Mikheil Saak'ashvili

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Saak'ashvili nel 2008

Mikheil Saak'ashvili (1967 – vivente), politico ucraino-georgiano.

Citazioni di Mikehil Saak'ashvili[modifica]

  • [Dopo la rivoluzione delle rose] Costruiremo una nuova Georgia, democratica, legale e con una economia sana: combatteremo la corruzione e la disgregazione del Paese. Puntiamo anche a buoni rapporti sia con gli Usa che con la Russia, ma la nostra sovranità va rispettata. E non chiediamo più il ritiro delle truppe di Mosca, visto che già nel 1999 ci è stato promesso.[1]
  • Voglio dare solo un esempio del ruolo dei peacekeepers russi in zone di conflitto. Duemila georgiani sono morti nelle regioni di conflitto da quando loro i peacekeepers russi sono stati dislocati in Georgia. La maggior parte dei residenti in Abkhazija e in Ossezia del Sud non può ancora godere dei benefici raggiunti con la Rivoluzione delle Rose. I bambini osseti crescono con il suono degli spari che riecheggia nelle orecchie. Molti sono i senzatetto. Sono vittime delle politiche immorali, comprese le pulizie etniche. Ma non ci fermeremo finché non avremo ottenuto giustizia.[2]
  • I russi ci accusano di aver provocato il conflitto, ma in 12 ore hanno mobilitato 500 carri armati e 25mila uomini. La loro aggressione era premeditata. Vogliono rovesciare il potere in Georgia perché non sopportano un governo democratico e indipendente ai loro confini. Quel che ci sta accadendo ricorda il '68 in Cecoslovacchia e il '56 in Ungheria. La Russia vuole impadronirsi delle rotte energetiche del Caucaso.[3]
  • L'Ossezia del sud è solo un pretesto. La Russia vuole impadronirsi dell'intera Georgia e infatti il suo esercito ha già superato i confini di quella regione fatta di piccoli villaggi, che già da tempo era stata trasformata in un grande campo militare, con amministratori scelti da Mosca e gli unici posti di lavoro legati alla cosiddetta missione di "peace-keeping" russa.[3]
  • Siamo tornati alla politica del XIX secolo, anzi, dell'età della pietra. I miei amici occidentali mi rassicuravano: "Mosca non arriverà fino a questo punto". Oggi invece sto vivendo il peggiore degli incubi.[3]
  • Mosca vuole conquistare l'intera Georgia. Già dall'inizio della primavera i russi hanno rinnovato a fondo una linea ferroviaria nella provincia separatista dell'Abkhazia, e così hanno potuto trasportare sul posto una quantità enorme di carburante. Ora sappiamo che ne avevano bisogno per le loro truppe.[4]
  • I russi stanno conducendo una pulizia etnica, come hanno fatto dopo la II Guerra Mondiale a Koenigsberg, oggi Kaliningrad, o in Slesia. I leader russi hanno detto sia a Sarkozy sia alla Rice che senza un mio ritiro non ci sarà soluzione al conflitto. In sostanza sostengono che se io voglio salvare la mia testa devo rinunciare all' Abkhazia e all'Ossezia del sud. Ma io non rinuncerò a territori georgiani per salvare il mio potere. La Russia vuole fare con noi qualcosa di simile alla Conferenza di Monaco del 1938, quando Hitler ottenne lo smembramento della Cecoslovacchia.[4]
  • Noi popoli slavi siamo legati intrinsecamente e se l'Ucraina avrà successo nel cammino di riforme per l'integrazione europea tutti ne trarranno giovamento. Sono stato governatore di Odessa. Sono sorpreso dell'incapacità di Poroshenko di cambiare la grave situazione politico-economica del paese. L'Ucraina è la più povera nazione europea, con il pil peggiore e la crescita più lenta. Continua a perdere popolazione. È la più grande catastrofe demografica europea. Sento di essere parte di tutto questo. Parlo ucraino, georgiano, russo, voglio aiutare la prossima generazione di politici a migliorare il paese.[5]

