Wilbur Smith

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Wilbur Smith autografa una copia di The Quest (Alle fonti del Nilo)

Wilbur Addison Smith (1933 – vivente), scrittore zambiano.

Citazioni di Wilbur Smith[modifica]

  • Alcune viti crescono nel terreno sbagliato, altre si ammalano prima della vendemmia e altre ancora sono rovinate da un cattivo viticoltore. Non tutta l'uva fa il vino buono. (da La voce del tuono)
  • Ci sono gli eroi e ci sono anche i mostri, ma siamo quasi tutti comuni mortali, coinvolti in avvenimenti troppo feroci per noi. Forse alla fine di tutte queste lotte non erediteremo che le ceneri di una terra già bella (Shasa Courteney in I Fuochi Dell'Ira)
  • Essendo un esperto, Shasa sapeva che il denaro non era né buono né cattivo, ma semplicemente amorale. Sapeva che il denaro non ha coscienza, ma contiene il massimo esponenziale di bene e di male che ci sia. Era l'uomo che lo possedeva ad operare la scelta, e quella scelta si chiamava potere. (da I fuochi dell'ira)
  • Il tempo scappa di mano, ancor più della ricchezza. Non c'è banca che possa tenere al sicuro questa cosa così preziosa, che spendiamo così prodigalmente in banalità. (da L'ombra del sole)
  • In queste cose non mi sbaglio mai, amore mio. Farebbe di tutto per non disprezzarmi, così come ora fa di tutto per non odiarmi, ma non potrebbe farne a meno. Lui è Sean Courteney, intrappolato tra le ganasce d'acciaio del proprio onore. (in Gli Eredi dell'Eden)
  • In queste cose non mi sbaglio mai, amore mio. Farebbe di tutto per non disprezzarmi, così come ora fa di tutto per non odiarmi, ma non potrebbe farne a meno. Lui è Sean Courteney, intrappolato tra le ganasce d'acciaio del proprio onore. (in Gli Eredi dell'Eden)
  • L'amore è la moneta più preziosa che hai a disposizione, usala nel mercato in cui sei sicuro di non essere ingannato. (da Uccelli da preda)
  • L'impazienza è sempre stata uno dei miei difetti. Quasi tutti gli errori che ho commesso sono stati provocati da quella, Ma con gli anni sono un po' migliorato... A venti, volevo vivere la vita intera in una settimana. Adesso mi accontenterei di un anno. (Bruce Curry in L'ombra del sole)
  • La passione di un uomo è come un incendio che scoppia nell'erba alta e arida: divampa ardente e furioso, ma viene domato ben presto. Una donna è come il calderone di un mago, che deve sobbollire a lungo sui carboni prima di poter sprigionare il suo incantesimo. Sii rapido in tutto, tranne che nell'amore. (da Uccelli da preda)
  • Non scrivere mai per piacere al pubblico, ma per piacere a te. (da Il dio del fiume)
  • Per Dio, adesso capisco perché non vai a puttane. Sei una di loro. (Ralph Ballantyne in Gli Angeli Piangono)
  • Quando entrano in concorrenza per lo spazio vitale, gli animali perdono sempre. (da L'ultima preda)
  • Se le lacrime potessero pagare i nostri debiti, se con le mie lacrime potessi comperarti un'indulgenza nei confronti di ogni dolore, se piangendo adesso potessi fare in modo che tu non debba mai piangere... allora piangerei fino a consumarmi gli occhi. (Sean Courtney in Il destino del leone)
  • Questi sono i frusti sentimenti di una donnetta debole e vile. Sei stanca e non stai bene. Ora dormi. E domani sarai di nuovo coraggiosa. Domani. (Centaine De Thiry in La spiaggia infuocata)

Incipit di alcune opere[modifica]

Alle fonti del Nilo[modifica]

Due figure solitarie scendevano dalle alte montagne. Indossavano pellicce logore per il viaggio ed elmi di cuoio con i paraorecchi legati sotto il mento per proteggersi dal freddo. Avevano la barba incolta, e il volto segnato dalla fatica. Trasportavano sulle spalle tutti i loro sparuti averi. C'era voluto un viaggio difficile e scoraggiante per raggiungere quel luogo. Anche se stava davanti, Meren non aveva idea di dove si trovassero, e neppure era certo del perché si fossero spinti così lontano. Solo il vecchio che lo seguiva a poca distanza lo sapeva, e non aveva ancora deciso di spiegarglielo.

