Vittorio Paliotti

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Vittorio Paliotti (1930 – vivente), scrittore, giornalista e commediografo italiano.

Citazioni di Vittorio Paliotti[modifica]

  • Quando, nel luglio 1882, a Bayreuth venne finalmente rappresentato "Parsifal", l'eco del successo ottenuto dall'opera arrivò fino a Ravello così come vi arrivò il nome del giardino di Klingsor. Qualcuno andò a sfogliare il registro degli ospiti illustri di villa Rufolo, rinvenne la romantica frase scritta di suo pugno da Wagner e sparse la voce che proprio là, a villa Rufolo, il maestro aveva composto quelle musiche. Nessuno si accorse, là per là, di quanto la realtà fosse più bella della fantasia: non si era semplicemente "ispirato" a villa Rufolo, Wagner, ma addirittura là dentro gli era parso di vedere le apparizioni maliziose delle “fanciulle-fiori” che si specchiavano dall'alto nel mare della costiera. E, semmai, all'architettura di villa Rufolo si ispireranno, in seguito, i vari scenografi del "Parsifal".[1]

Santa Lucia[modifica]

Incipit[modifica]

C'è un punto sul quale tutti gli studiosi della musica popolare sono d'accordo ed è il seguente: la prima canzone moderna in lingua italiana è, a parte gli inni risorgimentali, quella che s'intitola «Santa Lucia» e che, attraverso immagini più o meno oleografiche, esalta e glorifica l'omonimo lembo della riva di Napoli. Stranissima, in verità, la vicenda di questa canzone. Concepita inizialmente in dialetto napoletano, non ebbe altra sorte se non quella di venir stampata su foglietti volanti e di essere intonata in cori di spiaggia, ma quando di lì a un paio d'anni, giusto nel 1850, Enrico Cossovich, un colonnello di marina che si dilettava di poesia e di giornalismo, ebbe l'idea di volgerla in italiano, il suo successo fu immenso: merito anche della accattivante musica di Teodoro Cottrau. Non solo «Santa Lucia» dilagò in tutta la penisola ma anche in gran parte d'Europa. Consacrata ai carillon delle scatole-souvenir che ogni frettoloso viaggiatore acquistava a Napoli, la canzone venne perfino adottata come inno liturgico dagli svedesi. I suoi versi iniziali divennero, e rimangono, a dir poco celebri:
Sul mare luccica
l'astro d'argento;
placida è l'onda,
prospero il vento.
Venite all'agile
barchetta mia.
Santa Lucia!
Santa Lucia!

Citazioni[modifica]

  • «Santa Lucia vi conservi la vista», ripete da secoli, il mendicante napoletano che tende la mano sugli angoli delle strade, e dà con quella frase la misura esatta del significato in cui è tenuta a Napoli la «facoltà di vedere», un bene primario che costituisce la ricchezza estrema dei poveri e la sanità ultima degli ammalati. (p. 9)
  • «Per male che possa andarvi, vi si conservino almeno gli occhi», augura in pratica il pezzente, e invoca Santa Lucia protettrice, appunto, degli occhi. (p. 10)
  • Santa Lucia è, sotto il profilo strettamente storico, il luogo da cui nacque la città di Napoli. (p. 11)
  • E Santa Lucia tornò alla sua vocazione profana: in via Nazario Sauro, sul finire degli anni Cinquanta, un'eccentrica nobildonna, la principessa Maria Piscitelli,, aprì il Trocadero, tabarin di gran lusso; le più seducenti entreneuse, le più conturbanti spogliarelliste dalla «Vedova nera» Dodò d'Amburg al bisex Cocinelle. (p. 46)
  • [...] Santa Lucia, condannata a militare in un prostibolo, preferì affrontare il rogo che però la lasciò indenne; e a Napoli più di una Filumena Marturano, discesa sul marciapiede per sfuggire al caldo opprimente di un «basso», immagina inoffensive fiamme ricattatrici. Stupisce, quasi, che una siffatta santa sia nata a Siracusa e non alle falde del Vesuvio.

Bibliografia[modifica]

  • Vittorio Paliotti, Santa Lucia, TEN, 1993.

Altri progetti[modifica]

  • Citato in Quella terrazza sul mare, Ravello tra storia e leggende: dalla straordinaria capacità di San Pantaleone alla ribellione contro Amalfi che dette origine al nome della città abitata da nobili fra chiese monumentali, ville fiabesche e splendidi giardini, in L'Isola Periodico di Capri e Anacapri, delle isole e delle costiere, anno 2008, maggio 2008.