Da «Ci siamo liberati dai ricatti di Mosca»

Intervista di Francesca Sforza, La Stampa, 20 febbraio 2005

  • [Sulla Russia] È un paese che sta cercando di riconquistare un orgoglio imperialista, un primato nel mondo. Ma ho l'impressione che non sappiano neanche loro cosa devono fare esattamente. Io credo che se i russi decidessero di avere relazioni più moderne con i loro vicini potrebbero tornare a essere di nuovo grandi.
  • [Sulle rivoluzioni colorate] In Russia pensano che le rivoluzioni in Georgia e Ucraina siano state pilotate dalla Cia o stipendiate da George Soros. È la vecchia teoria del complotto che riemerge. Ma è una visione semplicistica e anche un po' stupida. La realtà è che la gente a reagito a delle ingiustizie. Dicevano che in Georgia non sarebbe mai potuto accadere... e lo dicevano anche dell'Ucraina.
  • Da una parte ci sono gli americani che ci danno assistenza, programmi, sostegno internazionale, sono contenti se abbiamo successo e non vogliono niente in cambio. Dall'altra abbiamo i russi che dicono "Se non state dalla nostre parte vi renderemo la vita impossibile, bloccheremo gli ingressi, ritarderemo la concessione dei visti, faremo in modo che voi abbiate ogni sorta di problemi". Lei da che parte starebbe?
  • La Russia è un paese con un grande orgoglio nazionale, vogliono essere riconosciuti, presi in considerazione.
  • Non si capisce perché qualsiasi problema russo debba diventare un problema nostro.
  • Non siamo meno europei della Lituania.
  • La Georgia è un paese poco costoso, con una manodopera molto formata e un'economia in crescita. E poi gli italiani hanno un temperamento simile al nostro, ci piacciono le stesse cose, il buon cibo, la qualità della vita. Ci stiamo ispirando ai codici civili e penali italiani per riscrivere i nostri.

Da «Noi, ultime vittime di Yalta»

Intervista di Natalie Nougayrède, La Stampa, 10 maggio 2005

  • Il 9 maggio 1945 non può che suscitare sentimenti misti in quanto per alcuni Paesi questa data ha significato l'inizio dell'oppressione sovietica.
  • Nell'anno precedente alla rivoluzione in Ucraina non ho smesso di viaggiare e di parlare dovunque di un imminente cambiamento politico in quella repubblica. Molti non ci credevano e dicevano che l'Ucraina era troppo legata alla Russia.
  • [Sulle rivoluzioni colorate] Si tratta della seconda ondata di liberazione in Europa, dopo le rivoluzioni del 1989.
  • Il regime di Alexandr Lukashenko è chiaramente una dittatura, un'anomalia nel cuore dell'Europa.

Da I confini non si toccano la secessione sarebbe una tragedia

Intervista di Hélène Despic-Popovic, La repubblica, 26 agosto 2008

  • È un'invasione classica che non ha niente a che vedere con il diritto internazionale moderno. Si sta cercando di soffocare il diritto delle nazioni.
  • E chi sono abkhazi e ossetini? Dall'Abkhazia hanno espulso 500.000 persone, dall'Ossezia del Sud la metà della popolazione. Non si può parlare di dialogo perché non si tratta di un separatismo locale classico. In Ossezia del Sud tutti i separatisti importanti hanno scelto di avere contatti con la Georgia, ma i russi hanno inviato generali russi che si sono proclamati governo dell'Ossezia del Sud e ora dicono che sono dei separatisti e che la Georgia non può recuperare quei territori.
  • La Russia ha cercato di dare l'impressione di aver riportato una vittoria sulla Nato. Ma è un gioco in cui non può vincere a lungo termine. Non è l'Unione sovietica, è gente che ama troppo il denaro. Sono molto legati all'Occidente, preferiscono la Costa Azzurra a quella dell'Abkhazia, hanno molti soldi nelle banche svizzere e i loro figli sono tutti a studiare in Francia e in Gran Bretagna.

