Tonino Zugarelli

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Tonino Zugarelli (1950 – vivente), ex tennista italiano.

Citazioni di Tonino Zugarelli[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Sono nato povero, la mia casa, dall'altra parte del Tevere, la tirò su mio padre. Il tetto era di lamiera, ma se mi credete, era dignitosa. Sono cresciuto lì, in un villaggietto che ricordava quello del film di Scola, "Brutti sporchi e cattivi". Ecco, la nostra vita, fu proprio quella di non sentirsi mai né brutti, né sporchi né cattivi. Ma non era facile...[1]
  • A scuola avevo compagni di classe che son finiti male, molti di loro a Regina Coeli, il carcere. Io navigavo contro corrente, ma era necessario portare a casa qualche lira, tutti i giorni. Trovai lo sport e lo sport mi ha dato una mano.[1]
  • Oggi ci sono una pomposità e una risonanza esagerate: il tennis dà l'impressione di essere diventato ricco e arrogante come il calcio. Ai tempi miei, a Roma, l'80 per cento dei giocatori di tennis erano ragazzi di strada, come me. Al tennis si arrivava dopo aver fatto i raccattapalle. Io pulivo il campo e le righe per i signori, i ricchi con i maglioni a coste.[2]
  • Sono stato un un ragazzino di strada nato in una famiglia povera ma dignitosa. Vivevamo in una casa abusiva, scoprivamo ancora qualche residuato bellico, li vendevamo e li toccavamo con mano. Si sentiva ancora l'odore della guerra.[3]
  • [Sugli inizi, «il tennis era una cosa per pochi».] Giocavano solo i ricchi, facevano la bella vita, dopo la partita l'aperitivo. Noi ragazzini, prima raccatapalle e poi "palleggiatori", li guardavamo con invidia. Eravamo considerati una sottospecie, ci sentivamo frustrati, dovevamo sopportare l'angheria, l'arroganza. Magari non se ne rendevano conto. Ma proprio questo mi ha messo addosso il desiderio di lottare contro quella situazione, di riscattarmi, di conquistare rispetto e considerazione.[3]

Zugarelli: «La Davis completò il mio riscatto»

Da un'intervista a l'Unità, 18 dicembre 2016; citato in Federico Ferrero, Tennisitaliano.it, 19 dicembre 2016

  • Io sono cresciuto a Ponte Milvio, Tor di Quinto. Che non era come adesso, ora ci sono i locali; negli anni Sessanta trovavi solo il tizio che vendeva le cozze col limone e i cocomeri d'estate.
  • Come tutti i ragazzi di borgata, tiravo calci al pallone. Ero forte: correvo, saltavo uno e 75 all'italiana, segnavo tanto di testa. Avevo 17 anni. Giocavo da attaccante o ala destra. Feci anche un provino per la rappresentativa del Lazio [...]. Ma ero un ragazzo dell'Olimpica, la polisportiva di fronte al Lungotevere, mica provenivo dai vivai ufficiali. Però fui notato ugualmente dal mago di Turi, Oronzo Pugliese. Fui acquistato dalla Roma, che però mi girò all'Almas in serie D. La presi talmente male che smisi, subito. E intanto, per portare a casa due soldi, facevo il raccattapalle e il palleggiatore: quando uno dei signorotti che prenotavano l'ora non veniva, lo sostituivo e mi davano la mancia. Sicuramente, rispetto ad altri tennisti, ho perso tanto tempo.
  • Il tennis non mi ha dato ricchezza, non mi ha dato notorietà ma la soddisfazione di essere stato parte della storia italiana.
  • [«Il tennis di oggi le piace?»] Tutti gli sport sono cambiati. Oggi è esasperato, estremamente fisico, ma guardandolo ci sono sfumature che gli intenditori possono ancora apprezzare. Una volta, era tutto più rustico, più umano.

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Daniele Azzolini, Zugarelli: «Io, l'ultimo della racchetta», Avvenire.it, 29 marzo 2014.
  2. Dall'intervista di Gaia Piccardi, Zugarelli, dalla Davis all'amarezza: «Oggi al Foro Italico non mi fanno nemmeno entrare», Corriere.it, 8 maggio 2015.
  3. a b Citato in Valerio Piccioni, Volevo fare il calciatore, Sportweek nº 39 (956), 28 settembre 2019, pp. 62-63.

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