Cacciatori di diamanti[modifica]

A Nairobi arrivarono con tre ore di ritardo e quando alla fine il Boeing del volo intercontinentale toccò terra a Londra, nonostante quattro doppi whisky Johnny Lance aveva dormito a spizzichi e male.
Si sentiva come se gli avessero gettato una manciata di terra negli occhi.
Alla fine, dopo il debilitante controllo dei passaporti, emerse nella sala arrivi dell'aeroporto internazionale di Heathrow di pessimo umore.

Ci rivedremo all'inferno[modifica]

Flynn Patrick O'Flynn cacciava elefanti di frodo. Lo faceva di professione e ammetteva modestamente di essere il migliore sulla costa orientale dell'Africa.
Rachid El Keb esportava pietre preziose, donne per gli harem e per i magnati arabi e indiani, e avorio di contrabbando. Ma lo ammetteva solo con i clienti fidati; per tutti gli altri era un armatore ricco e rispettabile.

Come il mare[modifica]

Nicholas Berg scese dal tassì sul molo illuminato dai riflettori e sostò a guardare il Warlock. Sollevato dalla marea, galleggiava alto presso la banchina, cosicché le gru che gli torreggiavano accanto non riuscivano a farlo apparire piccolo.
Sebbene fosse stanco, confuso e indolenzito, Nicholas sentì rinascere un senso d'orgoglio e di soddisfazione. Il Warlock sembrava una nave da guerra, agile e spavalda, con l'alta prua svasata e la linea snella che le permettevano di affrontare qualsiasi mare.

Dove finisce l'arcobaleno[modifica]

Per Jake Barton le macchine erano femmine, con tutto il fascino, le astuzie e la puttaneria femminili. Così appena le vide, allineate dietro lo scuro fogliame delle piante di mango, esse divennero subito per lui le signore di ferro. Ce n'erano cinque, e spiccavano un po' discosto dalle pile di altro materiale che il Governo di Sua Maestà metteva in vendita.

Figli del Nilo[modifica]

Come un serpente che distende sinuoso le sue spire, una fila di carri da combattimento correva lungo la pista tortuosa, scendendo verso il fondovalle. Il ragazzo, aggrappato alla sponda anteriore del carro di testa, alzò gli occhi sulle pareti di roccia che sembravano serrarsi su di loro in una morsa. La pietra scabra era crivellata di fori d'accesso alle tombe antiche, fitte come le celle di un'arnia. Quei pozzi di tenebre lo fissavano come gli occhi implacabili di una legione di jinn. Il principe Nefer Memnone rabbrividì e, con un furtivo segno di scongiuro della mano sinistra, distolse lo sguardo.

Gli angeli piangono[modifica]

Tre uomini uscirono a cavallo dalla foresta con un'impazienza trattenuta che neppure le settimane faticose di continua ricerca avevano potuto smussare.
Si fermarono a fianco a fianco e guardarono giù, in un'altra valle poco profonda. Tutti gli steli dell'erba inaridita dall'inverno portavano un seme lanuginoso d'un rosa tenero, e la brezza leggera li agitava e li faceva danzare, così che sul fondovalle le antilopi nere del branco sembravano immerse fino al ventre in una turbinante nebbia rosata.

Gli eredi dell'Eden[modifica]

Sul fronte francese incombeva un cielo livido e ingombro di nuvole basse, che rotolavano con lenta dignità verso le linee tedesche.
Il generale di brigata Sean Courteney aveva già passato quattro inverni in Francia e ormai, grazie anche alla sua esperienza di agricoltore, era in grado di giudicarne il clima con la stessa precisione con cui valutava quello della sua Africa natale.

I fuochi dell'ira[modifica]

Tara Courteney non vestiva di bianco dal giorno delle nozze. Il suo colore preferito era il verde, che meglio si adattava ai folti capelli castani.
Tuttavia l'abito bianco tornava a farla sentire una sposa, oggi, tremula e un po' impaurita, ma con un senso di gioia e dedizione profondo. Colletto alto e polsini erano impreziositi da pizzi, i capelli erano stati spazzolati fino a emettere bagliori rosso rubino nella chiarità solare del Capo. Le guance erano accese dall'eccitazione: benché avesse partorito quattro figli, aveva la vita sottile di una vergine.

