Mario Mieli

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Mario Mieli (1952 – 1983), filosofo italiano.

Elementi di critica omosessuale[modifica]

  • Ancor oggi, i più ritengono che la questione omosessuale concerna esclusivamente una minoranza, un numero limitato di froci e di lesbiche: non si vogliono rendere conto che, invece, fintanto che l'omosessualità resterà repressa, quello omosessuale sarà un problema riguardante tutti, dal momento che il desiderio gay è presente in ogni essere umano, è congenito, anche se attualmente, nella maggior parte dei casi, viene rimosso o quasi-rimosso. (premessa, p. 8)
  • Spero che la lettura di questo libro favorisca la liberazione del desiderio gay presso coloro che lo reprimono e aiuti quegli omosessuali manifesti, che sono ancora schiavi del sentimento di colpevolezza indotto dalla persecuzione sociale, a liberarsi della falsa colpa. È tempo ormai di estirpare il senso di colpa, funzionale soltanto al perpetuarsi del dominio mortifero del capitale, e di opporci tutti insieme a questo dominio e alla Norma eterosessuale che contribuisce a sostenerlo, garantendo fra l'altro l'assoggettamento dell'Eros al lavoro alienato e la separazione tra uomini, tra donne e tra uomini e donne. (premessa, p. 8)
  • La società repressiva e la morale dominante considerano "normale" soltanto l'eterosessualità – e, in particolare, la genitalità eterosessuale. La società agisce repressivamente sui bambini, tramite l'educastrazione, allo scopo di costringerli a rimuovere le tendenze sessuali congenite che essa giudica "perverse" [...]. L'educastrazione ha come obiettivo la trasformazione del bimbo, tendenzialmente polimorfo e "perverso", in adulto eterosessuale, eroticamente mutilato ma conforme alla Norma. (I, 2; p. 17)
  • Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino l'essere umano potenzialmente libero. Noi, si, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l'amore con loro". (I, 8; p. 55)
  • Io sono contento di essere una checca evidente, "femminile": la sofferenza che ciò, in questa società, comporta è al tempo stesso la misura o se si vuole lo specchio della dura e insieme fragile e preziosa bellezza della mia vita. È un grande destino possedere e cercare di vivere con chiara coscienza un'esistenza che la massa regolare, nel suo idiota accecamento, disprezza e tenta di soffocare. (I, 8; p. 57)
  • Cosa nascondono questo desiderio di mostrare – da parte del fotografo gay – e questo desiderare – da parte degli etero – un corpo turgido, eretto, sodo, che è raro trovare realmente, se non la segreta intenzione di esibire, da parte gay, e il segreto desiderare, da parte etero, un corpo maschile, turgido e duro come un pene eretto? (II, 2; p. 66)
  • Ma il divieto antiomosessuale deve la sua forza, e il suo carattere di costrizione, proprio al rapporto con la sua controparte inconscia, il desiderio latente e non eliminato di omosessualità, ossia quella necessità profonda che manca di riconoscimento cosciente: "fondamento del tabù è un'azione proibita verso la quale esiste nell'inconscio una forte inclinazione" (Freud). (II, 2; p. 72)
  • La prospettiva del matrimonio tra omosessuali interessa molto più il sistema che gli stessi gay riformisti. In Usa, la stampa, che pure ha passato quasi sotto silenzio il massacro di trentun omosessuali avvenuto a New Orleans nel 1973 (una delle tante stragi dell'Etero-Stato), ha dedicato ampi articoli nel corso dello stesso anno alla celebrazione di matrimoni tra donne o tra uomini. In Svezia (e anche in Norvegia) la stampa e la televisione discutono il diritto degli omosessuali al matrimonio, mentre le stesse organizzazioni gay moderate si limitano alla rivendicazione di una completa accettazione da parte della società. Lo status quo eterosessuale, tramite il "progressismo", medita un'integrazione totale dell'omosessualità, un suo rientro (dalla porta di servizio) nelle strutture della famiglia. (II, 5; p. 97)
  • Ciò dimostra l'ardua complessità del nostro progetto rivoluzionario, volto a riconoscere e a esprimere un'umanità che trascenda il capitale, evitando di offrirglisi subito in pasto: infatti, se ciò avvenisse, il capitale ce la rivomiterebbe addosso nelle forme sue proprie, affinché di quel vomito ci si nutra per riprodurgli nuova "umanità", sempre più digeribile in quanto predigerita. (II, 7; p. 110)
  • Nell'universo eterosessuale-fallocentrico, la femminilità si riduce per il maschio a mera aureola di santità attorno al bruto potere del fallo: infatti, in genere, per l'uomo eterosessuale — come emblematicamente scrive Fornari nella sua gretta apologia dell'eterosessualità — "se non esistesse un genitale maschile, il genitale femminile apparirebbe un organo privo di senso"... Evidentemente, il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l'attuale società è retta da coglioni. Dal canto mio, se davvero credessi nelle avanguardie, direi che l'avanguardia della rivoluzione sarà composta da lesbiche. In ogni caso, la rivoluzione sarà lesbica. (III, 5; p. 129)
