Saxo Grammaticus

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Saxo Grammaticus, illustrazione del 1898

Saxo Grammaticus (1150 circa – 1220 circa), storico medievale danese.

Gesta Danorum[modifica]

Incipit[modifica]

Poiché le altre nazioni sono solite vantarsi della gloria delle loro imprese e compiacersi nel ricordare i loro antenati, Absalon, arcivescovo dei Danesi, che è sempre stato acceso dal grandissimo desiderio di rendere onore al nostro paese, non intendeva permettere che questo restasse privo di un’opera che documentasse la sua storia gloriosa. Cosi, dato che altri avevano rifiutato, ha conferito a me il più umile tra quelli del suo seguito, il compito di raccogliere le vicende danesi e di farne una storia. Con numerose e pressanti sollecitazioni ha spinto il mio debole intelletto a cominciare un’opera ben più grande delle sue forze: infatti, dato che questa nazione è stata accolta nella comunità cristiana da pochissimo tempo, ed era in precedenza pigramente indifferente alla religione come pure alla lingua latina, chi avrebbe potuto mettere per iscritto la sua storia? Ma quando con il culto della religione cristiana arrivò anche il latino, la pigrizia dei Danesi fu pari alla loro ignoranza, e le colpe dell’ozio non furono inferiori a quelle dell’inesperienza. Avvenne, dunque, che io, nella mia piccolezza, per quanto mi accorgessi di non essere all'altezza del compito di cui si è detto, preferissi compiere uno sforzo al di sopra delle mie possibilità piuttosto che oppormi a chi me lo aveva chiesto, per evitare che, mentre i nostri vicini hanno la gioia di tramandare la propria storia, la fama di questo popolo venisse abbandonata all'oblio eterno, senza essere impreziosita da una testimonianza letteraria. Obbligato, dunque, a caricare le mie povere spalle con un fardello mai sperimentato da scrittori dell'età passata, e senza il coraggio di sottrarmi al compito che mi era stato assegnato, ho obbedito con più temerarietà che efficacia, e ho ricevuto dal mio nobile patrono quella fiducia che mi negava la debolezza del mio ingegno. (p. 7)

Citazioni[modifica]

