Siracusa

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Citazioni su Siracusa e sui siracusani.

La città di Siracusa vista dal mare
  • Debbo a Vitaliano Brancati, scrittore da me stimato, la visione d'un tramonto unico: non alla Plaja ma al teatro greco di Siracusa, là dove il mare dei greci è il giusto fondale. (Alberto Moravia)
  • Immaginate quello che succederebbe in una nostra città, se si vedesse passare per le strade centrali un uomo in succinto costume da bagno, che andasse di corsa e senza meta, come se fosse invasato, gridando: «ho trovato! ho trovato!». Ve l'immaginate? Arresto della circolazione, folla accorrente, mobilitazione di vigili municipali, sopraggiungere delle «camionette» della Celere... E conclusione logica al Manicomio. | Ebbene, questo successe a Siracusa nella prima metà del X secolo a. C., senza tutte quelle complicazioni: si vede che nella bella città siciliana fatti del genere erano abbastanza frequenti, se nessuno si commosse e se non vennero mobilitate le guardie del tiranno Gerone, re di Siracusa. Protagonista dell'episodio fu un grande matematico, ch'era già ai suoi tempi gloria della sua città, dov'era nato nel 287 a. C., e che fu poi giustamente considerato gloria della scienza e del genio umano: Archimede. (Angelo Luigi Fiorita)
  • La città di Siracusa la fondò Archia da Corinto, d'onde partissi verso quel tempo in cui fondaronsi anche Nasso e Megara. E dicono che Miscello ed Archia giun sero insieme a Delfo per interrogare l’ oracolo; e do mandati dal Dio se volessero piuttosto ricchezza o sanità, Archia elesse la ricchezza, e Miscello la sanità: ed allora il Dio commise al primo di fondar Siracusa, all’ altro Crotone; e nel vero intervenne che i Crotoniati ebbero una città saluberrima come già dissi, e i Siracusani crebbero a tanto di ricchezza, che solevan citarsi in proverbio dicendosi de’ troppo splendidi spenditori: Non potrebbero far tanto nè anche colla decima dei Siracusani. (Strabone)
  • La città aretusea è un luogo a cui sono particolarmente legato. Il suo Teatro greco con le Rappresentazioni classiche che riecheggiano gli splendori del passato, sono un vero tesoro. Siracusa è un luogo magico del Mediterrano e va meglio preservata come la Sicilia tutta che dev'essere protetta ma, soprattutto, conosciuta. (Louis Godart)
  • [In risposta al concetto di Otto Weininger sulla città di Siracusa] Niente di meno vero: Siracusa non solo è una città in cui si può vivere, ma da vivere: nessun'altra città al tempo stesso che come città si nega, si dissimula, si fa segreta e visionaria; da scoprire. (Leonardo Sciascia)
  • Quindi Siracusa, città su un'isola, frammento dell'antica Syrakus. Questa, in verità, sorgeva sulla terraferma e aveva un'estensione straordinaria, un teatro, un anfiteatro e le famose cave di pietra, a questo i Cristiani aggiunsero enormi catacombe. Le cave di pietra si chiamano latomie e sono molto belle! Sono paradisi vegetali, circondati da pareti di roccia; l'unico accesso è vigilato da un custode, cui si paga, e perciò, nelle cosiddette latomie, il tiranno Dionisio rinchiudeva i prigionieri. Anche a Siracusa i contadini hanno i carri dipinti, solo che ai quadri storici preferiscono le scene della vita dei nobili; e tra essi ci sono pezzi di particolare leggiadria. (Karel Čapek)
  • Seguitando a ricevere in Siracusa i favori di monsignor vescovo il cinque dicembre con molta compagnia di cavalieri e delle stesse dame che vennero pure a favorir le mie donne andammo tutti fuori della città a vedere molte reliquie delle antiche Siracuse. (Pietro Della Valle)
  • Torno sempre con grande gioia in Italia ed amo in particolare il meridione: sono rimasto molto colpito dalla bellezza di Siracusa, dal panorama, e dal suo mare epico. (Derek Walcott)
  • Voi non troverete, è vero, quei grandi Monumenti, che si osservano nella città dei Sette Colli, quei però, che a Voi si presentano in Siracusa, si rendon più venerandi, perché esistevan nel tempo, in cui Roma non era Roma. Sì, Roma stessa vantar si può, d'essere stato il suo Campidoglio ornato, arricchito, ingrandito dalle copiose, altrove non mai vedute, ricchissime spoglie di Siracusa. (Giuseppe Maria Capodieci)