  • Se dell'omosessualità ciò che inorridisce soprattutto l'homo normalis, poliziotto del sistema eterocapitalistico, è il prenderlo in culo, ciò dimostra che uno tra i nostri piaceri più deliziosi, il coito anale, ha in sé una notevole dirompenza rivoluzionaria. Ciò che di noi checche è maggiormente biasimato contiene gran parte della nostra gaia potenzialità sovversiva. Il mio tesoro lo conservo in culo, ma il mio culo è aperto a tutti... (III, 9; p. 155)
  • Tale tipo di concezione, sostenendo che il maschio "attivo" è essenzialmente eterosessuale nel coito anale tra uomini, come minimo rivela l'identificazione "confusiva" (direbbe Fornari: ma in questo caso non lo direbbe...) tra altro sesso (rispetto a quello maschile, dal momento che la definizione di eterosessualità comporta necessariamente differenza tra i sessi) e buco: in altri termini, si è dell'altro sesso se si viene usati come buco. Così, applicando assurde categorie eterosessuali all'omosessualità, questa concezione denuncia il proprio carattere ottusamente maschilista e rivela come l'eterosessualità stessa si basi sulla negazione della donna (e come l'eterosessualità maschile venga fatta coincidere col ruolo di chi fotte).
    L'altro sesso (la donna) è buco: poco importa se questo buco appartiene al corpo di una donna o a quello di un uomo [...]. (IV, 1; p. 157)
  • Il maschilismo dimostra di essere il più grave impedimento alla realizzazione della rivoluzione comunista: esso divide il proletariato e – quasi sempre – fa dei proletari eterosessuali i tutori della Norma sessuale repressiva di cui il capitale necessita per perpetuare il proprio dominio sulla specie. Gli eterosessuali maschi proletari sono corrotti: essi accettano di farsi pagare la misera moneta fallofora del sistema per tenere a freno, in cambio delle gratificazioni meschine che ne traggono, la potenzialità rivoluzionaria transessuale delle donne, dei bambini e degli omosessuali. (IV, 3; p. 164)
  • L'identificazione col fallo da parte del maschio etero risulta da una sorta di "introiezione" degli "oggetti" omosessuali cui ha dovuto rinunciare: è questo residuo cieco di omosessualità anchilosata e chiusa in sé che l'eterosessuale impone come virilità, rigida virilità alle donne. (V, 4; p. 196)
  • Meno male che ci stanno i froci che hanno un po' di fantasia: noi rivendichiamo la libertà di conciarci come ci pare e piace, di optare un giorno per un certo abbigliamento e il giorno dopo per un altro ambiguo, di portare le piume e le cravatte così come le guaine di leopardo e il biberon, le borchie, il cuoio e le fruste da leather queen, gli stracci sudati e bisunti da scaricatore di porto o l'abito di tulle Stefanacci formato premaman. Noi ci divertiamo a sbizzarrirci, pescando nella (prei)storia e nelle pattumiere, le tenute di ieri, di oggi e di domani, la paccottiglia, gli indumenti e i simbolismi che meglio esprimono l'umore momentaneo: come dice Antonio Donato, noi intendiamo comunicare anche mediante l'abbigliamento la "schizofrenia" che sta in "fondo" alla vita, dietro il paravento censorio del "normale" travestitismo. (VI, 1; p. 202)
  • D'altra parte, è pur vero che, se per secoli le donne sono state costrette dal potere maschile a vestirsi in maniera oppressiva, quasi sempre i grandi ideatori della moda, gli stilisti, i truccatori, i parrucchieri, sono stati gay. La fantasia omosessuale veniva e viene sfruttata dal sistema – l'abbiamo visto – per reprimere le donne e conciarle come l'uomo vuole. Per secoli, il potere ha sfruttato il lavoro degli omosessuali per sottomettere le donne, così come si è abbondantemente servito delle donne per reprimere i gay (a ogni omosessuale basti ricordare la propria madre). (VI, 1; p. 204)
  • Ma la situazione del ghetto, in America come in Europa o in Giappone e in Australia, non è certo rose e fiori. Spesso, nel ghetto, molti di noi tendono ancora a oscillare tra il reprimere e l'ostentare esageratamente, mettendone (volutamente) in dubbio l'autenticità, la propria "effemminatezza": ne deriva che ogni spontaneità, ogni sincerità vengono messe al bando e sostituite dalla pantomima della "normalità" o da quella, che la rispecchia, dell'"anormalità". Il fondersi di queste messinscene finisce spesso col rendere il ghetto mostruoso ai nostri stessi occhi, oltre che a quelli più o meno scandalizzati della ben più mostruosa società eterosessuale che lo circonda. (VI, 7; p. 235)

