Marvin Minsky: differenze tra le versioni

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*Il nostro concetto standard del [[sé]] è che nel profondo di ogni mente risieda un qualcosa di speciale e centrale che compie il vero lavoro mentale per noi, un esserino laggiù che ascolta e vede e capisce cosa sta succedendo. È detta la teoria delll'"Agente Singolo". Non è difficile capire perché ogni cultura resti attaccata a questa idea. Non importa quanto ridicola possa sembrare, scientificamente, ma essa è sottintesa in tutti i principi del diritto, del lavoro e della moralità. Senza di questa, tutti i nostri canoni di responsabilità fallirebbero, per colpa o per virtù, giusto o sbagliato. Come potremmo risolvere il problema, senza quel mito?
:''Our standard concept of the self is that deep inside each mind resides a special, central "self" that does the real mental work for us, a little person deep down there to hear and see and understand what's going on. Call this the "Single Agent" theory. It isn't hard to see why every culture gets attached to this idea. No matter how ridiculous it may seem, scientifically, it underlies all principles of law, work, and morality. Without it, all our canons of responsibility would fall, of blame or virtue, right or wrong. What use would solving problems be, without that myth?''<ref name=think>{{en}} Da ''Why people think computers can't'', ''AI Magazine'', vol. 3, no. 4, Fall 1982; riportato in ''[http://web.media.mit.edu/~minsky/papers/ComputersCantThink.txt web.media.mit.edu]''.</ref>
*Noi usiamo il termine '[[coscienza]]' in molti modi per parlare di molte cose differenti. Eri consapevole di aver appena sorriso? Sei consapevole di essere qui in questa stanza? Eri consapevole di quello che stavi dicendo, o di come muovevi le mani? Alcuni filosofi parlano della coscienza come di una singola misteriosa entità che connette la nostra mente col resto del mondo. Ma 'coscienza' è solo un nome che indica una valigia di metodi che noi adoperiamo per pensare sulla nostra stessa mente. In quella valigia c'è un assortimento di cose le cui distinzioni e differenze noi confondiamo dando a tutte lo stesso nome.
:''We use 'consciousness' in many ways to speak of many different things. Were you conscious that you just smiled? Are you conscious of being here in this room? Were you conscious about what you were saying, or of how you were moving your hands? Some philosophers speak about consciousness as though some single mysterious entity connects our minds with the rest of the world. But 'consciousness' is only a name for a suitcase of methods that we use for thinking about our own minds. Inside that suitcase are assortments of things whose distinctions and differences are confused by our giving them all the same name.''<ref>{{en}} Dall'intervista di John Brockman, ''[https://www.edge.org/conversation/marvin_minsky-consciousness-is-a-big-suitcase CONSCIOUSNESS IS A BIG SUITCASE. A Talk With Marvin Minsky]'', ''edge.org'', 26 febbraio 1998.</ref>
*Penso che la ragione per cui la gente ama la [[musica]] è che sopprime il [[pensiero]] – il tipo sbagliato di pensiero – invece di produrlo.<ref name=Horgan/>
*Quale magico trucco ci rende intelligenti? ''Il trucco è che non c'è nessun trucco''. Il potere dell'[[intelligenza]] deriva dalla nostra ampia varietà, non da un singolo, perfetto principio.
:''What magical trick makes us intelligent? ''The trick is that there is no trick''. The power of intelligence stems from our vast diversity, not from any single, perfect principle.''<ref>{{en}} Da ''The Society of Mind'', Simon & Schuster Paperbacks, New York 1988, p. 87.</ref>
*Riassumendo: ovviamente nessun computer riuscirebbe a capire qualcosa di reale – o anche cosa sia un numero – se forzato a farlo seguendo un unico modo di occuparsene. Ma non lo potrebbe fare nemmeno un bambino o un filosofo. E così, queste problematiche non riguardano soltanto i computer, ma la nostra stupida ricerca di significati assoluti, al di fuori di ogni contesto. Le nostre domande sulle macchine che pensano, dovrebbero effettivamente essere domande sulla nostra stessa [[mente]].
:''To summarize: of course no computer could understand anything real – or even what a number is – if forced to single ways to deal with them. But neither could a child or philosopher. So such concerns are not about computers at all, but about our foolish quest for meanings that stand by themselves, outside any context. Our questions about thinking machines should really be questions about our own minds.''<ref name=think/>
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