Wojciech Górecki

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Wojciech Górecki (1970 – vivente), storico e giornalista polacco.

La terra del vello d'oro[modifica]

  • Il georgiano si trova bene solo nella sua valle e sopporta male l'emigrazione; al contrario dell'armeno, che si trova a casa propria in qualunque parte del mondo. (p. 30)
  • I georgiani trattano gli ospiti come bambini. Bisogna abituarcisi e imparare a considerarla una cosa piacevole. (p. 33)
  • Nel Caucaso la verità è un concetto elastico, malleabile. Spesso le leggende sono più vere della verità. Siamo noi europei a illuderci di potere conoscere la verità vera, di poterla toccare con mano. Qui la verità è qualcosa di individualizzato, di intimo, di personale. (p. 37)
  • Volendo paragonare la Georgia all'Italia, il Kakheti sarebbe la Toscana e lo Svaneti la Sicillia. (p. 45)
  • [Su Il cavaliere dalla pelle di leopardo] È un'opera ispirata, ridondante, un cosmo a parte. Lo snodarsi di un complicato intreccio ci trasporta fino ai confini del mondo, ci fa conoscere città popolose e miseri romitaggi, le corti orientali e i banchi dei cambiavalute, la guerra e la caccia, l'intero catalogo dei comportamenti, dei desideri e delle passioni umane. Se ne trae una lezione di patriottismo, di fedeltà e di coraggio, ma anche un'elementare gioia di vivere. (p. 60)
  • Ancora oggi si usa dire che un georgiano su due è un principe. (p. 61)
  • Nel XVIII secolo la Russia cominciò a interessarsi al Caucaso. I governanti georgiani guardavano ad essa con speranza, vedendo in Pietroburgo un alleato. In cambio della protezione contro i nemici musulmani del sud erano pronti a fare del loro paese un protettorato, ad affidare ai russi la politica estera e le questioni militari. Ma la Russia non aveva bisogno di un alleato, la Russia aveva bisogno di una colonia. (p. 62)
  • [Su Zviad Gamsakhurdia] Una figura tragica, come quelle dei drammi shakespeariani che traduceva in georgiano. (p. 72)
  • Non sopportava le critiche, detestava i compromessi. Non si fidava quasi di nessuno. Non teneva conto della realtà. Aveva una missione da compiere: dare alla Georgia libertà e potere, e vi credeva come in un dogma. Governava la Georgia come se fosse già una potenza. (p. 73)
  • Parlava bene. Stranamente, piaceva soprattutto alle donne: le ipnotizzava fino al delirio, le riduceva al punto che erano pronte a sacrificargli la vita. I suoi comizi erano comizi di donne. Negli uomini suscitava sentimenti radicalmente opposti: o erano suoi fanatici fautori, o suoi irriducibili nemici. (p. 73)
  • Con i georgiani è difficile parlare di Stalin. La maggior parte di loro lo ritiene un grande. Del gruppo fanno parte anche persone che non credono nei crimini staliniani, ritenendoli invenzioni di Chruščёv, nonché quelle che, pur vedendo il male, sono convinte che a Stalin si debba perdonare qualsiasi cosa. (p. 85)
  • La trama del film Pentimento si svolge in un luogo imprecisato della Georgia. Dopo la morte di un sindaco onnipotente, ha luogo il suo solenne funerale. Il giorno seguente gli abitanti trovano il corpo del defunto nel parco: durante la notte qualcuno l'ha dissotterato. Lo seppelliscono nuovamente, ma la situazione si ripete. Lo spettatore non ha il minimo dubbio che il modello del sindaco sia Josif Stalin e che l'impossibilità di inumarlo simboleggi l'impossibilità di chiudere i conti con il passato. Il regista Tengiz Abuladze girò questo film negli anni ottanta. Da allora la Georgia non ha prodotto niente di altrettanto importante. I georgiani non riescono a trovare una collocazione al dittatore e questi continua a restare sospeso tra il mondo dei vivi e quello dei morti, in attesa del giudizio finale della propria anima. (pp. 86-87)
  • Stalin non era il georgiano tipico: gli mancavano la spontaneità e l'apertura, gli mancava quella gioia di vivere che tanto affascina i visitatori (anche se non gli si poteva negare un certo scurrile umorismo). La sua vita avrebbe potuto svolgersi in modo completamente diverso: sarebbe potuto diventare un prete ortodosso, come voleva la madre, uno scrittore o uno studioso. Sarebbe potuto diventare un europeo o, perlomeno, uno di quei caucasici europeizzati, così frequenti nella sua generazione. Ma sarebbe arrivato altrettanto in alto? (p. 99)
  • Date al georgiano un po' di pane, del vino e un commensale, e lo renderete felice. Metà dei proverbi georgiani non parlano che di questo. (p. 109)
  • [Sulla Seconda guerra in Ossezia del Sud] La fulminea risposta della Russia, nonché la quantità di equipaggiamenti e di soldati ammassati nella zona del conflitto permettono di supporre che Mosca non solo si aspettasse l'attacco, ma che l'avesse addirittura provocato. In luglio, in Abkhazia aveva stazionato un reparto del genio ferrovieri; dei binari riparati si sarebbero serviti in seguito i reggimenti penetrati dall'Abkhazia nelle città georgiane di Poti, Zugdidi e Senaki. Già in agosto, alla vigilia della guerra, era stata trasferita in Ossezia del Nord una serie di unità della 58ª armata russa stazionante nel Caucaso settentrionale. Bastava attraversare la frontiera. Tutto sta a indicare che una parte dei soldati l'avesse attraversata prima ancora che i georgiani attaccassero Tskhinvali. (p. 138)
  • [Sulla Seconda guerra in Ossezia del Sud] Saakašvili aveva indubbiamente agito in modo irresponsabile, tuttavia la risposta della Russia era stata un'aggressione in piena regola contro uno Stato sovrano. (p. 139)
  • L'Ossezia del Sud, con i suoi neanche centomila abitanti e la sua mancanza di elementi su cui costruire un'economia (a parte la posizione di transito lungo la linea nord-sud, posizione che tuttavia resterà a lungo inutilizzata), non ha alcuna chance di svilupparsi come Stato autonomo. (p. 140)
  • La guerra dei cinque giorni, sebbene iniziata come un conflitto georgiano-osseto poi trasformandosi in russo-georgiano, è stata un aspetto della rivalità della Russia con gli Stati Uniti (e con una parte dell'Unione Europea). Il vero oggetto del contendere sono stati il controllo sulle vie di comunicazione e sui percorsi degli idrocarburi, le influenze sulla zona tra il Mar Nero e il Caspio (o addirittura su una zona molto maggiore, comprendente anche le regioni limitrofe di questa parte del mondo) e la garanzia di una sicurezza, soprattutto energetica. (p. 141)

Bibliografia[modifica]

  • Wojciech Górecki, La terra del vello d'oro, traduzione di Vera Verdiani, Bollatti Boringhieri editore, 2009, ISBN 978-88-339-1958-4

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