Ulisse Bacci

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Ulisse Bacci (1846 – 1935), giornalista e politico italiano.

Il libro del massone italiano[modifica]

Incipit[modifica]

Chi si studiasse di ricercare nei tempi antichissimi le origini della Massoneria, e volesse discuterle con ampiezza di analisi, di raffronti e di critica, dovrebbe scrivere, non già uno, ma parecchi volumi.
I più fantasiosi apologisti dell'Ordine Massonico non si peritano di collocarne le origini nella stessa culla del genere umano: per essi il Padre Eterno è il primo dei Grandi Maestri e l'uomo che esso creò il primo degli apprendisti.
Poi interviene la lotta classica fra Abele e Caino, fra i due principî del bene e del male, che apre il campo all'opera massonica intesa a difendere i buoni ed a colpire i malvagi, ad edificare templi luminosi alla virtù, a scavare oscure carceri al vizio.
E poi succedono i Patriarchi e le loro innumerevoli figliuolanze che rapidamente popolano il mondo orientale, ed ogni loro tribù non è che una Loggia Massonica, governata dai primogeniti, che si trasmettono l'autorità nella famiglia e nell'Ordine, finché, a poco per volta, esso si ricollega con le istituzioni iniziatorie della Persia, dell'India, dell'Egitto, della Grecia e di Roma, ed anello aggiungendo ad anello, costituisce quella immensa catena, che attraverso la storia dell'umanità, mette capo ai tempi moderni.

Citazioni[modifica]

  • Gli Esseni, dei quali giova occuparsi un po' per i rapporti o vincoli che, a mente di alcuni, gli ricollegano con la moderna Massoneria, avevano già fama di istituzione quasi due secoli innanzi il diffondersi del Cristianesimo. Come afferma Giuseppe Flavio, gli Esseni furono figli diretti e legittimi della religione giudaica e probabilmente la parte più eletta del fariseismo, perché non si restringevano all'arida interpretazione delle scritture, ma da quelle derivavano le regole della vita, così che non una scuola, ma furono un'istituzione intesa precipuamente ad affratellare gli uomini, moralizzandoli col lavoro. (Parte prima, Origini e riti, p. 38)
  • Fu detto da alcuni che l'Essenismo generò i Cabalisti e gli Gnostici: gli Esseni, che accomodarono il Cristianesimo alle loro vecchie dottrine, diventarono Gnostici: Gli Esseni che rimasero ebrei, diventarono Cabalisti: così l'Essenismo morì dando alla luce questi due gemelli poderosissimi: Cabala e Gnosticismo. (Parte prima, Origini e riti, p. 49)
  • Dalla Gnosi rampollarono i Manichei, che ebbero in Manete il loro fondatore e maestro. Manete, tolto al suo stato servile da una ricca vedova della Persia – onde egli fu chiamato altresì «figlio della vedova» e «figli della vedova» i suoi discepoli – bello, audace, profondamente erudito nella filosofia alessandrina, iniziato nei misteri mitriaci, pieno di accorgimenti e fornito di inflessibile volontà, immaginò un sistema in cui predomina un dualismo puro e semplice: Cristo si confonde con Mitra, L'Evangelo con lo Zendavesta, e ne deriva una dottrina squallida e quasi disperata, perché insegna la perpetuità del male. (Parte prima, Origini e riti, p. 50)
  • Bacone da Verulamio, uno dei più grandi, forse il più grande dei precursori della filosofia moderna, con la sua «Instauratio magna» creò il più logico dei metodi per dirigere negli studi le intelligenze e sostituì questo metodo, fondato unicamente sulla testimonianza dei sensi, sull'osservazione della natura e sugli esperimenti, a quello di Aristotele, che derivava tutto dal ragionare. Perciò fu detto che Bacone fu il primo a battere in breccia la scuola Aristotelica, mentre tutti, o per timore o per deficienza di ingegno, la veneravano. (Parte prima, Origini e riti, p. 62)
  • Migliaia di anni prima del cristianesimo, la croce era emblema sacro presso gli antichi popoli: decorava, in Egitto, le mani della massima parte delle statue divine, e nell'India appariva scolpita sopra i più maestosi santuari: anche i Templi di Ellora e di Elefanta erano scavati nella roccia in forma di croce così come quelli di Bemares e di Mathura.
    La croce, qualunque forma abbia assunto, significò sempre vita, nuova vita; i Cristiani l'ebbero come simbolo di sacrificio e di morte; ma non mancano prove che anche per essi esprimesse l'identica idea, che significò nelle remotissime religioni. (Parte prima, Origini e riti, p. 65)
  • La croce, [...], nella remotissima antichità, simboleggiava il congiungimento dell'eclittica con l'equatore: per gli iniziati, non era dunque che l'immagine degli equinozi: a quello di primavera simboleggiava la vita, a quello di autunno la morte: è sempre l'antica leggenda del sole. (Parte prima, Origini e riti, p. 65)
  • In alcuni antichi dialoghi rituali, si allude ai segreti dell'Ordine, che debbono custodirsi in un'arca di osso – la testa, – o in uno scrigno di corallo – il cuore – dei quali soltanto gli iniziati hanno la chiave – la lingua – che però è inceppata da infrangibile giuramento. (Parte prima, Origini e riti, p. 118)
  • Se i Massoni avessero voluto prendere un santo della Chiesa Cattolica per loro patrono, essi avrebbero designato con esattezza quello che sceglievano. Al contrario essi rimangono nel vago: si dicono Fratelli di S. Giovanni: ma di qual S. Giovanni del Precursore o dell'Apostolo Evangelista? Essi non se ne curano e solennizzano indistintamente la memoria di questi due personaggi, il San Giovanni d'inverno ed il San Giovanni d'estate. (Parte prima, Origini e riti, p. 138)
  • L'anno massonico s'inizia col mese di marzo, perché i misteri egiziani si celebravano all'equinozio di primavera, e riportavansi al culto solare: infatti, se il sole rinasce nel solstizio d'inverno, non comincia a svolgere la sua forza fecondatrice sull'universo che all'equinozio di primavera. (Parte prima, Origini e riti, p. 168)
  • La Massoneria, se non formalmente, sostanzialmente, proviene dalle remote età: durante una lunga serie di secoli, fu sempre riconosciuta come il santuario dei buoni costumi, l'asilo dell'innocenza, la scuola della saggezza, il tempio della filantropia: sulla soglia di questo tempio i Massoni depongono o dimenticano i titoli nobiliari e le pompe vane, perché il livello dell'uguaglianza restituisce, nella Loggia, ogni individuo, alle condizioni genuine del suo essere, ed i Massoni si riconoscono e si chiamano vicendevolmente Fratelli. (Parte prima, Origini e riti, pp. 173-174)

Bibliografia[modifica]

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