Il canto dell'elefante[modifica]

Era una costruzione di blocchi d'arenaria, priva di finestre e con il tetto di paglia, che Daniel Armstrong aveva costruito con le sue mani quasi dieci anni prima, quando era un ranger di grado inferiore nell'amministrazione dei parchi nazionali. In seguito l'edificio era stato trasformato in un autentico deposito di tesori.
Johnny Nzou infilò la chiave nel grosso lucchetto e spalancò i due battenti di tek tagliati a mano. Johnny era il capo ranger del parco nazionale di Chiwewe. In passato era stato cercatore di tracce e portatore di fucili alle dipendenze di Daniel: a quel tempo era un giovane, intelligente matabele al quale Daniel aveva insegnato a leggere, a scrivere e a parlare correntemente l'inglese alla luce di mille fuochi da bivacco.

Il destino del cacciatore[modifica]

Il 9 agosto 1906 ricorreva il quarto anniversario dell'incoronazione di Edoardo VII, sovrano del Regno Unito e dei Dominion britannici, e imperatore d'India. Per pura coincidenza era anche il diciannovesimo compleanno di uno dei fedeli sudditi di Sua Maestà, il sottotenente Leon Couteney della compagnia C, terzo battaglione, primo reggimento dei King's African Rifles, più comunemente noti come KAR. Leon stava trascorrendo il compleanno a caccia di ribelli nandi lungo la scarpata della Rift Valley, nel cuore di quel gioiello dell'impero che era l'Africa orientale britannica.

Il destino del leone[modifica]

Un fagiano selvatico solitario volava lungo l'erta della collina, quasi rasente i lunghi steli dell'erba. Quando raggiunse la cresta, reclinò le ali e allungò le zampe, poi scomparve al coperto. Dalla valle lo seguivano due ragazzi e un cane. Davanti veniva il cane, con la lingua rosea che penzolava all'angolo della bocca, e i gemelli lo seguivano correndo spalla a spalla. Avevano entrambi scure chiazze di sudore sulla camicia color kaki, poiché il sole africano era ancora caldo, anche se ormai mezzo nascosto dalla linea dell'orizzonte.

Il dio del fiume[modifica]

Il fiume si snodava lento nel deserto, luminoso come una colata di metallo fuso appena sgorgato dalla fonderia. Il cielo era velato dalla foschia e il sole batteva con la violenza del maglio d'un ramaio. Nel miraggio, le colline spoglie che fiancheggiavano il Nilo parevano tremare sotto i colpi.

Il potere della spada[modifica]

La nebbia gravava sull'oceano, smorzando suoni e colori, ma i primi refoli della brezza mattutina già ne increspavano il grigiore in un lieve turbinio ondeggiante: ben presto sarebbe sparita verso l'entroterra. Il peschereccio era a tre miglia dalla costa e si manteneva ai bordi della corrente, in quella zona di confine in cui le acque luminose dei bassi fondali si mescolano a quelle più scure e ricche di plancton vitale che sorgono dagli abissi, disegnando una linea netta di verde intenso.

Il settimo papiro[modifica]

L'imbrunire avanzava dal deserto e ombrava di violaceo le dune. Attutiva tutti i suoni come un fitto manto di velluto, e la sera era tranquilla e silenziosa.
Dal punto in cui si trovavano, sulla cresta della duna, potevano scorgere l'oasi e il complesso di piccoli villaggi che la circondavano. Le costruzioni erano bianche, con i tetti piatti, e le palme da dattero svettavano sugli edifici, a eccezione della moschea islamica e della chiesa copta. I due bastioni della fede si fronteggiavano sulle sponde opposte del lago.

Il trionfo del sole[modifica]

Rebecca appoggiò i gomiti al davanzale dell'ampia finestra senza vetri, mentre il calore del deserto le soffiava in faccia come le esalazioni di un altoforno. Anche dal fiume sottostante sembrava salire del vapore, quasi fosse un calderone. In quel punto il grande corso d'acqua era largo quasi un miglio, poiché era la stagione della piena del Nilo, e la corrente era così forte da creare vortici e gorghi luccicanti su tutta la sua ampia distesa. Il Nilo Bianco era verde, adesso, e fetido del marciume degli acquitrini dove era appena passato, una zona di paludi che occupava una regione vasta quanto il Belgio. Gli arabi chiamavano quel grande pantano Bahr el Ghazal. Per gli inglesi, era il Sudd.