Fernand Braudel[modifica]

  • Che cosa sarebbe "avvenuto dell'Italia se Alessandro, trascurando l'Asia, avesse diretto la sua spedizione contro l'Occidente?". A una domanda come questa di von Hassel si risponderà sempre che è inutile rifare la storia. Ma non resistiamo alla tentazione di immaginare Siracusa che, con Alessandro, sarebbe diventata la metropoli del mare Interno, di un impero greco vincitore allo stesso tempo di Roma e di Cartagine, allargando fino a noi, occidentali, un ellenismo diretto, senza l'intermediazione e il filtro di Roma. Una guerra che non ha avuto luogo è comunque una guerra persa. La grandezza del mare Interno, già a quell'epoca, si gioca, che lo si voglia o no, nel luogo che fa da cerniera tra i due Mediterranei.
  • E il pensiero greco vola verso di noi, si reincarna ostinatamente, come le anime dei morti che il sacrificio di Ulisse riportava in vita. Si trova a Mileto, ai tempi dei grandi ioni; a Atene, quando parla Socrate; a Alessandria d'Egitto, prima di brillare a Siracusa, con Archimede; sarà a Roma, poiché la derisoria riduzione della Grecia a provincia romana (146 a.C.) si conclude con la conquista spirituale del vincitore; sarà un prezioso fiore di serra a Bisanzio, la seconda Roma; fiorirà di nuovo a Firenze di Lorenzo de' Medici e di Pico della Mirandola. E ancora oggi giunge fino a noi...

Cicerone[modifica]

Cicerona mostra ai Siracusani la perduta tomba di Archimede
  • Avete spesso sentito dire che Siracusa è la più grande città greca, e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata: occupa una posizione molto forte, e inoltre bellissima da qualsiasi direzione vi si arrivi, sia per terra che per mare, e possiede due porti quasi racchiusi e abbracciati dagli edifici della città. Questi porti hanno ingressi diversi, ma che si congiungono e confluiscono all'altra estremità. Nel punto di contatto, la parte della città chiamata l'isola, separata da un braccio di mare, è però riunita e collegata al resto da uno stretto ponte. La città è così grande da essere considerata come l'unione di quattro città, e grandissime: una di queste è la già ricordata "isola ", che, cinta dai due porti, si spinge fino all'apertura che da accesso ad entrambi. Nell'isola è la reggia che appartenne a Ierone II, ora utilizzata dai pretori, e vi sono molti templi, tra i quali però i più importanti sono di gran lunga quello di Diana e quello di Minerva, ricco di opere d'arte prima dell'arrivo di Verre. All'estremità dell'isola è una sorgente di acqua dolce, chiamata Aretusa, di straordinaria abbondanza, ricolma di pesci, che sarebbe completamente ricoperta dal mare, se non lo impedisse una diga di pietra. L'altra città è chiamata Acradina, dove è un grandissimo Foro, bellissimi portici, un pritaneo ricco di opere d'arte, un'amplissima curia e un notevole tempio di Giove Olimpio; il resto della città, che è occupato da edifici privati, è diviso per tutta la sua lunghezza da una larga via, tagliata da molte vie trasversali. La terza città, chiamata Tycha perché in essa era un antico tempio della Fortuna, contiene un amplissimo ginnasio e molti templi: si tratta di un quartiere molto ricercato e con molte abitazioni. La quarta viene chiamata Neapolis (città nuova), perché costruita per ultima: nella parte più alta di essa è un grandissimo teatro, e inoltre due importanti templi, di Cerere e di Libera, e la statua di Apollo chiamata Temenite, molto bella e grande, che Verre, se avesse potuto, non avrebbe esitato a portar via. (De Verrine)
  • Io quand'ero questore scoprii la sua tomba [di Archimede], sconosciuta ai Siracusani, cinta con una siepe da ogni lato e vestita da rovi e spineti, sebbene negassero completamente che esistesse. Tenevo, infatti, alcuni piccoli senari, che avevo sentito essere scritti nel suo sepolcro, i quali dichiaravano che alla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Io, poi, osservando con gl'occhi tutte le cose - c'è, infatti, alle porte Agrigentine una grande abbondanza di sepolcri - volsi l'attenzione ad una colonnetta non molto sporgente in fuori da dei cespugli, sulla quale c'era sopra la figura di una sfera e di un cilindro. E allora dissi subito ai Siracusani - c'erano ora dei principi con me - che io ero testimone di quella stessa cosa che stavo cercando. Mandati dentro con falci, molti ripulirono e aprirono il luogo. Per il quale, dopo che era stato aperto l'accesso, arrivammo alla base posta di fronte. Appariva un epigramma sulle parti posteriori corrose, di brevi righe, quasi dimezzato. Così la nobilissima cittadinanza della Grecia, una volta veramente molto dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo unico cittadino acutissimo, se non lo fosse venuto a sapere da un uomo di Arpino. (Tusculanae disputationes)

