Rafael Sabatini

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Copertina di Captain Blood, edizione 1922

Rafael Sabatini (1875 – 1950), scrittore italiano naturalizzato britannico.

I ribelli della Carolina[modifica]

Incipit[modifica]

Le due lettere
Con le labbra strette e la fronte solcata da una ruga di sofferenza, Harry Latimer si pose a sedere per scrivere una lettera. Come doveva poi esprimersi lui stesso, aveva ricevuto la sua prima ferita per la causa della libertà che aveva da poco abbracciata, ed era una ferita profonda, dolorosa, e apparentemente insanabile. Gliel'avevano portata le notizie contenute nel foglio che teneva ancora distrattamente in mano.

Citazioni[modifica]

  • Si perdona presto ciò che è irrimediabile. (p. 184)
  • Si dice che la bellezza sia nell'occhio di chi guarda. (p. 199)
  • I fatti non si possono cambiare a furia di menzogne. (p. 207)

Il capitano Blood[modifica]

Incipit[modifica]

Pietro Blood, dottore in medicina e in parecchie altre cose ancora, fumava la sua pipa e curava i gerani piantati in una cassettina sul davanzale della finestra che guardava su Water Lane nella città di Bridgwater.
Da una finestra di fronte degli occhi severi lo guardavano con un'espressione di disapprovazione, ma egli non se ne curava. L'attenzione del signor Blood era divisa tra il suo lavoro e la folla che passava nella piccola strada sotto la sua finestra; una folla che per la seconda volta in quel giorno si riversava verso Castle Field, dove nelle prime ore del pomeriggio Ferguson, il cappellano del duca, aveva tenuto un sermone più sedizioso che religioso.

Citazioni[modifica]

  • Non si conclude mai nulla con la troppa fretta! (p. 15)
  • [...] l'uomo è l'opera più brutta di Dio, e che soltanto ad un pazzo può venire in mente di prodigare le cure della medicina ad una razza che sarebbe meglio sterminare! (p. 23-24)

Il cigno nero[modifica]

Incipit[modifica]

Conscio dei propri meriti, il maggiore Sands era disposto a ricevere con benigna condiscendenza i doni che la fortuna, a quanto vedeva, era disposta ad elagirgli. Questo però non lo induceva a credere di doverle essere grato pel suo discernimento. L'aveva vista infatti prodigare favori ad indegni e defraudare i meritevoli del loro giusto giuderdone; e per di più essa lo aveva tenuto ad attendere, lui, il maggiore Sands. Se infine ora gli si mostrava benevola doveva averlo fatto, più che per un senso di giustizia, perché egli aveva saputo costringervela.

Citazioni[modifica]

  • Cane non mangia carne di cane. (p. 88)
  • Tutto arriva per chi sa aspettare. (p. 114)
  • È inutile discutere quando i fatti parlano. (p. 116)

La giustizia del duca[modifica]

Incipit[modifica]

Cesare Borgia, Duca di Valenza e delle Romagne, si alzò lentamente, e lentamente andò alla finestra della più ampia sala della rocca d'Imola. Vi rimase affacciato, nella raggiera del sole d'autunno, intento a guardare giù la piana sparsa di tende, il fiume, il lungo nastro di strada, l'antica Via Emilia diritta, senza una grinza, fino a perdita d'occhio, cioè fino a quel confuso cumulo di brume che era Faenza.

Citazioni[modifica]

  • [Cesare Borgia] Non v'era uomo più acuto di lui d'occhio e d'orecchio. Mai in alcuno, infatti, erano unite, come in lui, le più rare doti dell'intelletto con sì perfette facoltà animali. (p. 11)
  • La vanità della donna è un istrumento che anche un imbecille può suonare a piacere. (p. 63)

Bibliografia[modifica]

  • Rafael Sabatini, I ribelli della Carolina (The Carolinians), traduzione di C. Morlani, Casa Editrice Sonzogno, Milano 1940.
  • Rafael Sabatini, Il capitano Blood (Captain Blood), traduzione di Ida Lori, Casa Editrice Sonzogno, Milano 1966.
  • Rafael Sabatini, Il cigno nero (The Black swan), traduzione di Alfredo Pitta, Casa Editrice Sonzogno, Milano 1948.
  • Rafael Sabatini, La giustizia del duca (The Justice Of The Duke), traduzione di Alfredo Pitta, Casa Editrice Sonzogno, Milano 1948.

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