L'ombra del sole[modifica]

«Che idea balorda!» berciò Wally Hendry. Poi ruttò e, prima di continuare il discorso, raccolse il saporino con la lingua. «Non mi va. Sento puzza di cadavere.» Era sdraiato su uno dei letti, col bicchiere in equilibrio sul petto nudo che sudava abbondantemente nell'afa del Congo.
«Il guaio è che ci tocca andarci lo stesso», disse Bruce Curry senza alzare lo sguardo dal necessario per radersi che stava tirando fuori dallo zaino.

L'orma del Califfo[modifica]

C'erano solo quindici passeggeri aggiunti per il volo della British Airways all'aeroporto di Victoria dell'isola di Mahé, nella repubblica oceanica delle Seychelles.
Due coppie formavano un gruppo compatto mentre aspettavano il loro turno per sbrigare le formalità d'imbarco. Erano tutti giovani, tutti molto abbronzati, e sembravano tuttora spensierati e rilassati dalla loro vacanza in quell'isola di paradiso. Tra loro, però, una ragazza era talmente splendida da far sembrare insignificanti gli altri giovani con la sua sola presenza.

L'uccello del sole[modifica]

L'immagine attraversò come una lama il buio della sala di proiezione e si delineò silenziosa sullo schermo... e io non la riconobbi. Attendevo da quindici anni una fotografia del genere e, ora che l'avevo sotto gli occhi, non sapevo trarne alcun significato. Mi aspettavo qualche piccolo oggetto, un teschio, forse... non certo quello schema grigio e surreale.

La notte del leopardo[modifica]

Era un venticello che aveva già percorso più di mille miglia, perché veniva dal Kalahari, il vasto e desolato deserto che i piccoli boscimani gialli chiamano "Il Gran Secco."
Adesso che aveva raggiunto la valle dello Zambesi si rompeva in vortici e mulinelli tra le colline e le scarpate accidentate.

La spiaggia infuocata[modifica]

Michael si svegliò al tuono rabbioso dei cannoni. Era l'osceno rito antelucano di sempre. Dai due lati delle alture le poderose artiglierie avversarie sacrificavano selvaggiamente agli dèi della guerra.
Michael rimase sdraiato nel buio sotto il peso delle sei coperte di lana, guardando i lampi delle cannonate attraverso il telo. Sembrava una spaventosa aurora boreale. Le coperte erano fredde e viscide come la pelle di un morto, mentre pioggia e vento schiaffeggiavano la tenda sopra la sua testa. Il freddo cane, che lo mordeva fin sotto le coltri, gli infondeva anche un barlume di speranza: con quel tempo non si poteva volare.

La voce del tuono[modifica]

Quattro anni di viaggio nella foresta, lontano da ogni strada, avevano ridotto i carri a malpartito. Molti raggi e timoni erano stati rifatti con legno dei bushveld; i teloni di copertura avevano tante toppe che la stoffa originale era appena visibile; decimati dai predatori e dalle malattie, i tiri erano ridotti da diciotto a dieci buoi per carro. Tuttavia quella piccola ed esausta carovana trasportava le zanne di cinquecento elefanti: dieci tonnellate d'avorio, il frutto della carabina di Sean Courteney; avorio che, appena arrivato a Pretoria, egli avrebbe convertito in circa quindicimila sterline d'oro.

La volpe dorata[modifica]

Un nugolo di farfalle s'innalzò nel sole, la brezza le sparpagliò nel cielo estivo e centomila volti giovani e splendenti si volsero per seguirne il volo.
In prima fila tra quella folla immensa c'era una ragazza, la ragazza che lui stava osservando ormai da dieci giorni. Come un cacciatore che studia la preda, aveva finito per conoscere con una bizzarra intimità ogni suo gesto e movimento, il modo di voltare la testa quando qualcosa attirava la sua attenzione, il modo di inclinarla per ascoltare e di scuoterla in segno d'irritazione o d'impazienza. Ora, in un atteggiamento nuovo, la ragazza levava il volto verso la splendida nube d'insetti alati e, persino a quella distanza, l'uomo riusciva a scorgere il brillio dei denti mentre le labbra si atteggiavano in un morbido cerchio rosa di meraviglia.

Monsone[modifica]

I tre ragazzi, risalendo la forra, sbucarono alle spalle della cappella, così da non farsi scorgere né dalla casa padronale né dalle scuderie. Come sempre li guidava Tom, il maggiore d'età, ma il fratello più piccolo gli stava alle costole e, non appena Tom fu giunto alla prima svolta del ruscello, in un punto che dominava il villaggio, il bambino riprese a protestare.

