Urbano Rattazzi

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Urbano Rattazzi

Urbano Rattazzi (1808 – 1873), politico italiano

Citazioni di Urbano Rattazzi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Su un presunto attentato sventato a Vittorio Emanuele II] [...] è assoluta necessità usare le più grandi cautele, ed io prego V.M. per quanto so e posso, a non avventurarsi ad ogni pericolo, come purtroppo per la coraggiosa di Lei natura è solito fare. L'Austria vi troverebbe di certo il suo tornaconto; ma speriamo che i suoi calcoli falliranno, e V.M. potrà aggiustare i conti con lei in altro modo.[1]
  • [Sulla nascita del Connubio] I principi che dovevano ispirare il nuovo partito erano principalmente due, cioè all'interno resistere a qualsiasi tendenza reazionaria, che poteva sorgere in allora minacciosa in vista del recente colpo di Stato in Francia, e nello stesso tempo promuovere, per quanto le circostanze lo permettessero, un continuo e progressivo svolgimento delle libertà consentite dal nostro Statuto, sì nell'ordine politico, come in quello economico ed amministrativo. All'estero preparare la via a mettere il Piemonte in condizione di procacciare all'Italia la sua indipendenza dallo straniero.[2]

Discorsi di insediamento alla Presidenza della Camera dei deputati[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [...] mi sia lecito oggi di ricordare la fede salda ed inconcussa che io ripongo nei principii onde s'informano le nostre libere istituzioni, la mia devozione al trono costituzionale, e il desiderio vivissimo, e la non dubbia speranza che io nutro che questi principii siano promossi ed applicati, e questo trono circondato ogni giorno di nuovo lustro e splendore.[3]
  • [A breve l'inizio della Seconda guerra d'indipendenza italiana] [...] Non è quando l'orizzonte è mal sicuro; quando il Governo, fra gli ostacoli che lo circondano, procede animoso e tiene alta ed incontaminata la bandiera nazionale; quando ogni cittadino, facendo atto di abnegazione, d'ogni considerazione personale, deve prestare il concorso dell'opera e della vita sua a pro del paese, non è in simili frangenti che io poteva onestamente ritrarmi e ricusare quel servizio al quale mi chiamaste. I giorni che corrono sono gravi e richiederanno dal canto nostro grandi sacrifizi. Fra questi il primo che la patria attende da noi è di mettere in disparte ogni sentimento di suscettività personale, di porre fine ad ogni scissura di partiti, di unirci tutti in un solo e comune pensiero. La divisione delle parti, necessaria e opportuna negli Stati liberi pei tempi tranquilli, è fatale nei momenti in cui dobbiamo combattere un pericolo comune. L'esperienza del passato ci è dolorosa maestra: non rinnoviamo gli antichi errori, non facciamo che un'altra volta la storia ci abbia a dichiarare impotenti, perché fummo divisi.[4]
  • [Prima legislatura del Regno d'Italia] Presiedere al lavoro legislativo di questo nobile Consesso eletto dal suffragio di ventidue milioni di cittadini, che dalle faldi delle Alpi si estendono agli estremi lidi della ferace Sicilia, è ufficio che oltrepassa di gran lunga la misura delle mie forze. [...] tutta Italia, prima ancora che si unisse in un solo Parlamento, e sotto lo scettro del valoroso e leale Monarca che ci regge, era già una negli animi, negl'intendimenti e nei voleri. [...] Poche nazioni seppero superare tanti ostacoli, e passare per tante peripezie, senza che venissero menomamente turbati i grandi principi sui quali poggia l'ordine pubblico. [...] Il riconoscimento del nostro diritto per parte dell'opinione pubblica d'Europa è uno di quei fatti che pronunziano prossimo il termine delle dolorose vicissitudini, cui va da tanti anni soggetta la nostra patria, e per cui fu condannata sino ad ora a vivere vita misera, inoperosa, senza coscienza di sé, fatta ludibrio e scherno de' suoi oppressori. [...] La varietà delle nostre tradizioni, dei nostri costumi, delle nostre condizioni economiche troverà nella sapienza e nella larghezza dei vostri provvedimenti legislativi quell'equo componimento che l'indole speciale della Penisola comporta.[5]

Citazioni su Urbano Rattazzi[modifica]

  • Urbano Rattazzi era un abile parlamentare piemontese, il cui orientamento politico era, generalmente, di centro-sinistra; ma tutti sapevano che la sua precaria posizione politica era dovuta alla protezione della corte. Un problema piuttosto serio era rappresentato da sua moglie, donna piena di talento ma di dubbia fama. (Denis Mack Smith)

Note[modifica]

  1. Da una lettera a Vittorio Emanuele II, 6 marzo [1862?] Epistolario di Urbano Rattazzi: Volume secondo 1862, Cangemi editore, 2014.
  2. Da una lettera a Michelangelo Castelli, 1º maggio 1870; citato in Giuseppe Talamo, Cavour. Studio biografico sulla vita e le opere di Camillo Benso, Cangemi editore, 2010.
  3. Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno di Sardegna, IV legislatura, 12 maggio 1852; disponibile su Camera.it.
  4. Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno di Sardegna, VI legislatura, 13 gennaio 1859; disponibile su Camera.it.
  5. Dal Discorso di insediamento alla Presidenza della Camera del Regno d'Italia, VIII legislatura, 11 marzo 1861; disponibile su Camera.it.

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