Citazioni sul libro[modifica]

  • La ricetta liberatoria descritta in Elementi si inceppa comunque ben prima di vedere quest'altro orizzonte, comune anche a molta fantascienza "progressiva" degli ultimi decenni e in verità anticipatore di un dibattito oggi ancora all'inizio su modi e sensi della riproduzione umana. Il conseguimento della transessualità si presenta infatti come un dovere, sia pure gradevole nelle intenzioni, in nome del quale tutti e tutte dovrebbero essere indotti a rinunciare alle proprie meschine identità "corporative" per consentire il superamento dell'antitesi tradizionale eterosessualità-omosessualità e aprirsi alla polisessualità.
    La rivolta contro la Norma rischia a questo punto di diventare normativa a sua volta, anche se non contempla l'uso di mezzi coercitivi o terapie sul tipo di quelle degli "psiconazisti" contro i quali Mieli polemizza con affondi acutissimi. Il motivo per intraprendere il viaggio verso la transessualità, fortunatamente, non può che essere il desiderio, che però è molto più facile definire polimorfo in teoria che gestire come tale nella realtà. (Gianni Rossi Barilli)
  • Niente rivela l'età di Elementi più crudelmente della sua inevitabile ignoranza dell'Aids. Agli inizi degli anni ottanta, nel periodo in cui stavo prendendo coscienza dell'omosessualità, gli anni settanta sembravano lontani anni luce. Gli uomini della mia generazione non hanno mai veramente saputo come sia il sesso senza l'ombra della mortalità. Non avendo alcuna memoria sessuale legata agli anni settanta, sono affascinato da descrizioni capaci, come quelle di Mieli, di catturare il clima dell'epoca. (Tim Dean)
  • Adombrati gli ascendenti intellettuali che nutrono il suo libro, tengo a sottolineare che Elementi appartiene anche a una tradizione visionaria di utopismo estatico che è letteraria non meno che filosofica. Dimostrando di conoscere assai bene la storia letteraria inglese, Mieli manifesta l'entusiasmo rivoluzionario tipico dei poeti bardici di lingua inglese, da William Blake su su fino a Walt Whitman e Allen Ginsberg, ciascuno dei quali ha articolato a fondo la relazione tra sessualità queer, follia e critica sociale. Per Whitman e Ginsberg (come per Mieli), la rivoluzione prende il via dal sesso tra uomini, meglio se tra più di due. La loro dionisiaca visione di radicale democrazia non propone un modello di riorganizzazione sociale; piuttosto, per quest'ultima, essi offrono un'ispirazione avanguardistica. (Tim Dean)
  • Ma la vitalità del libro sta anche nell'esuberanza e nell'eccesso di un linguaggio che passa dal discorso filosofico, scientifico o letterario all'argot della subcultura gay senza perdere una battuta, come nella mini-lectura Dantis del capitolo III; dalla terminologia psicoanalitica più specialistica alle espressioni gergali più colorite (smandrappato, marchettari) ai neologismi più spinti (iperacessoriati, eterocheccaggine); dalla citazione colta all'insulto velenoso, sottile o grossolano; da metafore di timbro surrealista ("l'inconscio è venduto a fette sul banco del macellaio", p. 215) o degne della poesia metafisica di un John Donne ("il fallo nel cervello impedisce al maschio eterosessuale di vedere oltre il proprio uccello: per questo, l'attuale società è retta da coglioni", p. 129) agli incisi autoironici di puro gusto camp ("noi [...] che di moda siamo esperti da sempre", p. 203). Il ritmo stesso della scrittura, a volte incontenibile, a volte rallentato dalle reiterazioni e dal disordine dei paragrafi, mima il perverso polimorfismo di quella forza erompente e dilagante che Mario chiama transessualità. (Teresa de Lauretis)

Bibliografia[modifica]

  • Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Einaudi, 1977.
  • Mario Mieli, Elementi di critica omosessuale (1977), a cura di Paola Mieli e Gianni Rossi Barilli, Feltrinelli, 2002.

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