Da Ucraina: Saakashvili a euronews "Primo ministro? Amo le sfide"

Intervista di Sergio Cantone, It.euronews.com, 2 luglio 2015

  • Non credo che Odessa sia filo-russa. È vero che qui si parla russo, qui c'è parte del patrimonio culturale russo, ma questa non è una debolezza, si tratta di una grande risorsa. Odessa è un grande marchio internazionale. È un luogo molto importante sia per la cultura ucraina che per quella russa. Credo che la sua storia andrebbe capitalizzata, messa a frutto.
  • [Sulla Transnistria] Questo è il buco nero dell'Europa.
  • Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo ottenuto in Georgia. Le istituzioni georgiane, la maggior parte di esse, in questo momento, sono più forti di quelle degli altri Stati ex sovietici. In Georgia abbiamo costruito nuove città, abbiamo costruito nuovi paesaggi. La quantità di turisti è aumentata di sessanta volte! Ed è per questo che gli ucraini mi hanno chiamato qui. Il mio unico problema è che non piaccio al Presidente della Georgia.
  • La Georgia rappresenta ancora una delle istituzioni meno corrotte dell'Europa orientale, una delle regioni più sicure e, nonostante alcuni problemi che caratterizzano questa regione, e ancora un luogo dove la gente vuole andare, dove la gente vuole investire ed è stato il mio governo a fare questo.

Da Ucraina, un georgiano all'opposizione

Intervista di Pierre Ograbek, Rsi.ch, 30 dicembre 2017

  • Certo è molto insolito che un ex capo di Stato di un paese diventi il leader dell’opposizione in un altro paese. Ma è quanto capitato a me.
  • Io ho deciso di restare qui in Ucraina per combattere fino alla vittoria, fino a quando il popolo si libererà da questo potere corrotto e dagli oligarchi.
  • Potenzialmente l'Ucraina è il paese più ricco d’Europa, con le sue risorse. È un paradosso: questi oligarchi controllano tutta la ricchezza del paese, quasi tutti i media, la politica, la giustizia, i tribunali... Al popolo non resta che la protesta pacifica per le strade.
  • L'Ucraina ha avuto 2 rivolte, non delle rivoluzioni. Non hanno condotto ad un cambiamento delle élite. Dall'indipendenza via sono rimasti gli stessi oligarchi, gli stessi politici. La motivazione principale è la corruzione, lo sanno tutti. Ora però c'è una nuova generazione, dei giovani che hanno potuto viaggiare, che sono pieni di ambizioni. Non sono spinti dal denaro: la loro sfida è creare un nuovo Stato.
  • Credo che la cosa che destabilizza davvero l'Ucraina è la corruzione, quella del presidente, quella degli oligarchi. La povertà è un grosso fattore di destabilizzazione. Non si può andare avanti se la gente è povera, se abbandona il paese. Milioni di persone ben formate, specializzate, che se ne vanno. Non è normale. È una catastrofe demografica inaspettata in Europa, in un paese ricco di risorse naturali.

Da "Se i georgiani vi sorridono, questo non significa che hanno già dimenticato tutto"