Orizzonte[modifica]

Fermi sulla battigia, i tre guardavano la luna, che stendeva sulle acque scure un sentiero di riflessi baluginanti e iridescenti.
«Mancano appena due giorni al plenilunio...» disse Jim Courteney in tono sicuro. «E gli steenbras rossi saranno famelici come leoni», aggiunse, riferendosi ai grandi pesci di profondità che appartenevano alla famiglia dei dentici. Spumeggiando, un'onda risalì la spiaggia fino a lambire le sue caviglie.

Quando vola il falco[modifica]

L'Africa stava accucciata sull'orizzonte, quasi un leone pronto all'agguato, color fulvo e oro nel primo sole, gelata dal freddo della Corrente del Benguela.
Robyn Ballantyne stava in piedi accanto al parapetto della nave e la guardava. Era lì da un'ora prima dell'alba, molto prima che si cominciasse a vedere la terra. Sapeva che era là, ne sentiva nel buio la vasta presenza enigmatica, ne avvertiva il respiro, caldo e secco di aromi, sopra le fredde esalazioni vischiose della corrente su cui correva la grande nave.

Stirpe di uomini[modifica]

Non era mai stato esposto alla luce del giorno, non una sola volta nei duecento milioni di anni da quando aveva assunto la sua attuale forma, eppure sembrava esso stesso una goccia di distillata luce solare.
Era stato concepito in un calore immenso quanto la superficie del sole, nelle impossibili profondità sotto la crosta terrestre, nel magma fuso che sgorgava dal cuore stesso della terra. A quelle terribili temperature ogni impurità era stata bruciata ed eliminata lasciando, soli e puri, gli atomi di carbonio che, sotto pressioni che avrebbero frantumato montagne, erano stati ridotti di volume e compressi a una densità non posseduta in natura da nessun'altra sostanza.

Sulla rotta degli squali[modifica]

Era una di quelle stagioni in cui il pesce arriva tardi. Tenevo barca ed equipaggio sotto pressione, spingendomi ogni giorno sempre più a nord e rientrando in porto ogni volta a tarda sera, ma era già il sei novembre quando catturammo il primo di quei grossi bestioni che discendono le acque rossastre della corrente del Mozambico.
A quel punto ero ridotto alla disperazione. Avevo a bordo un agente pubblicitario di New York di nome Chuck McGeorge, uno dei clienti fissi che compivano il pellegrinaggio annuale di novemilasettecento chilometri fino all'isola di Saint Mary per la pesca del marlin. Era un ometto basso e segaligno, calvo come un uovo di struzzo, con le tempie brizzolate e un muso da scimmia scuro e avvizzito, ma aveva le gambe robuste, necessarie per issare i grossi pesci.

Uccelli da preda[modifica]

La brusca inclinazione dell'albero costrinse il ragazzo ad aggrapparsi al bordo della coffa dov'era accovacciato, sessanta piedi sopra il ponte, mentre la nave virava di bordo e prendeva l'abbrivio col vento in poppa. Era una caravella e si chiamava Lady Edwina, dal nome della madre del ragazzo: una donna che lui ricordava a stento.

Un'aquila nel cielo[modifica]

Le montagne dell'Hottentots Holland erano coperte di neve e ne veniva un vento simile al lamento di un animale sperduto. L'istruttore era in piedi sulla soglia del suo minuscolo ufficio, ingobbito nel giaccone chiuso con la lampo, le mani profondamente conficcate nelle tasche bordate di lana.
Osservando la Cadillac nera con autista che avanzava tra i cavernosi hangar rivestiti di lamiera, atteggiò il volto a una smorfia acida. Per gli orpelli della ricchezza, Barney Venter provava un'invidia da torcere le budella.

Una vena d'odio[modifica]

Tutto cominciò quando il mondo si stava formando, prima della comparsa dell'uomo, prima ancora che la vita stessa si fosse evoluta su questo pianeta.
La crosta terrestre era ancora molle e sottile, deformata e lacerata dalle enormi pressioni interne.
Lo scudo compatto che oggi forma il continente africano, stabile e definitivamente assestato, era una serie di alte montagne, un susseguirsi di catene montuose portate in superficie e poi demolite dai movimenti del magma alle grandi profondità. L'uomo non ha mai visto montagne simili; erano così imponenti da ridicolizzare l'Himalaya, montagne di roccia fumante dai crepacci e dalle ferite aperte da cui colava il magma allo stato fuso.

