André Gide

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Jump to navigation Jump to search
Medaglia del Premio Nobel
Per la letteratura (1947)
André Gide

André Paul Guillaume Gide (1869 – 1951), scrittore francese.

Citazioni di André Gide[modifica]

  • Benché sposi un punto di vista imparziale, il punto di vista del vero naturalista, M. Proust fa del vizio un ritratto più biasimevole di ogni invettiva. Bolla a fuoco ciò di cui egli parla e rende servizio ai buoni costumi più efficacemente di quanto possano fare i più stringenti trattati di morale. Egli ammette che certi casi di omosessualità siano guaribili. Se qualcosa può guarire un invertito è proprio la lettura di queste pagine dove attingerà il sentimento della sua propria riprovazione infinitamente più importante della riprovazione dell'autore.[1]
  • Certo, non c'è niente di più sincero di queste pagine.[2] Ma è appunto ciò a renderle spaventose: che tali tormenti, lotte, conflitti gratuiti, chimerici, possano diventare, per un credente, un'angoscia reale: che, con l'accento della verità, compianga noi di non conoscerla più, quell'angoscia, di esserle sfuggiti, di vivere felici!....[3]
  • Ciò che sfugge alla logica è quanto v'è di più prezioso in noi stessi.[4]
  • Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità.[5]
  • Il numero di stupidaggini che una persona intelligente può dire in un giorno è incredibile. E senza dubbio io ne direi quanto gli altri, se non tacessi più spesso.[4]
  • La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d'assurdità.[4]
  • La poesia di questo giovane poeta italiano. [Marino Piazzolla], gustata leggendo il mito Pèrsite e Melasia, mi è parsa inventata ed espressa con quella patetica innocenza con cui i lirici greci inventavano i loro bellissimi canti.[6]
  • La responsabilità dell'uomo aumenta col diminuire di quella di Dio.[4]
  • L'arte comincia dalla resistenza: dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente.[7]
  • L'arte è sempre il risultato di una costrizione. Credere che si levi tanto più alta quanto più è libera equivale a credere che ciò che trattiene l'aquilone dal salire sia la corda.[8]
  • L'opera d'arte è l'esagerazione di un'idea.[4]
  • [Simone Weil] La santa degli esclusi.[9]
  • L'umanità è complicata, bisogna riconoscerlo, e ogni tentativo di semplificazione, di irreggimentazione, ogni sforzo dall'esterno per ridurre ogni cosa e ogni persona allo stesso denominatore comune sarà riprovevole, pericoloso e sinistramente ridicolo.[10]
  • Lungi dall'essere l'unico 'naturale', l'atto procreativo, in natura, fra la più sconcertante profusione, il più delle volte non è che un caso fortuito. [...] la voluttà che l'atto di fecondazione porta seco, nell'un sesso e nell'altro, non è necessariamente ed esclusivamente legata a quest'atto. [...] Non è la fecondazione che l'animale cerca, è semplicemente la voluttà. Cerca la voluttà – e trova la fecondazione per caso fortuito.[11]
  • Non esistono problemi; ci sono soltanto soluzioni. Lo spirito dell'uomo crea il problema dopo. Vede problemi dappertutto.[4]
  • Non ricerco la complicazione; essa è in me. Ogni gesto nel quale non riconosca tutte le contraddizioni che mi abitano, mi tradisce.[12]
  • Non si avverte la propria catena quando si segue spontaneamente colui che trascina; ma quando si comincia a resistere e a camminare allontanandosi, si soffre molto.[13]
  • Peccato è tutto ciò che oscura l'anima.[14]
  • Un'adolescenza troppo casta porta a una vecchiaia dissoluta. È più facile rinunciare a una cosa conosciuta che a una soltanto immaginata.[15]

I falsari[modifica]

Incipit[modifica]

Esito da due giorni: fare o non fare raccontare il mio romanzo da Lafcadio in prima persona?
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • A volte mi sembra che scrivere impedisca di vivere, e che ci si possa esprimere meglio coi fatti che con le parole.
  • Chiunque ama veramente rinuncia alla sincerità.
  • La crudeltà è il principale attributo di Dio.
  • Se si potesse recuperare l'intransigenza della gioventù, la cosa che ci indignerebbe maggiormente sarebbe il vedere quello che siamo diventati.
  • Vi sono strane possibilità in ciascun uomo. Il presente sarebbe pieno di ogni possibile avvenire, se già il passato non vi proiettasse una storia.

