Sibilla Aleramo

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Sibilla Aleramo

Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta "Rina" (1876 – 1960), scrittrice italiana.

Citazioni di Sibilla Aleramo[modifica]

  • Di quattro anime, una soltanto ha camminato con obbedienza, senza violenza, nella via del Signore, dal primo istante all'ultimo. Una soltanto ha amato l'indicazione di Dio, l'ha seguita tremando ma senza dubitare. Le altre, tu, lei, Michele stesso, vi siete sollevati contro, avete gridato, avete voluto sostituire l'azione vostra a quella della Verità, tremenda ma semplice ma chiara ma feconda di vita.
    La verità, era, è, nel nostro amore.[1]
  • Quali prati ci aspettano, verdi folti iridati di genziane, per affondarvi insieme i nostri volti?[2]
  • Una cosa noi odiamo, è vero: ma in noi, non negli altri: la pace. C'è in noi un odio istintivo, celato, misterioso, per la nostra pace, pur tanto dolce e benedetta.[3]

Una donna[modifica]

Incipit[modifica]

La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch'io ero a sei, a dieci anni, ma come se l'avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors'anche: un'armonia delicata e vibrante, e una luce che l'avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo.

Citazioni[modifica]

  • Povera vita, meschina e buia, alla cui conservazione tutti tenevan tanto! Tutti s'accontentavano: mio marito, il dottore, mio padre, i socialisti come i preti, le vergini come le meretrici: ognuno portava la sua menzogna rassegnatamente. Le rivolte individuali erano sterili o dannose, quelle collettive troppo deboli ancora, ridicole quasi, di fronte alla grandezza del mostro da atterrare.
  • Ubbidisci al comando della tua coscienza, rispetta sopra tutto la tua dignità, madre: sii forte, resisti lontana, nella vita, lavorando, lottando. Consèrvati da lontano a noi; sapremo valutare il tuo strazio d'oggi: risparmiaci lo spettacolo della tua lenta disfatta qui, di questa agonia che senti inevitabile.
  • Sapevo d'aver tentato di morire, sapevo che tutto si cambiava attorno a me, e ch'io avrei dovuto camminare ancora; vedevo ombre e luci alternarsi rapide; ma non provavo né timori, né speranze, né ripulsioni, né dubbi: al più una vaga fiducia, come un abbandono timido, quasi inconscio. Sulle labbra conservavo il sapore amarognolo del veleno, e la testa era di una debolezza straordinaria; ogni leggero rumore l'intronava, mi toglieva la percezione nitida delle cose.
  • Alfine mi riconquistavo, alfine accettavo nella mia anima il rude impegno di camminar sola, di lottare sola, di trarre alla luce tutto quanto in me giaceva di forte, d'incontaminato, di bello; alfine arrossivo dei miei inutili rimorsi, della mia lunga sofferenza sterile, dell'abbandono in cui avevo lasciata la mia anima, quasi odiandola. Alfine risentivo il sapore della vita, come a quindici anni.

[Sibilla Aleramo, Una donna, Feltrinelli]

Incipit di alcune opere[modifica]

Gioie d'occasione[modifica]

Un gatto. Pelo grigio e nero, lucentissimo. Occhi fosforescenti, musetto magnetico, movenze adorabili. Ecco il mio primo amore.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Il passaggio[modifica]

Il silenzio attende. Il silenzio, la più fedele cosa che in vita m'abbia allacciato. Più grande di me, via via ch'io crescevo anch'esso cresceva, sempre pareva volesse ascoltarmi e tacevamo insieme, ed ancora io mi ritrovavo uguale fra le sue braccia, senza statura, senza età, creata dal silenzio stesso, forse, per un suo desiderio immutabile, o forse non mai nata, larva ch'esso proteggeva.
Ancora una volta sono sola, sono lontana, e tutto intorno tace.

Trasfigurazione[modifica]

Sono io, sì. Voglio che parliamo un poco; bisogna che io parli, e che tu mi ascolti. Ti do del tu, sì. Da tante settimane non fai mentalmente lo stesso anche tu?
Da lontano tu hai pianto, a causa mia. Io ho saputo tutto. Proviamo ad aver coraggio, proviamo a parlare. Di', vuoi? Ti ricordi della mia faccia, dei miei occhi? Una volta mi dicesti che guardandomi ti sentivi diventare tanto serena. Adesso tremi, e io sono in volto bianca, come tu non mi hai mai veduta. Ma senti che sono forte, e che voglio anche tu lo sia? Bisogna che io ti [10] scriva, e tu mi leggerai, piano. Piano, perché soffrirai, com'io soffro. Ma io non ho paura, e perché devi averla tu? Io so quello che faccio, ho esitato molto, ma adesso sono sicura nel mio cuore. E i miei occhi non sono cambiati dacché non ci siamo più viste. Ascoltami. Prendi questi fogli e vai a leggerli nella tua stanza, o fuori, nei prati, ma che le bambine non vengano intanto a cercarti, nè altri. Dobbiamo essere sole. Sole: e l'anima tua vuol essere brava quanto l'anima mia, e la mia crede che la tua le sia uguale, e ti parla, da sorella a sorella.

Citazioni su Sibilla Aleramo[modifica]

Cara,
Sono balordo di febbre. Ho ricevuto il tuo espresso. Non venire. Proprio non posso dirti null'altro che quello che ho detto. Volevo amarti, ti ho amato. Un assieme di cose che mi stanca ora analizzare han deviata la mia febbre verso un affetto questo da figlio a mamma. Non potrò avere per te che della devozione e della tenerezza.
Volevamo essere uomo e donna e non si può. (Giovanni Boine)

Note[modifica]

  1. Da una lettera a Giovanni Boine, Alassio, 8 marzo 1915, in Giovanni Boine, Carteggio, vol. IV, a cura di Margherita Marchione e S. Eugene Scalia, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1979, n. 425, p. 436.
  2. Da Amo dunque sono, Feltrinelli.
  3. Da Andando e stando, a cura di Rita Guerricchio, Feltrinelli, 1997.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]

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