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Taormina

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Taormina

Citazioni su Taormina.

Citazioni

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  • Infine Taormina, paradiso terrestre su un mare mormorante, isola di profumi e di fiori tra le rocce, luci sul mare, l'Etna rutilante. – No, adesso pensa alla tua patria! Quand'anche qui fosse cento volte più bello, pensa alla tua patria natia, al paese dei corsi d'acqua e dei boschi mormoranti e dalla grazia modestissima e intima. (Karel Čapek)
  • Io fui molto felice per aver passato in Taormina un giorno il più perfettamente sereno, di modo che dall'altura in cui mi trovava gioire potei d'una illimitata prospettiva. Onde verso tramontana dirigere i miei sguardi, dovetti uscire dalla galleria che intorno la parte superiore del teatro girava, e sulla più esterna punta della roccia che sovrasta al mare mi assisi. Da lì la intera montuosa spiaggia di Sicilia tra Taormina e Messina osservai, non meno che la costa di Calabria da Scilla al capo Spartivento e la punta di Geraci, ove un tempo l'antica Locri si ergeva. Reggio giaceva avanti di me come una macchia bianca, mentre l'orizzonte metteva un limite agli alti monti Appennini di Calabria. Sotto i miei piedi sembravano picciole isole nuotare parte nude e parte di cespugli vestite. Sul teatro alto si alzava la piramidale roccia, su della quale il forte di Mola è costruito, e la di cui altezza par che faccia quasi sparire quella di Taormina. Ma assai più eccellente e magnifica era la vista dell'istesso teatro. Tutte le bellezze della natura trovansi qui riunite, ed allo spettatore, onde ad un solo sguardo goderle, ridenti ed amene si presentano. Sotto di me guardai le rovine del proscenio, indi sul tortuoso dorso del monte le case, le chiese e le disperse ville della piccola Taormina; in seguito l'intera strada che dal lido alla città conduce, il casale, i Giardini, la smisurata lava sulla quale era edificata Naxos e tutta la costa di Sicilia, per quanto lungi poteva l'occhio arrivare. Io notai tre seni di mare; e credo d'aver veduto sin a Siracusa. Esteso alla mia sinistra giaceva nello splendor del sole il mare Jonio, ed alla mia destra il monte Etna in tutta la sua maestà signoreggiava. In nessun luogo, anco in Catania, veduto l'avea in tanta grandiosità. (Friederich Münter)
  • Le cisterne di Taormina sono le più belle e le più celebri di tutta la Sicilia, e forse di tutta l'Italia ancora. Ve ne sono esistenti cinque, di cui la più picciola è intatta. Essa è totalmente della struttura medesima della Piscina mirabile di Napoli, è incavata nella rupe ed ha nel suo mezzo una fila di otto pilastri, che la sua covertura sostengono. [...] Lo scopo per il quale siano state a spese eccessive tali opere costruite, sembra essere stato quello di provvedere la naumachia delle necessarie acque. L'idea di edificare una naumachia sopra un ripido ed alpestre monte, e l'acqua per via di smisurate cisterne e lunghi acquidotti recare in un paese che a' suoi piedi il mare Jonio ed un porto a tali esercizj idoneo apprestava, dimostra più che qualunque altra cosa, quanto grande fosse stata la prodigalità de' Romani e de' Greci, quante volte veniva loro in testa di acquistare tutto ciò che a norma del proprio gusto serviva loro di divertimento. Della menzionata naumachia non v'è che un solo muro laterale, che ha 18 archi e 19 nicchie quadrate in mezzo a questi. Quel muro sta nel giardino d'un chiostro; ed il luogo dove si radunava l'acqua è divenuto adesso un giardino d'aranci e limoni; mentre la muraglia stessa che ora è rimasta all'impiedi, e sopra la quale vi erano i sedili per gli spettatori, non è che un terrazzo, il quale per una vigna ed un pometo è destinato. In questa posizione le vedute del castel di Mola e dell'Etna sono belle ed amene oltre qualunque descrizione; ma quali in tutte queste vicinanze non sono tali, e che non sieno cagioni di meritamente accordare a Taormina, come a Girgenti, il nome di Paradiso della Sicilia? (Friederich Münter)
  • Non è nient'altro che un paesaggio, ma un paesaggio dove si trova tutto quello che sembra fatto sulla terra per sedurre gli occhi, la mente e l'immaginazione. (Guy de Maupassant)
  • Se ci si colloca nel punto più alto occupato dagli antichi spettatori [del Teatro antico], bisogna riconoscere che mai, probabilmente, un pubblico di teatro si vide davanti qualcosa di simile. Sul lato destro si affacciano castelli dalle rupi sovrastanti; più lontano, sotto di noi, si stende la città e, nonostante le sue case siano d'epoca recente, occupano certo gli stessi luoghi dove in antico ne sorgevano altre. Davanti a noi l'intero, lungo massiccio montuoso dell'Etna; a sinistra la sponda del mare fino a Catania, anzi a Siracusa; e il quadro amplissimo è chiuso dal colossale vulcano fumante, che nella dolcezza del cielo appare più lontano e più mansueto, e non incute terrore. (Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia)
  • Sulla via di Taormina | tra uliveti e azzurro pelago | il cammin serpeggia al lito; | scosta Aurora al nevi-candido | Etna il vel col roseo dito. | Su la via protende il mandorlo | entro il cocchio i rami in fiore, | scherza al par di lieta driade | da l'amabile rossore. | Sovra il ritmo de l'Oceano, | i suoi miti Grecia invia; | urla immensa, al lido classico | versa il mar la melodia, | e sussurra in lingua ionica, | fra il tremor de l'aura etnea, | ondi-fresche, eterno-giovani | rapsodie de l'Odissea. (Carlo Snoilsky)
  • Essa era il luogo di delizia de' ricchissimi patrizi romani che nell'Isola possedevano immense proprietà, degli alti funzionari dello Stato, di tutti coloro che amavan dimenticare le cure ed i fastidi della vita, e ritemprare lo spirito in un bagno di godimento intellettuale.
  • Nella strada provinciale, in prossimità del paese, s'incontrano i primi avanzi della civiltà romana di epoca tarda: qualche rudere di poderosa costruzione civile e lunghe fila di sepolcri disposti come un alveare, e fabbricati con mattoni rossi.
    E ben possiamo fin d'ora chiamar Taormina la città classica del mattone. I suoi edifici sontuosi, sian teatri, terme, acquedotti, altro non sono che una sapiente composizione di mattoni, messi in opera con maestria somma e murati in modo che han resistito gagliardamente alle ire degli uomini e alle intemperie dei secoli. I Romani, da quei grandi costruttori che erano, compresero la immensa utilità tecnica dell'impiego del mattone nelle fabbriche, e se ne servirono facendo tesoro dell'abbondanza di argilla esistente attorno al paese.
  • Taormina, così greca come romana, è ancora un mito; nessuno la conosce profondamente, né alcun archeologo finora ne ha scrutato le intime fibre.
    Noi ignoriamo, quindi, non solo la perimetria vera e precisa della città antica, massime della greca, ma financo l'esatto significato di alcuni suoi monumenti poderosi e mirabili. Nessun dubbio che il vasto teatro, la cosi detta naumachia, gli avanzi degli acquedotti e della necropoli, depongano a favore dell'importanza della città romana, la quale fu forse ancora superiore alla nostra immaginazione; ma come scientificamente stabilirne la topografia?

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