Incontri e pretesti[modifica]

  • Allora perché raccontarlo? Vi rendete conto che tutto ciò non ha nessun interesse? Dovete capire che vi sono due mondi: quello che è senza che se ne parli, e lo si chiama mondo reale, perché non si ha nessun bisogno di parlarne per vederlo. L'altro è il mondo dell'arte, e di questo bisogna parlarne, perché altrimenti non esisterebbe [...].
  • Credono che tutti i pensieri nascano nudi... Non capiscono che io non posso pensare che sotto forma di racconto. Lo scultore non cerca di tradurre in marmo il proprio pensiero: egli pensa direttamente come se già tutto fosse di marmo, egli pensa in marmo.
  • Oh, ciò si ricollega al fatto che adesso fuggo l'opera d'arte. Voglio adorare soltanto il sole... Avete notato come il sole detesti il pensiero? Lo fa sempre indietreggiare, lo costringe a rifugiarsi nell'ombra. Prima, il pensiero dominava nell'Egitto; il sole ha conquistato l'Egitto. Poi è stato a lungo in Grecia e il sole ha conquistato la Grecia; poi l'Italia e poi la Francia. Adesso il pensiero, tutto, si vede risospinto in Norvegia e in Russia, là dove il sole non arriva mai. Il sole è geloso dell'opera d'arte. [...] Niente felicità! Soprattutto niente felicità! Il piacere! E bisogna sempre volere il più tragico...

L'immoralista[modifica]

  • Bisogna lasciare che gli altri abbiano ragione, [...] che almeno questo li consoli per non avere altro a cui pensare.
  • Che cosa sarebbe il racconto della felicità? Nient’altro che ciò che la prepara, e poi ciò che la distrugge.
  • È a se stessi che ognuno vorrebbe somigliare meno.
  • Ho l'abitudine di essere riservato solo per quello che mi si confida; per ciò di cui vengo a conoscenza da solo, la mia curiosità, lo ammetto, è senza limiti.
  • Il futuro toglie incanto all'ora presente, più ancora di quanto il presente non tolga fascino al passato.
  • Le più belle opere dell'uomo sono ostinatamente piene di dolore.
  • Nulla impedisce di essere felici come il ricordo della felicità.
  • Non posso esigere da tutti le mie stesse virtù. È già bello se ritrovo in loro i miei vizi...
  • Non si può allo stesso tempo essere sinceri e sembrare tali.
  • Sapersi liberare non è nulla; la cosa difficile consiste nel sapere essere libero.
  • Vicino a Salerno, lasciando la costa, avevamo raggiunto Ravello. Là, l’aria più pungente, la seduzione delle rocce piene di anfratti e sorprese, la profondità misteriosa dei precipizi, accrescendo le mie forze e la mia gioia, favorirono nuovi slanci. Più vicina al cielo di quanto non sia lontana dalla riva, Ravello sorge su una balza scoscesa di fronte alla riva piatta e lontana di Paestum.[16]

Incipit di alcune opere[modifica]

I sotterranei del Vaticano[modifica]

Durante l'anno 1890, sotto il pontificato di Leone XIII, la fama del dottor X, specialista per le malattie d'origine reumatica, chiamò a Roma Anthime Armand-Dubois, massone.
«Come?» aveva esclamato suo cognato Julius de Baragliuol «lei va a Roma per curare il corpo? Oh, se il cielo potesse farle capire laggiù quanto più malata è la sua anima!»