Alessandro Checcucci[modifica]

  • Siracusa situata sulle coste orientali della Sicilia. L'antica sua origine gareggia colla sua celebrità, prodotta, al dir di Strabone, dal suolo fecondo, e dalla comodità de' suoi bellissimi porti.
  • Siracusa, prima della caduta dell'impero d'Occidente, e l'invasione dei Barbari, si reputava come la sede delle scienze, delle lettere e delle arti. Mosco vi cantò le sue Buccoliche, Archimede colle sue profonde e sottili scoperte diede alle scienze esatte quasi può dirsi nuova vita; e gli oggetti d'arte in numero quasi infinito, di cui Marcello onorar volle il suo trionfo, prima che Mummio saccheggiasse Corinto, furono come prodigiose scintille, che risvegliarono negli animi, ancor feroci ed agresti degl'Italiani il gusto greco.

Edmondo de Amicis[modifica]

  • Quale delle città decadute, o scomparse, del mondo antico ha conservato, dopo Atene e Roma, una così vasta fama come Siracusa? C'è un uomo in Europa o in America, tra i meno colti delle classi non affatto ignoranti, il quale nel naufragio delle memorie scolastiche non ritrovi quel nome, e legati con quello altri ricordi confusi d'uomini grandi, di grandi fatti, d'opere meravigliose dell'ingegno umano? Non credo che ci sia al mondo altra grande città decaduta che abbia dinnanzi a sé una così meravigliosa immagine del suo grande passato. (Viaggio in Sicilia)
  • Tramontava il sole: l'orizzonte era d'oro, le acque dei ponti d'oro, tutto quanto s'alzava sopra la terra e sorgeva dal mare disegnava le sue forme nell'oro. D'ev'essere stato un tramonto simile quello che fece dire al Carducci: Bello come un tramonto di Siracusa. (Viaggio in Sicilia)
  • Siracusa vista da questa terrazza sembra galleggiare, come se dormisse, sognando i sui duemila e settecento anni di storia. (Viaggio in Sicilia)

Ferdinand Gregorovius[modifica]

