Richard Payne Knight

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Richard Payne Knight, dipinto di Thomas Lawrence, 1794

Richard Payne Knight (1751 – 1824), archeologo e numismatico inglese.

Citazioni di Richard Payne Knight[modifica]

  • Avvicinandosi si rimane colpiti dalla vista di un nobile tempio [a Segesta], situato solitario sulla piccola collina circondata da alte montagne. Ha sei colonne frontali e quattordici per ogni lato, tutte intere e ancora con la loro trabeazione. Lo stile è tardo dorico, ma sembra non essere mai stato portato a termine, poiché i fusti delle colonne sono state tagliati in maniera grezza. Non sono riuscito a trovare traccia delle fondamenta della cella e sono disposto a credere che non sia mai stata costruita, poiché lì vicino è presente un gran numero di pietre squadrate che avrebbero duvuto essere probabilmente utilizzate a tal fine. Le colonne misurano circa sei piedi di diametro, ma il fatto che non siano completate rende difficile precisare le loro dimensioni. Non mi è stato possibile misurare la trabeazione, non essendo riuscito a procurarmi una scala e non avendo trovato frammenti sul terreno.[1]
  • Le strade [di Palermo] sono regolari e pulite, e l'aspetto generale è quello di una città ricca e popolata, ma l'architettura è straordinariamente antiestetica: sembra, infatti, che il gusto del principe di Palagonia regni sull'intera città.
    Durante il nostro breve soggiorno, trovammo la gente del posto molto civile. Non ostentavano nessuna di quelle pompose grandezze che caratterizza tanto la nobiltà romana quanto quella napoletana; loro piuttosto sembrano dare maggiore importanza ai veri piaceri della vita. Gli stranieri possono stare certi di imbattersi in cortesia e civiltà e nel miglior modo possibile, poiché la maniera di vivere dei palermitani è semplice e cordiale.[2]
Uno degli arieti in bronzo
  • Vi sono anche due arieti in ottone sottratti a Siracusa; sono un po' più grandi rispetto alla realtà e di eccellente lavorazione scultorea. E sorprendente quanta aria di dignità e grandiosità abbia dato l'artista ad un animale così umile, preservando nello stesso tempo l'esattezza del disegno. La rifinitura è in quel vigoroso stile da maestro che è caratteristico della migliore epoca greca. Perfino nella rotazione delle corna c'è grazia ed eleganza e la lana, sebbene apparentemente trascurata, mostra tutta la delicatezza e la lucentezza della natura. Nell'insieme questi bronzi sono uguali se non superiori a qualsiasi cosa abbia mai visto a Roma, Portici o Firenze, e possono essere annoverati tra i pochi lavori più genuini che esistano dei bravi artisti greci. Questi due bronzi hanno lo stesso disegno, ma uno risulta superiore all'altro. Fazinello afferma che furono posti sopra i cancelli della fortezza di Ortigia da Giorgio Maniace, generale dell'imperatore Costantino Monomaco, e si suppone provengano da Costantinopoli; anche se io credo si tratti piuttosto di resti dell'antico gusto e magnificenza siracusana.[3]

Note[modifica]

  1. Ruta, pp. 88-89
  2. Ruta, p. 83
  3. Ruta, pp. 86-87

Bibliografia[modifica]

  • Carlo Ruta, Viaggiatori in Sicilia tra rinascimento e illuminismo, Edi.bi.si.

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