Tonino Conte

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Tonino Conte (1935 – vivente), regista italiano.

L'amato bene[modifica]

  • [Carmelo Bene] Dalla scuola era stato cacciato dopo uno spettacolo-saggio (un Caligola di Camus) considerato sgangherato e scandaloso dai docenti ma esaltato in un bell'articolone da Nicola Chiaromonte. (p. 15)
  • Carmelo non è un regista, è uno sciamano fanatico che vuole stringere fra le dita il fegato della gente. Praticamente in una sola notte butta giù il copione fumando e bevendo senza mai interrompersi, nemmeno per restituire alla madre terra quel che beve. (p. 44)
  • Lo giuro: a vent'anni [Carmelo Bene] recitava come oggi. Non ho mai sentito nessuno leggere Joyce così. Accoccolato come il pastore errante dell'Asia sulla tettoia del night, con la piccola, inutile luna elettrica tra le mani, me ne sto ad ascoltare quella voce magica in quell'assurda notte. (p. 72)
  • Bologna ti chiama, Bologna ti vuole, Bologna ti prende in bocca un pezzetto di carne, Bologna ti insaliva, ti inghiotte, ti digerisce col suo chilometrico intestino di portici rossi, ti assimila e ti fa carne della sua carne. Subito ti senti leccato e invischiato e non hai più voglia di andartene via. Altro che bianco Veneto irto di puntuti campanili, siamo nella grassa e rossa Emilia costellata di quadrate torri non perfettamente a piombo, rossa non tanto di politica ma di sangue di porco, di vino, di sugo, di corrosi mattoni. (p. 77)
  • Talune fresche nonché promettenti giovani attrici [agli inizi degli anni sessanta] che rifiutano prudentemente il nostro contratto si faranno poi un certo nome, e ancora oggi calcano le tavole del palcoscenico, e su quelle tavole ci stanno invecchiando e sfasciando non sempre decorosamente. (pp. 110-111)
  • Roma è mamma, e una mamma non ti lascia crepare. Non è vero che sorge su sette colli, sta spaparanzata su sette tenere mammelle e si allarga in ogni direzione senza pudori e senza criterio. Il Tevere non sarà biondo come si usa dire, ma è placido e ti accoglie meglio di un letto se ti vuoi immergere. I suoi ponti con la pelle butterata dalle intemperie non ti invitano al suicidio ma alla contemplazione del tempo che scorre placido e indifferente, proprio come un fiume. Quando sei sul punto di perderti mamma Roma ti allunga una mano e ti salva. Lo so che adesso è cambiata, ma io la ricordo così. (p. 121)
  • Ancora infarfallato [Marcello Barlocco incontrato in via del Babbuino da Bignardi e Conte] e con scarpe bicolori, ma ora porta i capelli lunghi sul collo con relativo incremento di forfora sulla giacca a quadrettoni in terital. È più triste. È più vecchio. Adesso campa leggendo le sue poesie nei night club, no non lo pagano raccoglie i soldi col piattino. Più di un caffè non siamo in grado di offrirgli. Chissà perché, lo salutiamo con la strana sensazione di non doverlo rivedere più, el Barloque. (p. 122)

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