Intervista di Pavel Kanygin, Russiaintranslation.com, 2 ottobre 2018

  • Gli americani pensavano che dopo la fine della Guerra fredda la Russia non avrebbe invaso nessuno. Il pensiero strategico era che non sarebbe più stato possibile. Anche se nel nostro caso è iniziata una storia diversa.
  • [Su George W. Bush] Si fidava del suo istinto e pensava che Putin non lo avrebbe mai tradito. Ma in quel periodo Bush era molto debole e incastrato con la guerra in Iraq. C’erano già segnali della crisi economica in avvicinamento. E Putin ritenne che questa era la sua vittoria, tutto qui.
  • È sorprendente come le mie palle siano entrate in modo stabile nei discorsi degli esponenti russi, da Putin a Šamanov! Anche se ho sempre detto che sarei pronto a tagliarmele da solo e spedirgliele in cambio dei nostri territori, se loro sono disposti. Se questo è il loro vero scopo.
  • [Sulla seconda guerra in Ossezia del Sud] Ne sento tutta la responsabilità. E, chiaramente, questa per me è un’esperienza molto dolorosa, una tragedia mortale. Ma d’altro canto allora c’erano solo due soluzioni: arrendersi o combattere. Non mi sarei potuto permettere di non combattere. Odio la guerra e ho odiato ogni secondo di quella guerra. Quando dirigevo l’esercito percepivo la perdita di ogni soldato come una tragedia personale.
  • Immediatamente nel 2008 la Russia non ottenne proprio niente oltre all’occupazione di alcune decine di villaggi georgiani al prezzo di enormi perdite umane e di reputazione. In quel momento non riuscirono a cambiare il mio governo e il corso politico.
  • Mosca vuole che Ivanišvili si allontani completamente dalla NATO, vuole che venga aperta in breve tempo una ferrovia per l'Armenia attraverso l'Abcasia perché Erevan sta uscendo molto velocemente dalla sfera di influenza e bisogna fare qualcosa presto. Ovvero Putin vuole che Ivanišvili passi dal flirtare alle carezze dirette e che cada tra le sue braccia.
  • Si ricorda cosa mostravano della Georgia per la televisione russa! Tutti sparano, masse di persone affamate vagano frettolosamente per le strade e per poco non mangiano i bambini.
  • Nella società georgiana [...] nessun candidato alla presidenza di posizioni filorusse ha la più piccola chance.
  • Logisticamente la Georgia non è per niente orientata verso la Russia: i nostri porti lavorano per l'Asia centrale e l'Europa. La Georgia è fortemente integrata nell'economia turca. Per prima la Turchia, poi l'Europa e infine la Russia. La Russia non è sicuramente il mercato principale, né il principale partner commerciale. E difficilmente un giorno lo diventerà.
  • L'Ossezia del Sud non era mai stata nel radar degli interessi russi. L'Abcasia ovviamente sì, lì soggiornavano Lev Trockij con Stalin, Brežnev e la restante élite. Certamente l'Abcasia è sempre stata attraente, non come l'Ossezia del Sud che era un capriccio di Stalin e di cui, oltre a lui, nessuno si interessava. È comparsa come un progetto solo dopo il fallimento della Russia in Agiaria. Questo è l'unico caso in cui a Putin è stato soffiato un territorio da sotto il naso.
  • È la solita storia di Shevardnadze: fare sempre manovre che non portano da nessuna parte.
  • Mosca vuole creare una situazione simile a quella che c'era in Armenia, con i turchi che sarebbero arrivati e che vi avrebbero ammazzati tutti. Ma se nel caso dell'Armenia c'è una base storica e gli armeni hanno qualche timore che, dal loro punto di vista, possono essere giustificati, in Abcasia il conflitto negli anni Novanta è stato una guerra civile. E allora combatterono soprattutto georgiani contro altri georgiani, mentre gli abcasi giocarono un ruolo secondario. Sì, la storia è stata molto crudele. I volontari del Caucaso del Nord, i militari russi e una parte degli abcasi compirono una pulizia etnica e circa 500 mila persone furono costrette a lasciare la propria casa. D'altro canto, con il tempo l'ostilità è passata perché non ci sono profonde radici storiche di questa malevolenza.

