Teresa de Lauretis

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Teresa de Lauretis (1938 – vivente), critica letteraria italiana.

  • [Su Born in Flames] L'originalità di questo film è la rappresentazione della donna come soggetto sociale e come luogo di differenze; differenze che non sono puramente sessuali, razziali, economiche e (sub)culturali, ma sono tutte queste insieme, spesso in conflitto le une con le altre. [...] Così come la narrazione del film risulta irrisolta, frammentata e difficile da seguire, l'eterogenità e le differenze tra le donne rimangono nella memoria così come l'immagine narrativa del film, la sua opera di rappresentazione, che non si esaurisce in un'identità fissa, un'identità di tutte le donne come Donna, o in una rappresentazione di femminismo come un'immagine coerente e disponibile.
The originality of this film's project is its representation of woman as a social subject and a site of differences; differences which are not purely sexual or merely racial, economic, or (sub)cultural, but all of these together and often enough in conflict with one another. [...] Just as the film's narrative remains unresolved, fragmented, and difficult to follow, heterogeneity and difference within women remain in our memory as the film's narrative image, its work of representing, which cannot be collapsed into a fixed identity, a sameness of all women as Woman, or a representation of Feminism as a coherent and available image.[1]
  • Ma la vitalità del libro sta anche nell'esuberanza e nell'eccesso di un linguaggio che passa dal discorso filosofico, scientifico o letterario all'argot della subcultura gay senza perdere una battuta, come nella mini-lectura Dantis del capitolo III; dalla terminologia psicoanalitica più specialistica alle espressioni gergali più colorite (smandrappato, marchettari) ai neologismi più spinti (iperacessoriati, eterocheccaggine); dalla citazione colta all'insulto velenoso, sottile o grossolano; da metafore di timbro surrealista ("l'inconscio è venduto a fette sul banco del macellaio", p. 215) o degne della poesia metafisica di un John Donne ("il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l'attuale società è retta da coglioni", p. 129) agli incisi autoironici di puro gusto camp ("noi [...] che di moda siamo esperti da sempre", p. 203). Il ritmo stesso della scrittura, a volte incontenibile, a volte rallentato dalle reiterazioni e dal disordine dei paragrafi, mima il perverso polimorfismo di quella forza erompente e dilagante che Mario chiama transessualità. (da La gaia scienza, ovvero la traviata Norma; in Mieli 2002)

Note[modifica]

  1. (EN) Citato in Teresa De Laurentis, Aesthetic and Feminist Theory: Rethinking Women's Cinema, New German Critique, n. 34, inverno 1985, p. 168.

Bibliografia[modifica]

  • Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale (1977), a cura di Paola Mieli e Gianni Rossi Barilli, Feltrinelli, 2002.

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