Raul Radice
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Raul Radice (1902 – 1988), scrittore, giornalista e critico letterario italiano.
Citazioni di Raul Radice
[modifica]- [Su Ossessione] Donde nasce il disagio che ci procura questo film per molti aspetti più che notevole? Collocata la vicenda in una regione italiana della quale sono messe in evidenza anche abitudini e costumanze particolari, i personaggi ogni poco escono dall'ambito regionale [quello della "bassa" ferrarese] che è stato loro imposto e si rivelano quali sono realmente, astrazioni o fantasmi d'un mondo difficilmente definibile. [...] Peccato, perché tecnicamente Ossessione è un film allestito con molta sapienza e, qualora si escludano ritorni e lentezze irritanti, rivela capacità singolari.[1]
- [Su Zazà] Ecco dimostrato come da un soggetto mediocre sia possibile ricavare un buon film, anzi un film eccellente [...]. Eppure Renato Castellani, che si conferma singolarissimo regista, oltre tutto è rimasto fedele alla commedia. [...] Ma Castellani non è impacciato dalla fedeltà, [egli] rivive la vicenda prescelta: l'immagine è il suo mezzo d'espressione ed egli lo usa al modo dello scrittore con la parola o del musicista con la nota. Anche il costume [...], troppe volte fastidioso, qui si stacca dal ricordo delle vecchie fotografie e riacquista vivezza e colore. [...] Isa Miranda eccelle soprattutto in quel tanto di patetico che il personaggio le consente, e della canzonettista sottolinea, con grande intensità, la impossibile aspirazione alla vita familiare.[2]
- [Su I pagliacci] [Si è] tentato di innestare nella drammatica vicenda [che] ispirò l'opera di Leoncavallo [...] una vicenda postuma la quale dovrebbe consistere in sé medesima e nello stesso tempo offrire il pretesto alla rievocazione del dramma originario. [...] Un assunto ambizioso quanto complesso. [...] La fusione [...] non è perfettamente riuscita e spesso denuncia lo sforzo.[3]
- [Su T'amerò sempre] Un film che è un cavallo di ritorno, o meglio l'edizione riveduta e aggiornata di un tema verso il quale Camerini dimostra molto affetto: al punto [...] d'aver ricercato mobili e suppellettili identici a quelli che già figuravano nel vecchio film. [La vicenda] è raccontata con molta delicatezza, ed è ricca di sentimentale pudore [...]. I seguaci di Alida Valli hanno di che accontentarsi. La giovanissima attrice, della quale si ammirano stupendi primi piani, soffre, spera, ama, piange e sorride con bellissima evidenza.[4]
- [Su La vita è bella] Una commediola ottimista. [...] Una vicenda congegnata con misura e portata avanti con educato umorismo, tutto sommato una vicenda ingenua alla quale Carlo L. Bragaglia ha prestato un andamento corrente, chiaro dal principio alla fine.[5]
Note
[modifica]- ↑ Da Corriere della Sera, 11 maggio 1944; citato in Savio, pp. 248-249.
- ↑ Da Corriere della Sera, 31 marzo 1944; citato in Savio, pp. 400-401.
- ↑ Da Corriere della Sera, 5 marzo 1943; citato in Savio, p. 250.
- ↑ Da Corriere della Sera, 1° gennaio 1944; citato in Savio, p. 348.
- ↑ Da Corriere della Sera, 27 giugno 1943; citato in Savio, p. 396.
Bibliografia
[modifica]- Francesco Savio, Ma l'amore no: realismo, formalismo, propaganda e telefoni bianchi nel cinema italiano di regime (1930-1943), Sonzogno, Milano, 1975.
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