  • Voglio che si sappia che gli antichi Danesi erano pervasi dal desiderio di ripagare con la fama gli atti di straordinario coraggio. Non soltanto hanno fatto accenno, al modo dei Romani alle gloriose imprese da loro brillantemente portate a termine in composizioni ricercate di carattere poetico, ma si sono anche preoccupati di fare incidere su pietre e su rocce, nell'alfabeto della loro lingua, le gesta dei loro antenati, che circolavano in poemi nella lingua natia. (p. 9)
  • E nemmeno la diligente operosità degli Islandesi merita di passare sotto silenzio: non potendo disporre di niente che alimenti una vita facile a causa della scarsa fertilità della loro terra, esercitano un’ininterrotta temperanza, e dedicano tutto il loro tempo a migliorare la conoscenza della storia d’altri, compensando cosi la scarsità di risorse materiali con l’attività intellettuale. Considerano un piacere, infatti, conoscere e mandare a memoria le vicende storiche di tutti i popoli, e vedono lo stesso merito nel dissertare sulle coraggiose imprese di altri e nel far conoscere le proprie. (p. 10)
  • A ovest della Norvegia si trova un’isola chiamata Islanda, circondata dal vasto Oceano. È questo un luogo difficile da abitare, ma che merita di essere menzionato per il verificarsi di fatti prodigiosi e inauditi, che sembrano sfuggire a ogni verosimiglianza. Esiste laggiù una fonte che, per maleficio della sua acqua fumante, distrugge l’essenza di qualsiasi cosa. Ogni oggetto che venga investito dalle sue esalazioni vaporose viene sicuramente trasformato in solida pietra. Non saprei dire se questo fenomeno sia più pericoloso o stupefacente: queste proprietà solidificanti sono talmente attive nella sua acqua che qualsiasi cosa si avvicini e venga immersa nel suo vapore fumante viene subito trasformata in pietra, assumendone tutte le caratteristiche e mantenendo soltanto l’aspetto esteriore che aveva prima Nella stessa località, sono state segnalate molte altre sorgenti che in certi momenti, si gonfiano enormemente d’acqua, e quando le loro cavità sotterranee sono strapiene emettono getti frequenti verso l’alto; in altri momenti, quando queste emissioni sono inattive, vengono assorbite in profonde e remote cavità nascoste della terra, in modo da restare appena visibili al livello del suolo. Perciò avviene che, quando l’acqua viene espulsa, bagnano di biancore spumeggiante ogni cosa che si trovi nelle vicinanze, mentre, una volta scomparso il getto, non sono identificabili nemmeno dalla vista più acuta In quest’isola esiste anche una montagna che, rivaleggiando con il bagliore delle meteore, brucia di fuochi eterni: erutta fiamme dalla cima ininterrottamente, cosi da alimentare un incendio senza fine. La meraviglia che desta questo fenomeno è pari a quella dei portenti di cui ho parlato prima; in particolare, stupisce il fatto che una terra esposta a temperature cosi fredde abbondi della materia necessaria per nutrire un cosi grande calore, tanto da alimentare fiamme eterne con combustibili nascosti e inesauribili In periodi rigorosamente prestabiliti, inoltre, una enorme massa di ghiaccio si spinge galleggiando verso quest’isola: non appena questa si avvicina e comincia a infrangersi contro la costa rocciosa e frastagliata, si odono risuonare sulla scogliera come delle voci fragorose provenienti dalle profondità marine, e il frastuono di moltissime strane grida. Per questo motivo si pensa che si tratti di anime condannate dopo una vita scellerata a scontare i loro crimini li, nel freddo più intenso. (pp. 14-15)
  • Che un tempo il suolo della Danimarca fosse abitato da una razza di giganti lo testimoniano gli immensi macigni in prossimità dei sepolcri e dei tumuli dei nostri antenati. Se qualcuno dubita che questo fatto sia opera di una forza sovrumana, guardi all'altezza di alcuni tumuli sepolcrali e dica, se lo sa, chi potrebbe aver trasportato sulle loro cime rocce così grandi. Chiunque esamini questo fatto singolare, infatti, troverà incredibile che si possa portare sulla cima di tumuli così alti una massa poco o difficilmente trasportabile in un luogo pianeggiante solo grazie agli sforzi di mortali, con un normale impiego della forza umana. Le informazioni che ci sono state tramandate a questo riguardo non sono sufficienti per stabilire se gli autori di queste opere fossero davvero giganti sopravvissuti al Diluvio Universale, o invece uomini dotati di una forza fisica superiore a quella della nostra razza. Esseri di questo genere, nell'opinione dei nostri compatrioti, abitano ancora oggi quel deserto roccioso e inaccessibile di cui abbiamo parlato prima; e la natura mobile e mutevole dei loro corpi gli consentirebbe di comparire istantaneamente e prodigiosamente, oppure di scomparire, e di alternare apparizioni e sparizioni. Ma l'ingresso in quella terra è talmente pieno di spaventosi pericoli che di rado chi vi si sia avventurato ha avuto la garanzia dell'incolumità e del ritorno. (pp. 17-18)
  • In quel tempo un tale Odino veniva erroneamente onorato col titolo di divinità in tutta Europa. Era solito risiedere per la maggior parte del tempo nella città di Uppsala, e la trovava conveniente alla sua residenza abituale, sia per la passività degli abitanti, sia per la bellezza dei luoghi. I re dei popoli settentrionali, desiderando rendere onore alla sua potenza divina con più sollecita adorazione, fecero fare una statua tutta d’oro a sua immagine, e le strinsero le braccia di bracciali fitti e pesanti. Mandarono questa statua a Bisanzio, in segno di venerazione e con l’apparato della massima devozione. Odino si rallegrò di essere oggetto di un culto cosi grande, e accolse avidamente quel segno dell’amore dei donatori. Sua moglie Frigga, che voleva ostentare un lusso maggiore, fece venire dei fabbri perché spogliassero la statua dell’oro. Odino li fece impiccare, poi collocò la statua su di un piedistallo e, grazie a una stupefacente perizia artigiana, le diede potere di parlare appena qualcuno l’avesse toccata. Ma non servi a nulla, perché Frigga, anteponendo l’eleganza del suo abbigliamento agli onori divini del marito, si concesse alle voglie di uno dei servi, e grazie a un trucco escogitato da questi riuscì a smantellare la statua, e a trasformare in mezzo di piacere personale quell'oro consacrato dal culto superstizioso di tutti. Non esitò a comportarsi in maniera scandalosa, pur di godere più facilmente di ciò che desiderava, questa donna indegna del matrimonio con una divinità. A questo punto, che altro potrei aggiungere, se non che un dio siffatto si meritava una moglie del genere? Che mostruosa illusione ingannava, un tempo, la mente dei mortali! (p. 48)
  • Dov'è adesso quell'uomo potente in armi, a cui basta servirsi di un occhio, e che il popolo chiama Odino? (p. 117)
  • Va detto che un tempo alcuni iniziati alla magia, ovvero Thor, Odino e molti altri capaci di meravigliose illusioni, ottenebrate le menti dei semplici, cominciarono ad arrogarsi il titolo di dèi. La Norvegia, la Svezia e la Danimarca furono soggiogate da quella vana credulità e si dedicarono al loro culto diffondendo il grave contagio di quell'imbroglio. L’effetto dell’inganno di quei maghi crebbe talmente che anche i popoli vicini venerarono in loro una certa potenza divina e li ritennero dèi o amici degli dèi. Resero voti solenni a degli avvelenatori ed esibirono per quell'inganno sacrilego il rispetto dovuto alle cose sacre. (p. 279)
  • I Finni, che sono soliti compiere i loro spostamenti scivolando velocemente su dei pezzi di legno sdrucciolevoli, si precipitano all'attacco con perfetta padronanza della propria velocità e la gente crede che abbiano fa capacità di andare e venire in un batter d’occhio. Infatti non appena hanno colpito il nemico si allontanano con la stessa rapidità con la quale sono arrivati, e non ritornano indietro senza tentare un attacco altrettanto violento. In questo modo la sveltezza sia dei loro mezzi che del loro fisico fa sì che siano bravissimi nell'abbattersi sul nemico e a fuggire a loro piacimento. (pp. 470-471)

Bibliografia[modifica]

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