Triśirobhairava Tantra

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Triśirobhairava Tantra, testo sacro delle tradizioni tantriche.

  • Anche se la potenza suprema, appartenente a Śiva soltanto, è presente in ogni dove, essa manifestato il conoscere discorsivo ed immersasi di conseguenza nelle percezioni limitate del suo proprio essere, (diventa ciò che si chiama un) vivente.[1]
  • La diciassettesima kalā[2], perciò ha, per natura, l'ambrosia e procede dallo spiegarsi dei due punti, che costituiscono la natura propria dell'emissione suprema-infima. Questa kalā, la quale è la luce di tutte le cose, si presenta, quando priva di emissione, in forma di serpentina-potenza (śaktikuṇḍalikā), quindi in forma di serpentina-soffio vitale, e, all'estremità (prāntadeśe) dell'emissione, in forma di serpentina suprema. Questa kalā vien variamente chiamata col nome di «etere di Śiva», «luogo del sé», «luogo del brahman».[3]

Note[modifica]

  1. Citato in Abhinavagupta 2013, V.9-10.
  2. Forza.
  3. Citato in Abhinavagupta 2013, III.137-140.

Bibliografia[modifica]

  • Abhinavagupta, Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013.

Voci correlate[modifica]