire napoletani, La saggezza popolare partenopea nelle espressioni più tipiche sul culto della famiglia e dell'ospitalità, sull'amicizia, sull'amore, sul lavoro, sulla religione e la superstizione, Newton & Compton editori, Roma, 2004. ISBN 88-541-0119-2

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