  • Vidi per la prima volta il paesaggio grandioso di Siracusa al momento in cui il sole stava per tramontare, illuminando tutta la contrada dal mare Jonio ai monti d'Ibla, di quelle tinte calde, le quali non si vedono che sotto il cielo di Sicilia. Non potrei esprimere con parole l'impressione che tal vista mi produsse. Neppure in cima all'Etna, di dove si scorgono l'isola tutta quanta, tre mari, le coste d'Italia, io non mi sentii scosso come nel vedere tra il profondo silenzio di una bella sera, questi ampli e morti campi di Siracusa. (Passeggiate in Italia)
  • Anche da quell'altura la vista di Siracusa è bella. Si ha sotto, immediatamente il verde piano, irrigato dalle acque del Ciane, dove riposano a migliaia gli Ateniesi e gli Africani e non havvi nei dintorni di Siracusa località più campestre, e più malinconica di questa. Dopo avere attraversato quella pianura arida e sassosa, la quale si stende da Acradina ad Epipoli, l'occhio si riposa sulle verdi sponde dell'Anapo, sui meandri del Ciane, e ricorrono alla memoria di Teocrito, e di Pindaro. Dove sono andati i bei tempi dell'antica Grecia? (Passeggiate in Italia)

Carlo Picchio[modifica]

  • Credo infine che, tra tutti i monumenti di Siracusa che sono sopravvissuti ai secoli, questo delle catacombe può darci, meglio degli altri l'idea più giusta dell'antica grandezza di questa città.
  • Dal V al III secolo a. C. Siracusa fu la zecca più importante della Sicilia.
  • Da Siracusa si può arrivare, toccando Ragusa e Vittoria, sulla costa meridionale dell'isola attraverso gli Iblèi, i monti ricchi di sapida flora che già divisero con l'Imetto dell'Attica la fama d'alimentatori d'innumerevoli arnie e la gloria di produttori di miele con cui gli antichi raddolcivano il loro vino robusto.
  • Sorta per opera d'una colonia di Corinti, guidata da un Archia, appena vent'anni dopo Roma, Siracusa fu, prima di Roma, la maggiore città d'Europa, raggiungendo, e forse superando, il milione d'abitanti e facendosi, a sua volta, metropoli, cioè madre di nuove città, come Acre, Casmene e Camarina, con le quali cercò di frenare l'espansione della sua rivale Gela.
  • Un itinerario archeologico-storico in Sicilia può avere la sua stazione di partenza a Siracusa, la colonia ellenica più antica dell'isola, dopo quella di Naxos fondata da Teocle di Calcide intorno al 735 a. C. Ma mentre di Naxos restano appena pochi metri di muro a secco e dubbie tracce di una necropoli a Capo Schisò, presso i Giardini di Taormina, Siracusa ha saputo serbare il suo nome e custodire le superbe vestigia della sua antichità.

Paolo Rumiz[modifica]

  • C'è un luogo che è impossibile lasciar fuori da questa storia: Siracusa [...] Nella cronaca di Livio leggo che a Siracusa si compie una svolta importantissima della guerra: nel 214 la città è passata ai Cartaginesi, ma i Romani reagiscono immediatamente. Capiscono che, se il nemico si insedia in Sicilia, il loro dominio sul mare è finito, e così ne attaccano la città più splendida. La stringono d'assedio con quattro legioni. (Annibale. Un viaggio)
  • Ma Siracusa è soprattutto Archimede. È il genio dei teoremi e delle macchine da guerra, dei rompicapo e dei codici perduti [...] (Annibale. Un viaggio)
  • Il vero specchio ustorio di Siracusa è l'alba. Il sole che esce sul mare immobile del mattino ti schianta come lo scettro di un faraone egizio. È il disco incandescende di Ammon-Ra sopra le teste rapate dei costruttori di piramidi puzzolenti di cipolla e sudore. Non hai scampo. Nell'isola di Ortigia, d'estate, l'unica attività che ti viene concessa è scegliere il percorso per evitare il sole, sempre che tu non preferisca una sovrana immobilità. (Annibale. Un viaggio)
  • I ponticelli che la collegano [Ortigia] con la terraferma creano una frontiera mentale talmente invalicabile che persino il vicinissimo castello Eurialo, capolavoro di arte militare greca, alto sulla base militare Nato verso Megara Hyblaea, sembra un miraggio sahariano perso a distanze inarrivabili. (Annibale. Un viaggio)
  • Ortigia diventa un transatlantico dal quale non hai nessunissima voglia di scendere. (Annibale. Un viaggio)
  • "Ozio" [...] è rievocare le pigrizie siracusane in una terrazza ben difesa sa piante di basilico [...] (Annibale. Un viaggio)
  • [riferito alla città di Siracusa] Sulla terrazza di Aldo Palazzo - artista-fotografo dalla ruvida chioma moschettiera - aspetto il tramonto con due olive, un pomodoro e una coppa di bianco fresco. Il sole indora architetture arabo-normanne, sveve e ispaniche. Mi sento a Cartagena; col viaggio che torna al suo punto di partenza. Non c'è più niente di greco qui, se si esclude il fantastico duomo, cresciuto dentro le colonne doriche di un tempio a Minerva. Incontro stranieri drogati di sublime lentezza. Come Kali Jones, che viene a tuffarsi con me dagli scogli. Kali non chiede altro dalla vita. I tetti, le rondini, il mare; e il rumore di stoviglie nella sera.[1]