Isabelle[modifica]

Gérard Lacase, del quale ci ritrovammo ospiti nell'agosto del 189., ci condusse, Francis Jammes e me, a visitare il castello della Quartfource, di cui tra poco non rimarranno che rovine, e quel suo gran parco abbandonato dove l'estate fastosa prorompeva a caso. Nulla più ne impediva l'ingresso: non il fossato, mezzo pieno, né la siepe, sfondata, e neppure il cancello, sgangherato, che alla nostra prima spallata cedette, di traverso. Niente più viali: sui prati straripati, alcune vacche pascolavano liberamente l'erba sovrabbondante e capricciosa: altre cercavano il fresco nel cuore dei boschetti sventrati; a mala pena si distingueva, qua e là, tra la profusione selvatica, qualche fiore o fogliame inconsueto, avanzo paziente delle antiche colture, già quasi soffocato dalle specie più comuni. Seguivamo Gérardd senza parlare, oppressi dalla bellezza del luogo, della stagione, dell'ora, e perché sentivamo, anche, quanto lutto e abbandono poteva nascondere quella opulenza eccessiva.

La porta stretta[modifica]

Qualcuno avrebbe potuto farne un libro; ma la storia che vi racconto, io l'ho vissuta con tutto me stesso, fino a consumarmi. Scriverò dunque con semplicità i miei ricordi senza ricorrere a invenzioni per riunirli o rappezzarli quando mi appariranno incompleti; tale sforzo falserebbe l'ultimo piacere che spero di trovare nel loro racconto.

Citazioni su André Gide[modifica]

  • Mio caro Andrè,
    Mi avete rimproverato un giorno di essere troppo teso, di non saper lasciarmi andare con noncuranza, e, come esempio di noncuranza, citavate con noncuranza una mia nota del
    «Gallo e l'Arlecchino», nella quale descrivevo il primo jazz-band.
    Ci avete anche insegnato a viaggiare.
    Dopo questi appunti di viaggio, che vi offro con cuore fedele, non potrete più rimproverarmi d'essere incapace di facile abbandono
    . J. C. (Jean Cocteau)

Bibliografia[modifica]

  • Andrè Gide, Isabelle (Isabelle), traduzione di Augusto Donaudy, Alberto Marotta Editore, Napoli 1960.
  • André Gide, La porta stretta, traduzione di Roberto Rebora, Sansoni Editore, 1967.
  • Andrè Gide, I sotterranei del Vaticano, traduzione di Cesare Giardini, I libri della Medusa, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
  • André Gide, Incontri e pretesti, Bompiani, 1945.
  • André Gide, L'immoralista, traduzione di Mariachiara Giovannini, Guaraldi, 1995.

Note[modifica]

  1. Dalla lettera a Proust del 3 maggio 1921, fingendo di recensire Swann; citato in Alessandro Piperno, Alla recherche di Proust, in Il secolo gay, Diario del mese, gennaio 2006, p. 41.
  2. Riferito a un foglio di diario di Mauriac apparso nella N.R.F., numero del giugno 1931.
  3. Da Journal, 4 giugno 1931; citato in Roberto Cantini, introduzione a François Mauriac, Gli angeli neri, Mondadori, 1973.
  4. a b c d e f Dai Diari.
  5. Da I nutrimenti terrestri.
  6. Citato in Frammenti, La Fiera Letteraria, 14 agosto 1960; disponibile su fondazionemarinopiazzolla.it.
  7. Da Poétique.
  8. Da Nuovi pretesti.
  9. Citato in Thomas R. Nevin, Simone Weil: Ritratto di un'ebrea che si volle esiliare, traduzione di Giulia Boringhieri, Bollati Boringhieri, Torino, 1997, p. 421. ISBN 88-339-1056-3
  10. Da Il dio che è fallito, Baldini Castoldi Dalai, p. 208.
  11. Da Corydon, Dall'Oglio, Milano, 1952, p. 83.
  12. Da Se il grano non muore.
  13. Da La porta stretta.
  14. Da La sinfonia pastorale.
  15. Citato in Focus, n. 112, p. 98.
  16. Da Emilia Surmonte, Il grand tour di André Gide a Ravello, citato in Corriere del Mezzogiorno.it, 11 agosto 2010, [1]

Altri progetti[modifica]