Ravello

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Vista da Ravello

Citazioni su Ravello e i ravellesi.

  • Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la piú dilettevole parte d’Italia; nella quale assai presso a Salerno è una costa sopra il mare riguardante, la quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di piccole cittá, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatantía sí come alcuni altri. Tra le quali cittadette n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe giá uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Rufolo; al quale non bastando la sua ricchezza, disiderando di raddoppiarla, venne presso che fatto di perder con tutta quella se stesso. (Giovanni Boccaccio)
  • [Affascinato dalla bellezza di Villa Rufolo, Wagner esclamò:] Ecco il giardino incantato di Klingsor! (Richard Wagner)
  • Non credo che su tutta la terra ci sia una proprietà meglio situata della villa o Palazzo Ruffoli di Ravello. Si può dire Villa o Palazzo o meglio ancora: quel giardino sistemato in mezzo alle rovine dell'antico Palazzo Ruffoli insieme, com'è d'obbligo, al giardino di un certo Mr Reed. (Friedrich Spielhagen)
  • Quando, nel luglio 1882, a Bayreuth venne finalmente rappresentato "Parsifal", l'eco del successo ottenuto dall'opera arrivò fino a Ravello così come vi arrivò il nome del giardino di Klingsor. Qualcuno andò a sfogliare il registro degli ospiti illustri di villa Rufolo, rinvenne la romantica frase scritta di suo pugno da Wagner e sparse la voce che proprio là, a villa Rufolo, il maestro aveva composto quelle musiche. Nessuno si accorse, là per là, di quanto la realtà fosse più bella della fantasia: non si era semplicemente "ispirato" a villa Rufolo, Wagner, ma addirittura là dentro gli era parso di vedere le apparizioni maliziose delle “fanciulle-fiori” che si specchiavano dall'alto nel mare della costiera. E, semmai, all'architettura di villa Rufolo si ispireranno, in seguito, i vari scenografi del "Parsifal". (Vittorio Paliotti)
  • Raggiungemmo quindi l'antica Ravello e ci trovammo tutto ad un tratto in una città moresca, con torri e case di stile arabo, fabbricata di tufo nero solitaria e tranquilla, abbandonata, quasi morta, sopra una verde pendice del monte. Si direbbe che è segregata da tutto il resto del mondo; non si vedono che alberi e rocce e da qualche punto il mare in lontananza. Nei giardini si osservano alte torri nere, case di stile moresco con arabeschi in parte rovinati, finestre ad arco con piccole colonne. Sulla piazza del Mercato, presso la chiesa, sorge un antico edificio di architettura araba, con ornati di gusto fantastico e con colonne meravigliosamente lavorate negli angoli. Il tetto riposa sopra una graziosissima cornice. Questo edificio è designato col nome di teatro moresco e non vi è dubbio che era il palazzo degli antichi signori di Ravello, imperocchè questa città, ora deserta e derelitta, fu un tempo una colonia fiorente di Amalfi che contava trentaseimila abitanti. Ricche famiglie vi avevano introdotto il lusso a cui davano origine le loro relazioni con l'Oriente e il continuo commercio con i Saraceni stabiliti in Sicilia. (Ferdinand Gregorovius)
  • Ravello è un delizioso paese con un delizioso piccolo albergo nel quale incontrammo persone piene di charme. (E. M. Forster)
  • Solo i limoneti e la macchia sempreverde qui parlano dell’Italia. Per il resto il paesaggio di Ravello somiglia poco alla terra dove per secoli sono passate intere serie di civiltà. La stessa esistenza di questa antichissima città a tale altitudine appare incomprensibile, quasi incredibile. «Chi potrebbe credere che fra rupi inaccessibili sorge una città ricca di nobili stirpi e famosa per i suoi edifici?» Qualsiasi viaggiatore contemporaneo che visiti queste rovine, uniche nel loro genere, può ripetere questa esclamazione di un annalista medievale. (Pavel Muratov)
  • Venticinque anni fa una rivista americana mi chiese quale era il luogo più bello che avessi mai visto in tutti i miei viaggi e risposi il panorama dal Belvedere della villa Cimbrone in un luminoso giorno d'inverno quando il cielo ed il mare erano entrambi di un azzurro così vivido da non poterli distinguere l'uno dall'altro. (Gore Vidal)
  • Vicino a Salerno, lasciando la costa, avevamo raggiunto Ravello. Là, l’aria più pungente, la seduzione delle rocce piene di anfratti e sorprese, la profondità misteriosa dei precipizi, accrescendo le mie forze e la mia gioia, favorirono nuovi slanci. Più vicina al cielo di quanto non sia lontana dalla riva, Ravello sorge su una balza scoscesa di fronte alla riva piatta e lontana di Paestum. (André Gide)

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