Jules Verne[modifica]

  • [...] città i cui nomi sono i più poetici della storia antica: Roma, Palmira, Siracusa. (Una città galleggiante)
  • Vi sono molti esempi di tali propagazioni di suoni non percettibili negli spazi intermedi. Mi ricordai che tale fenomeno era stato constatato in molti luoghi e fra gli altri nella galleria interna della cattedrale di San Paolo a Londra e soprattutto nelle strane caverne della Sicilia, in certe latomie vicino a Siracusa, la più straordinaria delle quali, per questo fenomeno, è conosciuta con il nome di Orecchio di Dionigi. (Viaggio al centro della terra)

Otto Weininger[modifica]

  • Qui a Siracusa sentii ier l'altro sera suonare dalla musica militare la Cavalleria rusticana, in un sito magico, sulla spiaggia del mar ionico illuminato dalla luna, fra la fonta Aretusa cinta di papiri, e le navi a vela del porto. Quando Mascagni la scrisse era «grande»... (da Sesso e carattere. Un 'indagine sui principi)
  • Siracusa è il luogo più singolare della terra. Qui non potrei che nascere o morire – vivere mai. (da Lettere ad Arthur Gerber, Taccuino e lettere)

Citazioni in versi[modifica]

  • Luogo di riposo sacro di Alfeo, Ortigia, | germoglio della celebre Siracusa, | giaciglio di Artemide, sorella di Delo, | da te sgorga un inno di dolci parole | per rendere grande lode | ai cavalli dai piedi di tempesta in onore di Zeus. (Pindaro)
  • Giace della Sicania al golfo avanti | un'isoletta che a Plemmirio ondoso | è posta incontro, e dagli antichi è detta | per nome Ortigia. A quest'isola è fama, | che per vie sotto il mare il greco Alfeo | vien, da Doride intatto, infin d'Arcadia | per bocca d'Aretusa a mescolarsi | con l'onde di Sicilia.... (Virgilio)
  • Io non cerco | che dissonanze, Alfeo | qualcosa di più della perfezione | Potessi dirottare ora da Olimpia | dall'intreccio di pini, ancora forme | respinte dalla morte, oltrepassare | l'arco chiuso che conosco... Non un luogo dell'infanzia | cerco, e seguendo sottomare il fiume | già prima della foce in Aretusa | annodare la corda | spezzata dell'arrivo. | La continuazione quieta e indistinta | da Olimpia, come Zeus e come Era. | Guardo il tuo capo staccato sul verde, | con una luna di paglia accesa. (Salvatore Quasimodo)

Teocrito[modifica]

  • Patria t’è quella, che fondò sull’onda | Archia Corintio; di Sicilia il cuore, | Siracusa d’eroi madre feconda.
  • Tu stai dando ordini a donne | di Siracusa e perché tu lo sappia, | noi siamo originarie di Corinto, | come Bellerofonte. Noi parliamo | con la cadenza del Peloponneso.

Note[modifica]

  1. La svolta di Siracusa e il genio dei teoremi, Repubblica.it, 15 agosto 2007.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]