Citazioni su Wilbur Smith[modifica]

  • Uno scrittore che si chiama Smith non diventerà mai famoso. (Un editore; citato in Enzo Biagi, Giro del mondo, Rizzoli)

Bibliografia[modifica]

  • Wilbur Smith, Alle fonti del Nilo, traduzione di Giampiero Hirzer, TEA, 2007. ISBN 9788830420960
  • Wilbur Smith, Cacciatori di diamanti, traduzione di Attilio Veraldi, Longanesi, 1995. ISBN 88-7819-753-X
  • Wilbur Smith, Ci rivedremo all'inferno, traduzione di Tullia Roghi, TEA, 2000. ISBN 8878183660
  • Wilbur Smith, Come il mare, traduzione di Jimmy Boraschi, Longanesi, 1995. ISBN 8878193836
  • Wilbur Smith, Dove finisce l'arcobaleno, traduzione di Carlo Brera, Longanesi, 1984.
  • Wilbur Smith, Figli del Nilo, traduzione di Lidia Perria, Longanesi, 2001. ISBN 8830416614
  • Wilbur Smith, Gli angeli piangono, traduzione di Roberta Rambelli, Longanesi, 1994. ISBN 8878196649
  • Wilbur Smith, Gli eredi dell'Eden, traduzione di Maria Giulia Castagnone, Longanesi, 1997. ISBN 8878193844
  • Wilbur Smith, I fuochi dell'ira, traduzione di Carlo Brera, TEA, 1988. ISBN 8878191396
  • Wilbur Smith, Il canto dell'elefante, traduzione di Roberta Rambelli, Longanesi, 1991. ISBN 8878195235
  • Wilbur Smith, Il destino del cacciatore, traduzione di Giampiero Hirzer, Longanesi, 2009. ISBN 97888304250
  • Wilbur Smith, Il destino del leone, traduzione di Marco Biondi, TEA-Longanesi, 1992. ISBN 8878192422
  • Wilbur Smith, Il dio del fiume, traduzione di Roberta Rambelli, TEA, 2008. ISBN 9788878188754
  • Wilbur Smith, Il potere della spada, traduzione di Carlo Brera, TEA-Longanesi, 1987. ISBN 8878196010
  • Wilbur Smith, Il settimo papiro, traduzione di Roberta Rambelli, TEA, 1995. ISBN 8878186775
  • Wilbur Smith, Il trionfo del sole, traduzione di Studio Oltremare, Longanesi, 2006. ISBN 8850212437
  • Wilbur Smith, L'ombra del sole, traduzione di Carlo Brera, Longanesi, 1991. ISBN 8878192538
  • Wilbur Smith, L'orma del Califfo, traduzione di Marisa Castino, Longanesi, 1990. ISBN 8878191701
  • Wilbur Smith, L'ultima preda, traduzione di Carlo Brera, TEA, 1992.
  • Wilbur Smith, La notte del leopardo, traduzione di Carlo Brera, Longanesi, 1988. ISBN 8878190313
  • Wilbur Smith, La spiaggia infuocata, traduzione di Carlo Brera, Longanesi, 1986. ISBN 8878193852
  • Wilbur Smith, La voce del tuono, traduzione di Paola Campioli, TEA, 1990.
  • Wilbur Smith, La volpe dorata, traduzione di Roberta Rambelli, Longanesi, 1990. ISBN 8878194352
  • Wilbur Smith, Monsone, traduzione di Lidia Perria, TEA, 2001. ISBN 8878188905
  • Wilbur Smith, Orizzonte, traduzione di Lidia Perria, TEA, 2003. ISBN 8830419508
  • Wilbur Smith, Quando vola il falco, traduzione di Marco Biondi, Longanesi, 1995. ISBN 8878197521
  • Wilbur Smith, Stirpe di uomini, traduzione di Attilio Veraldi, TEA, 2009. ISBN 9788850218769
  • Wilbur Smith, Sulla rotta degli squali, traduzione di Lidia Perria, Longanesi, 1997. ISBN 8878182753
  • Wilbur Smith, Uccelli da preda, traduzione di L Perria, Longanesi, 1997. ISBN 8878185817
  • Wilbur Smith, Un'aquila nel cielo, traduzione di Giacomo Erba, Longanesi, 1993. ISBN 8878193712
  • Wilbur Smith, Una vena d'odio, traduzione di Piero Anselmi, Mondadori, 1982.

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