Citazioni su Mikehil Saak'ashvili[modifica]

  • Se si lascia fare Saakashvili finirà esattamente come con Hitler e il nazismo. Il suo cognome è georgiano, ma la sua personalità è americana. È cresciuto in occidente, non ha niente di caucasico: pensa e agisce come un americano. Come si può fare della gente che sta qui, nel Caucaso, che beve la nostra birra, e che ha le nostre tradizioni, degli americani? (Sergej Bagapš)

Dmitrij Anatol'evič Medvedev[modifica]

Saak'ashvili con Medvedev nel 2008
  • All'inizio non sembrava male. Durante il nostro primo incontro, quando sono entrato in carica, ha detto che avrebbe voluto ripristinare i rapporti, che si aspettava di essere amici – in generale, ha detto molte parole piacevoli. [...] Ricordo chiaramente che dall'inizio del luglio 2008 interruppe le comunicazioni. Allora non gli detti molta importanza, ma ora sono incline a pensare che questa fosse una linea già elaborata. Lui, da un lato, si aspettava che il nuovo capo della Federazione Russa avrebbe preso un'altra posizione nel rapporto con il suo governo e con lui personalmente. In altre parole, si aspettava semplicemente che non avremmo interferito nei processi che sarebbero occorsi, non reagendo in alcun modo alle azioni intraprese contro le nostre forze di pace e, cosa più importante, verso i cittadini della Federazione Russa che vivevano in Abkhazia e in Ossezia del Sud. D'altra parte, penso che a quel tempo avesse già tenuto consultazioni su larga scala con i suoi protettori. In questo caso si tratta principalmente degli Stati Uniti d'America.
  • L'aggressione del regime di Mikhail Saakashvili contro l'Ossezia del Sud ha cancellato le vite di molti dei nostri cittadini, compresi i militari che facevano parte del contingente multinazionale per il mantenimento della pace. Avendo dato l'ordine criminale di attaccare l'Ossezia del Sud, Saakashvili contava di realizzare un'operazione lampo e di mettere la comunità internazionale di fronte al fatto compiuto di una "sistemazione" del conflitto tra la Georgia e l'Ossezia del Sud alle condizioni di Tbilisi.
  • La carriera di Saakashvili in Georgia è con ogni probabilità conclusa, cosa che credo sia molto buona per la Georgia.
  • Le mie valutazioni rimangono le stesse: senza la condotta irresponsabile, immorale e criminale di Saakashvili e dei suoi seguaci, non ci sarebbe stata alcuna guerra.

Eduard Shevardnadze[modifica]

  • È giovane, ha molte energie da spendere e un'ottima formazione: se lavorerà, se avrà voglia di lavorare, saprà rimettere tutto a posto. Ma adesso non è più tempo di chiacchiere: è tempo di fatti.
  • Lui è giovane e impulsivo. Certo ha sbagliato ma devo ritenere che avesse buone ragioni per fare questo passo. Anche se i buoni motivi non sempre bastano a giustificare le nostre azioni. Devo dire però che formalmente Saakasvili aveva il diritto di entrare sia in Abkhazia che in Ossezia dal momento che fanno parte del territorio georgiano, ma tengo a sottolineare la parola formalmente. Se mi chiede se doveva o meno farlo, non posso che rispondere che sarà la storia a giudicare.
  • Più Mosca lo vuole fuori dai piedi, più la gente si stringerà intorno a lui. I georgiani non li amano i russi, forse perché non dimenticano che per 200 anni la Georgia è stata una loro colonia.

Note[modifica]

  1. Citato in Georgia, Saakashvili presidente Il nostro obiettivo è l'Europa, La repubblica, 5 gennaio 2004
  2. Citato in La linea dura di Saakashvili, Balcanicaucaso.org, 29 settembre 2007
  3. a b c Citato in Saakashvili: Putin vuole rovesciarmi, La repubblica, 12 agosto 2008
  4. a b Citato in Saakashvili attacca Putin. Come i nazisti nel '38, La repubblica, 19 agosto 2008
  5. Citato in "Aiuto gli ucraini ad avvicinarsi all'Europa", La repubblica, 30 dicembre 2017

Voci correlate[modifica]

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